La Commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia di Covid negli anni 2020-2023 e individuazione delle responsabilità è tornata a riunirsi oggi sotto la guida di Brigitte Foppa. All’ordine del giorno, una serie di audizioni nell’ambito del settore “Media e società”, alla presenza di alcuni direttori, caporedattori e capiservizio di diversi media altoatesini. Come riferisce la presidente Foppa, “si è trattato di verificare come veniva creata l’opinione pubblica e come ci si confrontava con opinioni diverse”.
In merito, è stato ascoltato per primo Christoph Franceschini, all’epoca caporedattore del portale salto.bz, il quale, come riferisce Foppa, “ha messo fortemente in discussione il proprio stesso ruolo, affermando che il giornalismo critico non si è coperto di gloria in quel periodo e che sono stati fatti errori: secondo lui, il giornalismo critico ha addirittura fallito, anche per via di un diffuso conformismo tra gli stessi giornalisti, molti dei quali avevano paura di andare controcorrente; ha sostenuto espressamente che è necessario fare ammenda. Si rimprovera anche in prima persona di non aver avuto la forza di reagire, anche perché alcuni fattori erano cambiati, per esempio il fatto che il dissenso era passato dalla sinistra alla destra politica. Egli ha però sottolineato con chiarezza - e questo è stato ripetuto più volte nel corso delle audizioni di oggi - di non aver ricevuto alcuna direttiva dall’alto, cosa alla quale si sarebbe ribellato”.
Su tematiche analoghe la commissione si è confrontata con Wolfgang Mayr, già caporedattore di RAI Südtirol, che al tempo aveva lasciato la redazione notizie per occuparsi di programmi. “Alla nostra domanda se c’erano state, come spesso si dice, esplicite direttive dall’alto da parte di Stato, Provincia o della RAI stessa, egli ha risposto con un deciso no, chiarendo che la libertà giornalistica non si sarebbe lasciata piegare", dice Foppa: "Nell’ambito dei propri programmi ha cercato di invitare anche voci che non condividevano la posizione dominante, ma non era facile trovare persone che volessero esporsi, anche perché, come ha detto, l’Alto Adige fa fatica ad esprimere ed accettare opinioni contrarie'". Nel corso di questa audizione, si è discusso anche su singoli editoriali da lui fatti su portali online, in cui ha ribadito liberamente la propria opinione e l’importanza di garantire la libertà di parola.
Anche Alberto Faustini, allora direttore del quotidiano “Alto Adige”, ha confermato l'indipendenza dei media da figure politiche e committenti: “Ci ha detto", così ancora la presidente della commissione, "che non si sarebbe mai fatto influenzare e che durante la pandemia aveva posizioni chiare e univoche, per esempio nell’ambito della questione vaccinale: in merito, non ha mai mentito né si è fatto influenzare da inserzionisti come lo era la Provincia. Ha aggiunto che riteneva sempre importante garantire spazio anche alle voci critiche: per esempio, ha pubblicato tutte le lettere di questo tipo arrivate al giornale, replicando dicendo la sua, come ha sempre fatto. Ha rivendicato la propria serietà nello svolgere il suo lavoro”. Un aspetto discusso con Faustini riguarda le differenze emerse tra il gruppo linguistico italiano e quello tedesco: "Egli ha collegato tali differenze manifestatesi anche all’epoca ai diversi ambiti di vita, vale a dire realtà urbane e di campagna: l’Alto Adige, quale giornale di città, aveva riportato per lo più la voce della prima realtà”.
A questo proposito, conclude Foppa, “è evidente che il proprio ambito e luogo di vita ha influenzato in maniera molto forte il modo in cui la pandemia è stata vissuta e di conseguenza le posizioni che le persone hanno assunto”.
Sono proseguite nel pomeriggio di oggi le audizioni nell’ambito del settore “Media e società” avviate questa mattina dalla Commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia di Covid negli anni 2020-2023 e individuazione delle responsabilità presieduta da Brigitte Foppa. I componenti della commissione si sono confrontati sul ruolo di giornalisti e redazioni durante la pandemia con Zeno von Braitenberg, caposervizio di RAI Südtirol all’epoca della pandemia e coordinatore della stessa dal 2022, e Arnold Tribus, editore e direttore responsabile della Neue Südtiroler Tageszeitung.
“Con riferimento a quel periodo e ai relativi resoconti mediatici, von Braitenberg ha citato, per giornalisti e non solo, la fase cruciale “Non lo so”: un’ammissione della necessità di informarsi, capire, ricercare, in quanto molte persone avevano parecchie certezze che apparivano incrollabili, ed erano pertanto motivo di polarizzazione”, riferisce Foppa. Sia egli che Tribus hanno affermato, come già i giornalisti sentiti questa mattina, “che non c’era stata alcuna influenza sul loro lavoro, che fosse da parte di inserzionisti o di organi di governo. Tribus ha affermato che si apprezzavano le entrate pubblicitarie, ma che in alcun modo si trattava di un do ut des: il giornalismo è rimasto indipendente”.
Nelle redazioni, hanno confermato i giornalisti, le opinioni erano differenti, ma c’era per lo più una posizione di maggioranza. “Secondo Tribus si consideravano informazioni che venivano da fonti scientifiche”, riferisce ancora Foppa, “e ci si è attenuti all’opinione dominante ben sapendo che c’era anche una contro-opinione. Egli ha riferito di una “posizione lievemente pluralistica” del proprio giornale”.
A von Braitenberg, che era molto disponibile al confronto, la commissione ha chiesto tra le altre cose come mai la redazione di RAI Südtirol durante la pandemia avesse fatto riferimento a un unico esperto: “Egli ha ammesso che ce ne sarebbero stati forse altri, ma non era facile trovarne di validi e in grado di spiegarsi bene; ha comunque sostenuto che è sempre meglio sentire più di una voce, soprattutto in un clima di insicurezza”, così Foppa.
La presidente riferisce inoltre che Tribus si è confrontato in maniera molto aperta e onesta, anche sulla posizione del proprio giornale, sottolineando anche che un giornale di una piccola provincia non sempre è in grado di rapportarsi con una crisi internazionale: “Ha aggiunto che forse si sarebbe dovuto rappresentare maggiormente posizioni di minoranza, ma ci si è attenuti a quelle della maggioranza: ha ammesso che questo è stato probabilmente un errore, di cui si assume la responsabilità”. Da quell’esperienza ha tratto l’insegnamento che sarebbe stato necessario avere meno certezze univoche e rappresentare più posizioni: “In questo senso”, conclude Foppa, “si può dire che quel periodo ci ha dato anche una nuova consapevolezza”.
Dopo aver condotto le due audizioni, le componenti e i componenti della commissione d’inchiesta si sono confrontati sulla possibilità di incontrare anche cittadine e cittadini, al fine di raccoglierne le considerazioni e le esperienze vissute durante la pandemia: è stato deciso di organizzare una serie di incontri nei diversi comprensori della provincia, ai quali potranno partecipare 30 persone selezionate per estrazione tra quelle che si candideranno. Le serate saranno in calendario a partire da gennaio: modalità di selezione e svolgimento saranno comunicate più avanti.
Ultimo aggiornamento:
02/09/2026 19:12:42