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Spaccio di droga, organizzazione criminale di richiedenti asilo sgominata dalla Polizia di Trento

mercoledì, 13 giugno 2018

Trento – La Polizia di Stato di Trento ha arrestato 13 richiedenti asilo centroafricani ed un italiano, responsabili di traffico di sostanze stupefacenti. L’operazione, scattata alle prime luci di martedì e coordinata dalla Squadra Mobile di Trento, diretta dal Vice Questore Salvatore Ascione, ha portato anche all’applicazione del divieto dell’obbligo di dimora nelle province di Trento, Verona e Vicenza nei confronti di altri 8 nigeriani richiedenti protezione sussidiaria. Nel corso delle indagini, precedentemente, erano già stati arrestati 16 nigeriani e denunciati altri 8, (in parte poi destinatari delle misure cautelari) per un totale, di 58 tra arresti in flagranza di reato, custodie cautelari in carcere, perquisizioni e divieti di dimora nella provincia di Trento, Verona e Ferrara.

poliziaQuesto è il primo risultato dell’operazione “Bombizona”, per la quale l’Autorità Giudiziaria di Trento, su richiesta del P.M. Davide Ognibene, ha emesso 43 provvedimenti cautelari e 11 perquisizioni nei confronti di cittadini nigeriani ed italiani, per un totale di cinquantaquattro persone coinvolte, a vario titolo, nei provvedimenti.

L’operazione, ha portato alla luce un vasto traffico di droga tra Trento, Verona, Vicenza e Ferrara, gestito da un’organizzazione criminale, i cui appartenenti erano giunti in Italia come richiedenti asilo per motivi politici-umanitari o di protezione sussidiaria. Gli investigatori hanno denunciato 54 richiedenti asilo accolti in Trentino coinvolti a vario titolo nell’indagine della Squadra Mobile di Trento contro lo spaccio di droga.

Lo stupefacente, una volta immesso nel mercato, prevalentemente eroina e marijuana, era spacciato oltre che nei pressi di istituti scolastici, anche in alcune piazze della città.  Gli spacciatori, per evitare i controlli della polizia, comunicavano tra loro tramite WHATSAPP ed avevano costituito una “rete”, di cui facevano parte anche italiani tossicodipendenti, capace di intercettare la maggior parte di tossicodipendenti provenienti dalla provincia, utilizzando, peraltro, donne incinte con a seguito i propri figli. In questo modo si erano assicurati quasi completamente il controllo dello smercio delle sostanze stupefacenti nelle zone più importanti di Trento, a danno degli spacciatori magrebini, costretti a zone più periferiche.

L’organizzazione aveva, anche, intuito che assoldando tossicodipendenti italiani, grazie alle conoscenze di quest’ultimi, si riusciva a consegnare la merce agli “amici” in luoghi diversi da quelli soggetti al controllo della polizia. Non solo, quindi, si fidelizzavano i tossicodipendenti, ma si permetteva a questi, se erano in cura al SER.D, di barattare il metadone con l’eroina. Metadone che poi veniva nuovamente immesso sul mercato e venduto a “fidati” amici residenti in provincia di Trento.

Il lavoro del personale della Polizia di Stato ha preso spunto dalla prima indagine denominata “Mandinka 2”, conclusasi l’anno scorso, con l’arresto di circa 20 persone. Durante le fasi finali di quell’attività emerse una nuova “batteria” di richiedenti asilo che trafficava in stupefacenti.  Proprio a seguito di quell’indagine, infatti, la Squadra Mobile di Trento scoprì come dietro alle richieste d’asilo si nascondessero alcune persone che avevano quale obiettivo quello di costituire delle organizzazioni criminali volte a favorire traffici illeciti.

Sono stati, inoltre, sequestrati circa 7 chili di marijuana, 600 grammi di eroina diverse decine di grammi tra cocaina ed hashish e circa 1 litro di metadone, nonchè diverse migliaia di euro.

Tutta l’attività, coordinata dalla SCO, ha visto l’impegno di circa 200 uomini con il contributo delle Squadre Mobili del Nord Italia ed in particolare di Verona, Ferrara e Vicenza, (province nelle quali si sono svolte diverse perquisizioni ed arresti), del Reparto Prevenzione Crimine di Milano, Torino, del Reparto Mobile di Bologna e dei Cinofili di Padova e Bologna.

In merito all’operazione il Questore Massimo D’Ambrosio ha precisato che “come da sempre evidenziato, l’attività della polizia giudiziaria della Questura di Trento è volta a colpire i canali di rifornimento della droga in città. Infatti se è pur vero che i controlli sul territorio, specie nelle zone centrali di Trento, sono stati intensificati, lo scopo da raggiungere è quello di colpire gli spacciatori con provvedimenti restrittivi più duraturi. Non si risolverebbe, infatti, il problema facendo si, che i predetti spacciatori si spostino, poiché disturbati, in altre zone, soddisfacendo l’egoismo di chi vorrebbe semplicemente che non fossero sotto le proprie case, nulla importando se il problema si riversasse così su altri. Tutte le zone della città hanno pari dignità ed il problema va affrontato in modo determinato e la strada che si sta percorrendo è sicuramente la più corretta e proficua. Con le attività ancora in corso si è mirato anche a togliere dal circuito quei pochi che altrimenti creerebbero danno alle numerosissime brave persone che richiedono correttamente l’asilo”.      

Operazione Bombizona, il plauso delle imprese

Quanto emerso dall’operazione Bombizona, condotta dalla Squadra Mobile di Trento coordinata dal vicequestore Salvatore Ascione, lascia perplesso e indignato anche il mondo delle imprese del terziario trentino che – pur plaudendo all’intraprendenza delle Forze dell’Ordine – chiede maggiori controlli preventivi. 

Sono 58 le persone coinvolte dall’operazione Bombizona che ieri ha coinvolto tre strutture di accoglienza della provincia di Trento. Gli individui raggiunti tra provvedimenti cautelari, ordinanze di custodia o divieti di dimora, sono 43 mentre gli arrestati sono 14. Dei 58 coinvolti, 54 sono richiedenti asilo, il che rende, se possibile, ancora più amaro il commento dello scenario che le Forze dell’Ordine hanno svelato. 

Di tutti i settori economici il terziario è quello maggiormente esposto ai fenomeni di delinquenza e criminalità, come furti, danneggiamenti e altri atti delittuosi. Per questo Confcommercio Trentino commenta positivamente ogni operazione volta a ristabilire legalità e sicurezza sul territorio provinciale, anche per quanto riguarda lo spaccio di sostanze stupefacenti. Da via Solteri, quindi, arriva il plauso alla Questura di Trento del dott. Massimo D’Ambrosio, alla Squadra mobile del vicequestore Ascione ed alla Procura di Trento, assieme alla richiesta di maggiori controlli, sia preventivi che durante la permanenza, da parte di quelle strutture e associazioni finanziate con soldi pubblici, come Cinformi, deputate all’accoglienza di migranti e richiedenti asilo. Constatare che la delinquenza cittadina è alimentata anche da quei soggetti che richiedono assistenza e accoglienza, è un fatto oltremodo sgradevole.



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