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Vertice a Bruxelles tra il segretario del PATT e il PPE. Panizza: “Grande attenzione al nostro lavoro”

mercoledì, 15 giugno 2016

Bruxelles – Il segretario del PATT, Franco Panizza, a Bruxelles per incontrare i vertici del PPE. Una serie di incontri coi massimi vertici del PPE per rendere più forti i legami tra il PATT (Partito Autonomista Trentino Tirolese) e laformazione politica che riunisce le principali forze moderate e di ispirazione cristiano-sociale a livello europeo.

Panizza al PPE

Si sono tenuti ieri a Bruxelles, alla presenza dell’europarlamentare autonomista Herbert Dorfmann, tra il segretario politico del PATT Franco Panizza (a destra nella foto a lato) e il Presidente del PPE Joseph Daul, il segretario generale Antonio Lòpez-Istrùriz White e il segretario delle relazioni esterne Patrick Voller.

“Gli incontri sono stati molto importanti – spiega Panizza – per motivare la richiesta di adesione, come osservatore, del PATT al PPE, e per approfondire la reciproca posizione politica a livello europeo. I responsabili del PPE hanno dimostrato grande attenzione per il ruolo svolto dal PATT a livello regionale ed euroregionale. Ma si è parlato anche della difficile situazione politica italiana e della crisi dei partiti moderati. Il presidente Daul ci ha chiesto un impegno straordinario contro i partiti populisti, che stanno crescendo in alcuni Paesi d’Europa e che costituiscono il principale pericolo per la tenuta del progetto dell’Unione.

Con il presidente Daul abbiamo anche approfondito la realtà delle autonomie speciali del Trentino Alto Adige Sudtirol e la validità della nostra esperienza euroregionale, che ha permesso – all’interno dell’Unione Europea – di recuperare gli antichi legami storici interrotti dai nazionalismi”.

L’incontro è servito anche per un confronto sui principali temi che riguardano l’agenda politica europea, ad iniziare dalla necessità di un’Europa che punti finalmente sulle politiche della crescita, dopo la stagione dell’austerità che ha allontanato milioni di cittadini dall’ideale comunitario.

“Il PATT – ha proseguito Panizza – guarda al PPE come alla naturale casa politica a livello europeo, perché qui vi sono tutte le forze di ispirazione moderata, popolare e cristiano-sociale del continente. Tutto questo è ancor più vero oggi che ci attendono sfide molto importanti, ad iniziare dall’obiettivo di un riconoscimento del nuovo Statuto d’Autonomia in sede europea, ma anche perché molte delle questioni che riguardano da vicino i nostri territori vengono decise proprio a Bruxelles. Il nostro cammino quindi continua in questa direzione, per dare più forza al PATT e alla incisività della nostra azione politica”.

“Come ho avuto modo di dire agli amici del PPE dobbiamo incalzare i vertici comunitari affinché si possa ritrovare lo spirito comunitario dei padri fondatori attraverso politiche che aiutino i paesi e le loro economie a lasciarsi finalmente alle spalle gli anni difficili della recessione economica”, ha concluso Panizza.

Gli incontri sono stati promossi dall’europarlamentare SVP-PATT Herbert Dorfmann: “Con Herbert – ha spiegato Panizza – condividiamo da tempo la necessità di un nuovo modello europeo e anche recentemente ci siamo confrontati su tanti temi, a cominciare da quelli legati alla PAC che interessano da vicino i nostri territori. Ho molto apprezzato la battaglia che Dorfmann ha fatto negli scorsi mesi, anche su nostra sollecitazione, per scongiurare l’ipotesi di liberalizzazione dei nomi dei vini, cosa che avrebbe permesso a chiunque di fregiarsi di nominativi che invece appartengono a precise produzioni DOC o IGT. Sarebbe stato un fatto gravissimo, su cui l’UE ha fatto un passo indietro perché ci si è resi conto che avrebbe spianato un’autostrada per quella contraffazione del prodotto italiano che oggi genera un danno a livello mondiale stimato in un miliardo di euro l’anno”.

“Noi crediamo – ha ribadito Panizza a Dorfmann – che l’Europa debba cambiare marcia. Basta con la burocrazia che rende la vita difficile al nostro sistema imprenditoriale ed in particolare alle piccole aziende di montagna, come sono le nostre. Basta anche con un’Europa che non vuole affrontare l’emergenza profughi come un fatto comunitario e che scarica solo sui paesi d’approdo dei migranti, a cominciare dall’Italia, tutta la gestione del problema. Perché i cittadini hanno sempre meno fiducia di quest’Europa, come il referendum sulla Brexit è lì a dimostrare”.


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