BRESCIA - Nel 2° trimestre dell’anno l’attività produttiva nel settore manifatturiero bresciano ha registrato un
incremento (+2,1%) sullo stesso periodo del 2025 (tendenziale). L’industria locale conferma quindi i buoni segnali emersi nelle rilevazioni precedenti e certifica la tenuta di fronte alle forti tensioni geopolitiche che caratterizzano l’attuale scenario globale.
A evidenziarlo è l’indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Brescia sui dati relativi al periodo aprile-giugno 2026.

Con riferimento al solo 2° trimestre del 2026, la produzione mostra una variazione positiva (+1,4%) rispetto al periodo precedente (congiunturale), mentre il tasso acquisito, ovvero la variazione media annua che si avrebbe se l’indice della produzione non subisse variazioni fino alla fine del 2026, è pari a +3,4%.
“I dati del secondo trimestre confermano una capacità di tenuta del Made in Brescia tutt'altro che scontata, alla luce delle forti tensioni geopolitiche che da mesi caratterizzano lo scenario internazionale – commenta
Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia –.
Pur in un contesto ancora positivo, emerge però un rallentamento rispetto ai trimestri precedenti, su cui si innesta anche il rialzo delle materie prime, che incide inevitabilmente sulle marginalità delle nostre imprese. In generale, l’andamento complessivo del Made in Brescia riflette un progressivo ritorno alla normalità dei processi produttivi, dopo una fase in cui il clima di incertezza aveva spinto molte imprese ad anticipare produzione e approvvigionamenti, come rilevato anche da diversi osservatori a livello nazionale. L'industria bresciana continua, comunque, a muoversi in sintonia con un quadro internazionale favorevole: per tutto il secondo trimestre, infatti, l'indice PMI manifatturiero globale elaborato da Markit si è mantenuto stabilmente in territorio espansivo, dopo aver raggiunto a maggio il livello più elevato degli ultimi cinque anni.”
Nel dettaglio:
§ Tra aprile e giugno di quest’anno il 42% degli operatori intervistati ha dichiarato una crescita dell’attività rispetto al periodo precedente, a fronte del 34% che si è espresso per il mantenimento dei volumi prodotti e del 24% che invece ha segnalato una flessione degli stessi.
§ La disaggregazione della variazione congiunturale della produzione per classe dimensionale mostra incrementi particolarmente significativi per le realtà più grandi (+3,6%), a fronte di evoluzioni positive, ma più moderate, per le imprese micro (+1,8%), piccole (+1,0%) e medie (+0,8%).
§ Con riferimento alla dinamica congiunturale per settore, l’attività produttiva ha evidenziato situazioni piuttosto diversificate: legno e minerali non metalliferi (+5,8%), metallurgia (+3,5%) e sistema moda (+2,4%) emergono come i comparti più dinamici.
Allo stesso tempo, chimico, gomma e plastica (+1,9%) e meccanica (+0,8%) si connotano per movimenti relativamente meno intensi; l’alimentare si caratterizza, invece, per una modesta flessione (-0,6%).
§ Il fatturato delle imprese ha mostrato un andamento nel complesso positivo: le vendite sul mercato italiano sono aumentate per il 30% delle imprese, rimaste invariate per il 58% e diminuite per il 12%. Quelle verso i Paesi comunitari sono cresciute per il 30% degli operatori, calate per il 9% e rimaste stabili per il 61%; quelle verso i Paesi extra UE sono aumentate per il 26%, diminuite per il 26% e rimaste invariate per il 48% del campione.
§ Come già rilevato nel primo trimestre del 2026, il conflitto in Medio Oriente ha determinato una nuova fiammata dei costi di acquisto delle materie prime e dei semilavorati industriali: essi sono rilevati in crescita dal 62% delle imprese, con un incremento medio pari al 5,1% sul periodo precedente. Tale variazione, del tutto analoga a quella misurata fra gennaio e marzo di quest’anno (+5,0%), riporta le lancette dell’orologio al secondo semestre del 2022. I prezzi di vendita dei prodotti finiti sono stati rivisti al rialzo dal 32% degli operatori, per un aumento complessivo del 2,0%.
§ Anche nel trimestre primaverile, la debole domanda proveniente dai mercati domestici e internazionali è stata indicata come il principale fattore di freno alla produzione: ciò ha riguardato il 33% delle realtà intervistate, una quota tuttavia in flessione rispetto al 43% rilevato nei primi tre mesi del 2026 e al 50% riscontrato l’anno scorso. Il secondo elemento maggiormente segnalato dalle imprese riguarda la scarsità di manodopera (15%).
§ L’utilizzo della Cassa Integrazione Guadagni (Ordinaria e Straordinaria) ha complessivamente interessato l’11% delle imprese industriali del territorio, mentre la quota di CIG in rapporto al monte ore lavorabili si è attestata all’1,6%. Tali numeri (non dissimili da quanto riscontrato nei precedenti trimestri) indicano la sostanziale assenza, almeno per il momento, di particolari tensioni per quanto riguarda il ricorso agli ammortizzatori sociali.
§ Relativamente ai prossimi mesi, il saldo netto fra operatori ottimisti e pessimisti è pari a +23%, a fronte della maggioranza assoluta degli intervistati (56%) che propende per la sostanziale stabilità dei volumi di produzione. In tale contesto, i settori maggiormente orientati alla crescita sarebbero sistema moda e, in misura minore, meccanica.
§ Con riferimento agli ordini, quelli provenienti dal mercato domestico sono in crescita per il 32% delle aziende, stabili dal 56% e in calo dal 12%. Quelli formulati dagli operatori comunitari sono dichiarati in aumento dal 30% delle imprese, invariati per il 63% e in flessione dal 7%. Quelli in arrivo dai mercati extra UE sono in crescita per il 26%, stabili per il 57% e in contrazione per il 17%.
§ I giorni di produzione assicurata rilevati nel trimestre ammontano mediamente a 74, riflettendo una significativa dispersione fra i settori e le classi dimensionali analizzate e, al contempo, non evidenziando segnali di deterioramento nei confronti di quanto riscontrato nei precedenti trimestri.