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Cevo, i periti: la Croce di Job doveva essere sigillata perfettamente

martedì, 6 marzo 2018

Brescia -  “Se tutto fosse stato sigillato alla perfezione non sarebbe successo”, è questa la conclusione delle perizie sulla Croce dell’Androla a Cevo (Brescia), crollata il 24 aprile 2014, uccidendo Marco Gusmini, 21enne di Lovere (Bergamo). Sfilata di testi al processo che si sta celebrando davanti al giudice del tribunale di Brescia Riccardo Moreschi con imputati l’allora presidente dell’associazione culturale “Croce del Papa”, altri tre componenti e il direttore dei lavori.

Giuseppe Sbaraini, che ha collaborato con l’artista ideatore dell’opera, ha illustrato in aula le modalità di realizzazione ed evidenziato che doveva essere effettuata l’impermeabilizzazione della croce. Diversi i pareri dei tecnici, sentiti come testimoni in tribunale: secondo Renzo Gaffurini, tecnico della società della Moretti Interholz che realizzò la Croce, “con una scossalina di rame il manufatto sarebbe stato meno esposto alle intemperie e al rischio di crollo”. Durante il processo – l’accusa è condotta dal pm  Caty Bressanelli – è emerso che c’erano già le avvisaglie di un cattivo stato di manutenzione e che era già stato avvisato il Comune. I controlli venivano effettuati periodicamente, almeno una volta ogni sei mesi. Il processo è stato aggiornato: nella prossima udienza saranno sentiti i testi della difesa.cevo tragedia2


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