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Pneumatici auto, l’andamento del mercato nel 2017

mercoledì, 29 novembre 2017

Edolo – L’andamento del mercato dei pneumatici auto nel 2017 ha vissuto una flessione – seppur piuttosto lieve – nel primo quadrimestre, per poi ritrovare slancio a partire dal secondo quadrimestre; la tendenza positiva verrà confermata anche a fine anno? Per scoprirlo bisogna attendere ancora qualche settimana, nel frattempo i produttori di pneumatici si “godono” il miglioramento dei dati relativi alle vendite a cui si è assistito a partire dalla primavera. pneumaticiIl 2017 è stato per il settore delle gomme per auto un anno differente dai precedenti: per la prima volta dopo diverso tempo, infatti, si è verificato un diffuso incremento del costo dei pneumatici – che ha riguardato la gran parte dei produttori in Europa, Asia e Stati Uniti – e questo spiega la lieve flessione nella prima parte dell’anno, con una contrazione delle vendite compresa in media fra l’1% e il 3%. Un calo contenuto e peraltro previsto dalle aziende di pneumatici, che allo stesso tempo avevano scommesso sul fatto che il numero di vendite non avrebbe risentito dell’aumento dei prezzi e che, anzi, si sarebbe comunque assistito ad un incremento, permettendo di concludere l’anno con un bilancio positivo. Mancano ancora i numeri relativi al terzo quadrimestre, tuttavia già dal secondo la scommessa dei costruttori di gomme auto può dirsi vinta, dato che le vendite sono aumentate a livello globale in media fra il 2% ed il 5%. Del resto i segnali per chi fabbrica le gomme erano chiari: il numero di pneumatici presenti in magazzino è rimasto invariato, di conseguenza la domanda è stata costante e il rincaro nei prezzi non ha penalizzato gli acquisti. La stabilità del mercato delle gomme si può spiegare con due fattori: in primis l’incremento dei prezzi è stato sostanzialmente limitato – al di sotto del 10% sia in Europa (forbice compresa fra 5% e 8%) che negli Stati Uniti, dove si è attestato all’8% – e in seconda battuta la situazione economica nel Vecchio continente sta vivendo un momento di lieve ripresa, che permette dunque di “ammortizzare” gli aumenti di prezzo di entità contenuta. I numeri relativi alle vendite sono stati positivi sia per i rivenditori tradizionali che per quelli online come Gomme Auto Srl (gomme-auto.it), ai quali si affidano sempre più automobilisti quando arriva il momento di sostituire le gomme a bordo della propria vettura.

L’effetto Brexit sul mercato delle gomme 

Gli effetti della Brexit si sono fatti sentire nel settore dei pneumatici: il 2017 è stato il primo anno in cui la Gran Bretagna non ha fatto parte dell’Unione Europea e per quanto riguarda le coperture a farne le spese sono stati gli automobilisti britannici. Se nel resto d’Europa i rincari sulle gomme sono stati compresi fra il 5% ed il 9%, Oltremanica hanno superato il 20% e addirittura toccato punte del 30%, rendendo più oneroso l’esborso per l’acquisto di gomme nuove. Ad incidere sull’incremento così consistente dei prezzi è stata la combinazione fra l’aumento dei costi delle materie prime – con cui hanno dovuto fare i conti tutti i produttori – e appunto l’uscita dall’Unione Europea, con il conseguente sganciamento della sterlina dall’euro. A livello economico ancora si discute circa i vantaggi e la bontà della decisione di abbandonare l’Ue da parte del Regno Unito e dal settore dei pneumatici è arrivata una prima risposta: per ora la scelta si è rivelata tutt’altro che felice e a rendersene conto sono gli automobilisti britannici, chiamati ad una spesa decisamente superiore per la sostituzione delle gomme delle loro auto. Sul medio-lungo periodo, però, a risentire saranno i rivenditori di gomme auto della Gran Bretagna, poiché gli automobilisti potranno sempre sfruttare il web per acquistare pneumatici ad un costo inferiore. Si profilano tempi bui per i rivenditori “fisici” inglesi? Solo il tempo potrà dirlo, ma le prospettive non inducono all’ottimismo. E infatti la contrazione delle vendite nel Regno Unito è proseguita anche nel secondo quadrimestre, mentre nel resto dell’Eurozona le percentuali sono tornate tutte in positivo.

La sfida fra i produttori

È già possibile individuare un “vincitore” fra i produttori di gomme nel 2017? In termini assoluti no, però nei primi due quadrimestri è stata registrata una leggera crescita da parte di Michelin, per un motivo molto semplice: è stata l’ultima azienda fra i grandi brand ad aumentare i prezzi dei propri prodotti, in controtendenza rispetto al passato poiché il “Bibendum” aveva sempre fatto da apripista in tal senso. Stavolta, arrivare per ultima ha concesso un lieve vantaggio a Michelin, l’unico visto che i rincari sui prezzi delle gomme sono stati uniformi fra produttori americani ed europei. Tuttavia è possibile individuare uno “sconfitto” nella sfida fra i costruttori di gomme: si tratta dei produttori cinesi, che si sono visti costretti ad aumentare i prezzi dei loro pneumatici in misura decisamente maggiore. Per quale motivo, visto che il punto forte dei prodotti asiatici è proprio il costo contenuto? La ragione sta nell’incremento del costo delle materie prime e negli accordi con i fornitori di tali materie meno vantaggiosi rispetto a quelli stipulati dalle aziende di riferimento, che con contratti lunghi e costi bloccati possono permettersi di spendere meno, mentre le società cinesi sono obbligate a pagare di più e di conseguenza ad aumentare i prezzi dei loro pneumatici. In sostanza si è ridotto il gap di prezzo fra i prodotti americani ed europei e quelli cinesi, rendendo questi ultimi meno convenienti dal punto di vista economico. Applicare i rincari dopo la concorrenza è una strategia che sembra dare qualche – seppur piccolo – frutto, visto che anche Bridgestone come Michelin ha ottenuto dei vantaggi in termini di vendite dagli aumenti tardivi. Per un’analisi dettagliata e soprattutto definitiva però bisognerà attendere la fine dell’anno, in modo da conoscere i numeri esatti relativi alle vendite che permetteranno di tracciare l’andamento preciso del mercato nel 2017 e indicare quale produttore è uscito vincitore quest’anno. I dati serviranno anche per pianificare le strategie in vista del 2018 e capire se ulteriori aumenti verranno ben assorbiti come è accaduto nell’arco di questi dodici mesi o se si corre il rischio di penalizzare in maniera evidente le vendite.


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