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Valchiavenna: Legambiente e WWF dicono no alla nuova strada a Samolaco

venerdì, 5 marzo 2021

Chiavenna – “L’azione antropica, l’urbanizzazione e la realizzazione di infrastrutture hanno notevolmente modificato il territorio nel fondovalle dell’arco alpino e minacciano l’ecosistema, come la piana della Valchiavenna. A tal proposito la tutela di queste aree diventa cruciale, tanto che l’Europa stessa ha designato l’area come Zona di Conservazione Speciale“. A difesa della piana si sono schierate le associazioni ambientaliste Legambiente Lombardia, WWF Insubria sede Valtellina Valchiavenna e Legambiente Valchiavenna.

Le associazioni sono contrarie alla costruzione della variante S.P. Trivulzia 2 in Comune di Samolaco tra ponte di San Pietro e Ponte Nave. “Una strada di qualche chilometro che dovrebbe correre lungo il fiume Mera del tutto inutile e dannosa perché interrompe la rete ecologica e il paesaggio prezioso del fondo valle. Territorio tutelato dalla Zone Speciale di Conservazione ai sensi della Direttiva Habitat della Commissione europea, è quini un sito di importanza comunitaria (SIC). L’intervento taglia di netto di un tratto della Rete Ecologica Provinciale è del tutto incoerente con il Piano Territoriale Paesaggistico Regionale“.

“Bisogna cambiare rotta di pensiero, il benessere non sta nell’avere altre infrastrutture, nuovi edifici adibiti di varia tipologia, ma utilizzare meglio l’esistente – Barbara Meggetto presidente di Legambiente Lombardia -. È necessario prendere coscienza che il mantenimento della piana di Samolaco nelle condizioni attuali va a favore dell’economia della valle, se bene valorizzata, come è stato in questi anni con le piste ciclabili o le ippovie, tipologie di turismo che hanno molte potenzialità nella valle. La bellezza di questo paesaggio unico e prezioso si traduce anche in attrattiva turistica. Il Comune di Samolaco deve rinunciare a questo progetto inutile e spregiudicato per concentrarsi sul valore ambientale e agricolo di questo territorio. In valle lo ha già fatto il Comune di Gordona l’ha ben compreso stralciando la FASE-2 dell’espansione dell’area industriale prevista nell’area”.

Le problematiche sollevate dalla realizzazione della strada: “la strada di pochi chilometri non ha utilità pubblica e non esiste nessuna valutazione trasportistica che possa giustificarla. Dal punto di vista ambientale l’infrastruttura taglia di netto a metà un corridoio ecologico designato dalla Provincia e approvato dalla Regione. Nonostante siano stati previsti dei passaggi fauna, non sarebbero sufficienti per non “generare un disturbo permanente in relazione alle connessioni ecologiche tra il piano e il Fiume Mera, sia per i grandi mammiferi (cervo, capriolo), sia per la fauna minore (ricci, volpi, tassi, rospi, rane, ecc..) a causa della presenza di una barriera che ostacola i transiti (rilevato stradale), ma anche per il rischio di investimenti”, come si legge nella Valtutazione di Incidenza.

In secondo luogo “la strada intombina, compromettendo ecologicamente, 127 mq della Meretta Roggia. Le Merette sono un habitat che all’interno della Zona Conservazione Speciale Piano di Chiavenna, l’Europa indica come elementi da tutelare, perché sono bacini di ecodiversità importanti. Sono infatti presenti delle piante acquatiche ormai rare e i gamberi di fiume, che negli ultimi settant’anni sono diventati specie minacciate. Inoltre resta il rischio di incidenti con i cervi, che si recano al fiume a bere o che attraverso i due versanti, perché non sarebbe del tutto debellato semplicemente con l’installazione di dissuasori acustici“.

Legambiente e WWF non concordano con lo Studio di Incidenza Ambientale commissionato dalla Provincia di Sondrio, che conclude affermando che “il progetto in esame è compatibile con la situazione ambientale dell’area e non causa effetti negativi sull’integrità della ZSC Piano di Chiavenna IT2040041”. Lo studio ritiene che il progetto possa “condurre ad una valutazione di incidenza positiva”. Le associazioni ambientaliste hanno presentato in Regione Lombardia le proprie osservazioni, contestando radicalmente il progetto e l’Ufficio Ambiente e Clima di Regione Lombardia sta ora valutando in progetto, considerando che “incide in modo sostanziale con l’area protetta e con l’intero sistema ecologico dalla Valle e del fiume Mera sino alla Riserva del Pian di Spagna. Tutto questo territorio è connesso dalla rete ecologica che rappresenta uno degli elementi di maggior bellezza paesaggistica della regione”.

Il WWF chiede anche che venga data attuazione ad un caposaldo della conservazione naturalistica, la creazione di reti ecologiche in territori limitrofi e biocompatibili fra loro, nel nostro caso questo principio si potrebbe tradurre nel collegamento fra  il Piano di Chiavenna e la Riserva del Pian di Spagna attraverso il fiume Mera e le sue aree contigue – dichiara Villiam Vaninetti responsabile del WWF di Valtellina Valchiavenna – Gli Amministratori locali dovrebbero realizzare interventi migliorativi e qualificanti della ZCS Piano di Chiavenna, come la chiusura delle 6 postazione fisse di caccia, che, per 3-4 mesi l’anno allietano l’area protetta con un cacofonico concerto di spari. Nessun amministratore ha mai trovato strano o si è stupito che in un’area definita a “conservazione speciale” si possano impunemente impiombare migliaia di ignari volatili di passaggio. È giunto il tempo di chiudere i capanni di caccia e bonificare le aree circostanti inquinate da quintali di piombo di cui sono state irrorate nel corso del tempo”.

Non solo le associazioni ambientaliste e i comitati locali si sono spesi per sottolineare l’unicità della zona anche Regione Lombardia nel suo progetto CAPACities aveva scritto “Guardando al futuro, la conservazione della naturalità della Piana rimane un obbiettivo prioritario che potrebbe anche depositarsi in una domanda di parco sovra comunale (PLIS), una strumento capace al tempo stesso di valorizzare la dimensione agro-ecologica e garantire meglio il contenimento di quegli usi del suolo che andrebbero ad alterare la qualità di un paesaggio che rimane patrimonio cruciale per delineare le future traiettorie di sviluppo  del territorio e delle comunità insediate. La Piana, rispetto ad altri fondovalli alpini, ha però mantenuto fino ad oggi quella consistente configurazione di spazio aperto che è sicuramente l’esito virtuoso di scelte lungimiranti dei governi locali che si sono sforzati di lavorare in modo coordinato”.

“Non dobbiamo sottovalutare che in una prospettiva temporale più lunga, la presenza di una nuova strada rende appetibili varianti di PGT che portino a lottizzare i terreni posti sulla sua sinistra orografica, aggiungendo consumo di suolo – dichiara Lorenza Tam presidente del Circolo Legambiente Valchiavenna se guardiamo il fondo valle Valtellinese ci rendiamo conto di come il suolo sia stato sprecato inutilmente .La Valchiavenna invece potrebbe essere laboratorio urbanistico alpino di riuso, riutilizzo, rigenerazione. Una vera azione di adattamento del comparto edile e delle infrastrutture. Invitiamo i comuni a discutere di questi temi e condividere nel concreto politiche innovative basate sulla valorizzazione della bellezza del nostro territorio e sulle azioni di carattere ambientale, anche in una logica di turismo e sviluppo sostenibile”.



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