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Sellero: sul caso TSN Damiolini attacca il sindaco Bressanelli

sabato, 5 ottobre 2019

Sellero – Il caso TSN di Sellero (Brescia) sta allarmando l’intera Valle Camonica. La centrale che gestisce il teleriscaldamento di edifici pubblici e utenze private è alle battute finali e nell’occhio del ciclone è finito chi ha creato la TSN. Chieste le dimissioni del sindaco Giampiero Bressanelli.

damiolini severino“E’ paradossale – commenta il segretario cittadino della Lega Severino Damiolini (nella foto) – che il sindaco Bressanelli dica di essersi reso conto solo in queste ultime settimane della situazione che si è venuta a creare a Sellero e Cedegolo. Proprio lui che di TSN è stato promotore, fondatore e presidente”.

Per anni, dai banchi della minoranza, Severino Damiolini ha chiesto di alzare la soglia di attenzione relativamente al futuro dell’impianto sellerese, soprattutto dopo che nel 2015 la società Engie aveva ceduto la Fravit, società “sorella” di TSN alla quale facevano capo le centrali a biomassa di Collio e Marmentino, allo stesso gruppo che ha poi rilevato anche TSN e che, nel dicembre scorso, in pieno inverno, aveva lasciato al freddo e senza alcun preavviso, gli utenti del teleriscaldamento prodotto dalla centrale a biomasse di Collio, menzionando (anche in quel caso) avverse condizioni economiche.

Le analogie tra Sellero e la Valtrompia sono fin troppo evidenti, è impossibile infatti non notare come il percorso che ha portato le centrali Valtrumpline nella mani della multinazionale francese e poi nelle mani di gruppo Minelli-Bergonzi-Lenisa, sia stato pressoché identico a quello seguito da TSN: nata con fondi pubblici e, a seguito di forti perdite, abbattimenti di capitale, aumenti dello stesso, rifacimenti e cessioni di quote ha visto prima estromettere i soci pubblici, a cui non è rimasto altro da fare che leccarsi le ferite per i milioni di euro gettati al vento.

damiolini severinoAnche le lettere inviate agli utenti di Collio e Sellero presentano inquietanti analogie; in entrambi i casi infatti la società giustifica la sua decisione con il venir meno delle condizioni economiche di sostenibilità della produzione del teleriscaldamento”.

“Già due anni fa – prosegue Damiolini – avevo evidenziato e documentato come da un’analisi dei bilanci societari apparisse evidente che tutti gli indicatori di rischio (stabilità finanziaria, capacità di autofinanziamento, redditività, solvibilità) fossero fortemente negativi ed evidenziassero una situazione prossima al collasso che ha portato a sommare un disavanzo oltre 25 milioni di euro solamente negli ultimi 5 esercizi, costringendo i soci ad intervenire ripianando le perdite, abbattendo e ricostituendo ogni anno il capitale sociale”.

“Una situazione – ribadisce il segretario del Carroccio – sotto gli occhi di tutti ma che Bressanelli non ha saputo o non ha voluto vedere: in  un paese normale un amministratore del genere avrebbe già rassegnato le sue dimissioni”.



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