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Ponte di Legno-Temù-Vione, post referendum: intervento comitato del “No”

giovedì, 9 novembre 2017

Ponte di Legno - Prosegue il dibattito post referendum sulla fusione di tre Comuni in Alta Valle Camonica. Abbiamo ricevuto e pubblichiamo la lettera firmata da Fabio Fogliaresi e Mario Rizzi, consiglieri comunali rispettivamente a Temù e Ponte di Legno e coordinatori no Fusione dei Comuni di Vione, Temù e Ponte di Legno.Ponte_di_legno_municipio

Ecco il testo: ”Referendum per la fusione rispetto della volontà popolare dei Comuni di Vione, Temù e Ponte di Legno. Alla luce del risultato referendario del 1 ottobre 2017, circa la fusione di Temù e Vione per incorporazione nel comune di Ponte di Legno, riteniamo nostro precipuo dovere avanzare alcune osservazioni.

Il referendum per la fusione è già stato fatto nel 2012 ed è stato bocciato dagli elettori, in tale contesto i promotori dovevano dimettersi, invece i medesimi dopo cinque anni hanno organizzato un secondo referendum svoltosi il 1 ottobre 2017 e nuovamente bocciato dagli elettori. Le modalità per addivenire a quest’ultimo referendum sono censurabili poiché sono state raccolte le firme casa per casa mettendo in imbarazzo i cittadini; infatti le firme, sono in numero maggiore rispetto al consenso del referendum.

Ancora in tutti e tre i Comuni sono stati modificati a colpi di maggioranza gli statuti, al solo scopo di indire i referendum con la prevalenza numerica del consiglio comunale. Giova ricordare che le regole del funzionamento democratico sono tali solo se, condivise da tutti, invero, le regole in tutti i paesi democratici sono concordate tra la maggioranza e la minoranza.

Se avesse vinto il Sì alla fusione nel 2012 sarebbe possibile indire un nuovo referendum? Risposta: No! Quindi il “Sì” si è irreversibile, il “No” può essere modificato, in questo non appare alcuna par condicio.

Nel 2012 eravamo contrari e già allora contribuimmo alla formazione di “Comitati per il No”; ora siamo stati ancora più contrari a qualsiasi progetto di fusione tra comuni in quanto questa insistenza non è propria di un paese democratico.

Di nuovo opposizione perché innanzitutto, come già detto, (repetita iuvànt) l’insistenza non è figlia della democrazia, ma di altri aspetti più oscuri, una fusione è solo una questione politica dunque non porta a una ricaduta positiva per cittadini e territorio e inoltre è giusto che la volontà dei cittadini espressa cinque anni fa sia rispettata altrimenti si passa dalla politica alla lotteria: continuo a provarci finché mi andrà bene; il problema è che non si può più tornare indietro una volta che la fusione passa.

Tra l’altro la fusione favoriva la conservazione di amministratori a vita e al mantenimento sine die delle seggiole nei posti delle società partecipate, e o controllate, è appena il caso di ricordare che la democrazia è anche ricambio della classe dirigente.

Difatti, già odiernamente nei nostri paesi si constata una eccessiva concentrazione di potere, con il rischio di una gestione autoreferenziale.

Per le sue esposte ragioni i “Comitati per il No” sono nati spontaneamente da persone che hanno a cuore il loro paese e che sono diverse per orientamento politico ed estrazione sociale.

Come coordinatori del no dei tre paesi abbiamo intrapreso una lunga ed estenuante battaglia, infatti, siamo entrati in campo con un pugno di donne e uomini liberi ma, ogni giorno avevamo nuove spontanee adesioni alla fine eravamo certi del risultato poiché i cittadini avevano condiviso le motivazioni no fusione.

Non va trascurato che la campagna elettorale abbia avuto, in specie negli ultimi tempi, atteggiamenti ed enunciazioni tese a denigrare gli attivisti No fusione.

In particolare, in un caso abbiamo assistito a un pubblico ludibrio nei confronti dell’esponente del No di Ponte di Legno, al quale esprimiamo piena solidarietà, tra l’altro, le pubbliche offese non avevano fondamento alcuno.

Questa campagna denigratoria tesa a demolire gli avversari non ha risparmiato neppure il Presidente dell’Unione dei Comuni, Giovanmaria Rizzi, per aver difeso l’Unione da eventuali disgregazioni anche in questo caso come Comitati del No esprimiamo piena solidarietà al Presidente.

Questa campagna referendaria ha finito per dividere le persone tra favorevoli e contrari a tratti in modo molto acceso, lacerando il tessuto sociale; tra l’altro, la mancanza di un progetto non ha consentito un confronto di merito ma, inevitabilmente si è conclusa con la divisione politica tra i sostenitori delle maggioranze e i restanti cittadini.

Questo è il risultato più scoraggiante di una campagna referendaria che avrebbe dovuto avere come esito finale la fusione delle comunità.

Poi è arrivata la conta dei voti e le accuse di tradimenti, la “caccia alle streghe”; a farne le spese è stato il vice sindaco di Temù, rimosso facilmente perché era stato tra i designati e quindi senza suffragio dei cittadini; non intendiamo entrare nel merito tuttavia, è evidente che la nostra posizione contraria ai prosindaci e alla rappresentanza in genere senza voto dei cittadini riduce i designati a terminali operativi da rimuovere qualora non rispondessero con osservanza e riverenza a chi li ha nominati. Circa le dimissioni del consigliere Tomasi ne prendiamo atto.

Alcuni tra i medesimi amministratori hanno riproposto un terzo referendum da tenersi tra cinque anni, riteniamo che non sia più ammissibile un terzo referendum, una terza possibilità non è data circa la fusione dei comuni in Alta Valle Camonica, la democrazia non è una lotteria.

Il referendum ha certamente dei costi da parte dei comuni promotori che dovrebbero essere pagati direttamente dagli amministratori di maggioranza e politicamente dovrebbero valutare di dimettersi dagli incarichi, essendo venuta meno la rappresentatività.

Per quanto riguarda la nostra campagna referendaria del “No” è costata 571, 37  euro autofinanziata dagli aderenti e quindi al cittadino non è costata nulla.

Siamo favorevoli a sostenere le finalità della Unione dei Comuni alta valle Camonica ma, non a fusioni tese a fare gli interessi di pochi a danno di molti. Riteniamo che la presente debba essere presa in considerazione dagli enti competenti in materia affinché provvedano al rispetto della volontà popolare e a porre fine a referendum il cui risultato è già stato reiteratamente consolidato”.

Fabio Fogliaresi e Mario Rizzi, consiglieri  comunali


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