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Malonno, papà Gianpietro racconta il suo dramma: “Dalle sofferenze si può rinascere”

mercoledì, 22 novembre 2017

Malonno – In un teatro strapieno Gianpietro Ghidini ha raccontato la storia del figlio Emanuele a centinaia di persone, soprattutto giovani, che ieri sera gremivano il teatro parrocchiale di Malonno (Brescia).Malonno Un padre che ha perso il figlio, finito nel tunnel della droga, ha fondato “Pesciolinorosso” e adesso indica con la sua esperienza come uscire (o anche non entrare) nel mondo della droga. Papà Gianpietro è stato accolto con grande calore nel paese camuno e per oltre due ore la sua testimonianza è stata seguitissima dal pubblico.

Il dolore, la sofferenza per la perdita di un figlio, tante domande in quei giorni lunghissimi e interminabili del 2013 quando papà Gianpietro perse il figlio, quindi la luce, con l’idea di far qualcosa per gli altri, per evitare che altri giovani cadano nel tunnel dove era finito il figlio. Quindi ha dato vita a una Fondazione, chiamata appunto “Pesciolinorosso”  per cercare di condividere l’idea che non solo possiamo sopravvivere al dolore, ma che le sofferenze e le difficoltà della vita ci possono rendere migliori, perché quello che oggi sembra farci cadere può essere quello che domani ci aiuterà a stare in piedi.

Toccante la storia che ha colpito la famiglia Ghidini. La sera del 24 novembre 2103, Emanuele, 16 anni, salutò i suoi genitori e le sorelle e andò a una cena con degli amici più grandi. Con la leggerezza della sua età accettò di provare un “francobollo”, un acido, che qualcuno degli amici più grandi gli offrì: “Cosa vuoi mai che succeda, lo fanno tutti”, avrà pensato mentre se lo appoggiava sulla lingua. Successe la fine del mondo, il suo mondo.

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Perché, come a volte succede, quell’acido gli “salì” male, lo traghettò nell’angoscia più nera: erano le due di notte quando Emanuele guardando il Chiese, un fiume che passa vicino a casa sua a Gavardo (Bresciano) si buttò in acqua, esattamente nello stesso punto dove una decina di anni prima, accompagnato da suo padre, aveva liberato un pesciolino rosso. Il corpo di Emanuele fu trovato alcune ore dopo a duecento metri da dove lui e il suo pesciolino si erano tuffati, trovando entrambi lo stesso destino di morte (il pesciolino fu infatti inghiottito da un’anatra sotto gli occhi sgomenti del bambino e quelli più divertiti del suo papà). E proprio questo papà, Gianpietro Ghidini, che la notte della morte di suo figlio era pronto a seguirlo incapace di immaginare la sua vita senza di lui, ha trovato in quella fine senza senso il senso della sua vita. A pochi giorni di distanza dalla morte di Emanuele ha infatti creato una fondazione che si impegna a tenere i ragazzi a rischio lontani dalla droga.

Papà Gianpietro racconta la storia di Emanuele a genitori e adolescenti di tutta Italia, lo fa in serate, come quella di ieri a Malonno, dove adolescenti e giovani, famiglie ed educatori trovano risposte a molte domande, e hanno certezza raccontata da una genitore colpito da un dramma: “Dalle difficoltà ci si può rialzare”.


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