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Danni da lockdown, in Trentino persi quasi 4500 posti di lavoro in nove mesi. I sindacati: “Dati drammatici”

venerdì, 27 novembre 2020

Trento – Non si arresta il calo delle assunzioni in Trentino a conferma della catastrofe socio-economica generata da lockdown e dalla gestione generale tramite le limitazioni anti-Covid.

val di sole gdv estate vermiglioDopo la breve parentesi “positiva” dei mesi estivi, legata ad un avvio ritardato della stagione turistica estiva, i dati sulle attivazioni dei nuovi rapporti di lavoro registrati da Agenzia del Lavoro fanno segnare un altro rosso. Nei primi nove mesi dell’anno, infatti, si sono perse 14.217 assunzioni. Anche il saldo occupazionale tra assunzioni e cessazione nel 2020 ha il segno meno. Sono infatti quasi 4.500 i posti di lavoro persi nei primi nove mesi dell’anno.

Il segno meno riguarda in particolare il secondario con un calo di oltre il 18,7% per cento delle assunzioni, e il terziario con un taglio delle nuove attivazioni è del 15,2% “Sono dati drammatici, ma purtroppo attesi” ammettono i segretari provinciali di Cgil Cisl Uil, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti, che guardano con grande preoccupazione anche ai prossimi mesi. “Il calo registrato fino a questo momento è solo una parte dell’ondata di disoccupazione che arriverà anche in Trentino con la prossima primavera, quando verranno sbloccati i licenziamenti. Per questa ragione riteniamo indispensabile che la Provincia sia pronta a gestire una situazione che sarà sicuramente drammatica e peggiore di quella registrata con la recessione del 2007/2008. Nonostante questi segnali allarmanti, però, la Giunta provinciale resta sorda ai nostri appelli e pare non rendersi conto di quanto dovremo gestire nei prossimi mesi”.

Cgil Cisl Uil puntano il dito contro una manovra di bilancio che “non prevede interventi sufficienti sul piano dell’occupazione e del sostegno a disoccupati e cassintegrati. Di fronte a questa situazione siamo al paradosso. L’Esecutivo addirittura non rafforza in alcun modo Agenzia del Lavoro, anzi riduce di fatto gli organici dei centri per l’impiego che debbono programmare e realizzare un piano straordinario di politiche attive a favore della formazione professionale e della ricollocazione di chi sta cercando un lavoro”.

C’è poi il tema degli stagionali e del sostegno al reddito di chi, senza lavoro, rischia di essere privo anche di Naspi. “Anche se gli impianti sciistici riaprissero, le prospettive occupazionali per i prossimi mesi, nel comparto ricettivo e nel suo indotto, resteranno preoccupanti vista l’incertezza che avvolge la possibilità che i turisti possano effettivamente raggiungere le nostre località turistiche. E se i lavoratori stagionali non verranno assunti non avranno nemmeno accesso agli ammortizzatori sociali. Per questo serve subito mettere in circolo i 13 milioni di euro stanziati dalla legge “Riparti Trentino” sull’assegno unico e che oggi sono utilizzati pochissimo”.

Secondo i sindacati a pagare il prezzo più alto di questa situazione “saranno ancora una volta i lavoratori più deboli, giovani e donne. In particolare riguardo l’occupazione femminile per i sindacati è importante rendere conveniente per le donne lavorare. Il covid ha aumentato le difficoltà di conciliazione vita-lavoro portando molte donne a fare un passo indietro. Una dinamica che si inserisce in un quadro già complesso che vede molte donne subire un part time involontario, inquadramenti professionali non adeguati alle loro competenze e contratti precari. E’ in questo quadro che le tre confederazioni, anche alla vigilia dell’avvio del Festival della Famiglia, rilanciano la proposta di aumentare la deduzione dei redditi da lavoro femminile a fini Icef, dagli attuali 4.500 fino a 15mila euro l’anno (retribuzione media delle donne in Trentino)”.

“Il governo nazionale ha fatto la sua parte confermando il taglio del cuneo fiscale a favore dei lavoratori. Ora tocca alla Provincia agire, da una parte, sull’addizionale Irpef e, dall’altra, sull’Icef. Avanzammo la proposta di maggiori deduzioni già lo scorso anno. Considerato il costo relativo della misura, che può fare da moltiplicatore anche per la crescita economica, ci auguriamo che almeno questa volta la Giunta ci ascolti, rinunciando all’atteggiamento di chiusura che fino a questo momento ha prevalso nei rapporti con le parti sociali”, concludono Grosselli, Bezzi e Alotti.



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