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Verso ‘Borgo Chiese’: incontro finale a Condino in vista del referendum di domenica

venerdì, 12 dicembre 2014

Dimaro - Si avvicinano i 4 referendum consultivi che domenica chiameranno alle urne gli elettori di 13 comuni trentini, per esprimere un parere positivo o negativo sui progetti di fusione in atto, che potrebbero portare alla nascita di quattro nuove entità comunali: Altanaunia, Borgo Chiese, Dimaro Folgarida e Pieve di Bono-Prezzo. Ieri sera a Condino si è tenuto l’ultimo incontro con la popolazione, convocato dai sindaci dei quattro comuni interessati, Brione, Castel Condino, Cimego e Condino, a cui ha partecipato anche il presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi. Il progetto in questa parte del Chiese è di dar vita, attraverso la fusione dei comuni interessati, al nuovo comune di Borgo Chiese, con un consiglio comunale unico, costituito da 15 membri, ed una giunta formata dal Sindaco e tre assessori.val-di-pejo-4

La fusione abbraccerebbe quattro comunità già abituate a interagire (a livello associativo e anche di infrastrutture e servizi) e “naturalmente affini” sotto il profilo territoriale, storico, culturale e socioeconomico. “Non stiamo fondendo degli enti o delle istituzioni – ha detto Rossi – ma delle comunità. Il messaggio di questa prova di democrazia che si terrà domenica è: stare assieme è bello e positivo, anche a prescindere dalle ragioni economiche che spingono verso le fusioni. I Comuni siamo noi, i Comuni sono i cittadini. Ci sono già esperienze di vita comunitaria sviluppate nelle nostre valli, che vanno valorizzate, prima ancora che istituzionalizzate. Poi, certo, c’è un elemento di sfida, nella riforma, che va raccolto. Anche il Trentino nel suo insieme deve accettarlo, Parlo della sfida di fare i conti con un bilancio fortemente decurtato. Dobbiamo accettarla e ripensare in chiave innovativa la nostra gestione dell’autogoverno”
Presenti all’incontro pubblico di ieri, moderato dal direttore del quotidiano L’Adige Pierangelo Giovanetti, i sindaci Cristina Faccini, Giorgio Butterini, Carlo Bertini, il vicesindaco Gianni Bagozzi e il presidente del Consorzio dei Comuni trentini Paride Gianmoena. Comune la convinzione espressa dagli amministratori dell’importanza di unirsi, essenzialmente per due motivi: poter garantire in futuro una qualità dei servizi adeguata, in un panorama di risorse inevitabilmente in calo, e avere più voce in capitolo nei confronti dei propri interlocutori, compresa la Provincia.
Comune inoltre la consapevolezza che chi non si pone spontaneamente su questa strada, entro la fine del 2015, rischia di essere assorbito in seguito dal comune vicino più grande, considerata l’obbligatorietà delle gestioni associate prevista dalla normativa. Non solo: chi parte adesso, ha la garanzia di godere degli incentivi provinciali già previsti per aiutare le fusioni. Chi parte nel 2016 non avrà nessun finanziamento, e quindi, è stato spiegato, si troverà giocoforza obbligato ad aumentare le imposte, a partire dall’Imu (i Comuni hanno l’obbligo al pareggio di bilancio sulla spesa corrente). Ma a parte l’aspetto economico è quello relativo all’ottimizzazione dei servizi ad essere, per i cittadini, il più delicato e significativo. Le considerazioni del presidente Rossi a questo proposito sono state chiare: “Unire le forze, fare assieme, è un modo di operare che ritroviamo anche alle radici della nostra Autonomia, e che ha portato i frutti che sappiamo. Ciò deve valere anche per i Comuni, che sono in primo luogo aggregazioni di cittadini. Ancora una volta, dobbiamo dimostrare di sapere fare assieme, e di farlo perché ci crediamo”.

Vediamo di ricapitolare brevemente i termini della questione e dell’appuntamento referendario di domenica.

Come noto domenica – 14 dicembre, dalle ore 8.00 alle 21.00 – gli elettori di 13 comuni trentini saranno chiamati alle urne per 4 referendum consultivi, con i quali si chiederà un parere, favorevole o meno, ai progetti di fusione in atto.
Gli elettori dei comuni di Cavareno, Malosco, Romeno, Ronzone e Sarnonico dovranno dare il proprio parere sulla nascita del nuovo comune di Altanaunia. Quelli dei comuni di Brione, Castel Condino, Cimego e Condino, dovranno esprimersi sull’istituzione del nuovo comune di Borgo Chiese. Gli altri due referendum riguardano i comuni di Dimaro e Monclassico per la nascita del nuovo comune di Dimaro Folgarida e quelli di Pieve di Bono e Prezzo che, in caso di esito favorevole, daranno vita al nuovo comune di Pieve di Bono-Prezzo. Complessivamente gli elettori interessati, in tutti 13 i comuni, sono 7554.
I 4 referendum sono stati indetti dalla Giunta regionale su richiesta dei consigli comunali dei municipi interessati, come previsto dalla normativa regionale.
Secondo la nuova norma sul quorum referendario, per la validità del referendum dovrà votare, in ogni comune, almeno il 40 per cento degli elettori.

Il quadro istituzionale nel quale è maturata l’esigenza di chiedere ai cittadini di pronunciarsi sulla fusione dei comuni è condizionato in primo luogo dalla grave crisi economica e dai suoi effetti sulle finanze del Trentino. Anche le amministrazioni locali sono chiamate ad una decisa razionalizzazione e ottimizzazione delle risorse, oltre che ad una revisione dell’attività programmatoria. I finanziamenti provinciali a favore dei comuni, infatti, stanno calando progressivamente e in futuro la capacità economica delle piccole municipalità potrebbe non essere garantita. Unire le forze, e gestire i servizi in maniera associata, è dunque una strada obbligata, per ottenere risultati di qualità e rispondere al meglio alle richieste delle popolazioni coinvolte. Inoltre, un comune di dimensioni più grandi è destinato ad avere un peso politico maggiore di più municipalità di piccole o piccolissime dimensioni. Infine, per i comuni che si associano vi è la garanzia di poter gestire autonomamente i servizi, potendo prescindere prescindere dalle gestioni associate. Le riforme in atto prevedono infatti per i piccoli comuni – a partire dal 2016 – l’obbligo di gestione associata di tutti i servizi municipali attraverso la Comunità di Valle o la costituzione di ambiti di almeno 3.000 abitanti. Sono esclusi da questo obbligo proprio i comuni che si fonderanno entro il 2015.

Per incentivare le fusioni la Provincia autonoma di Trento e la Regione Trentino Alto Adige hanno anche stanziato importanti finanziamenti a favore dei Comuni che decideranno di unirsi.

Il miglior suggello alla serata di ieri è arrivato forse dalle parole di uno dei sindaci sul palco: “Quando una persona riveste un ruolo istituzionale è spintoin maniera ‘naturale’ a difendere la propria comunità. Perciò se dei sindaci decidono di fare questo passo significa che sono profondamente convinti di come da esso ne deriverà una crescita del bene comune. Oggi non è più possibile proseguire sulla strada del passato sia per ragioni finanziarie sia per ragioni legate alla gestioni dei servizi e alla loro qualità, sia anche per ragioni più generali di sviluppo socioeconomico. Per creare lavoro, soprattutto nel campo del turismo, dei beni culturali, in tutti quei settori dove i nostri giovani possono trovare concrete soddisfazioni anziché andarle a cercare lontano, è necessario unire le forze”.


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