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“Punta Linke. La memoria”: Pejo protagonista al 62esimo Trento Film Festival

martedì, 29 aprile 2014

Pejo – A Punta Linke, a 3632 metri, nel gruppo dell’Ortles-Cevedale, il ritiro dei ghiacciai sta restituendo strutture e resti della Prima guerra mondiale. Fra queste una teleferica costruita dagli austro-ungarici per collegare Cogolo di Pejo con Cima Vioz, Punta Linke e gli appostamenti del “Coston delle barache brusade” e assicurare così i rifornimenti ad uno dei punti più alti del fronte.pejo lago palu

Il delicato lavoro di recupero di questa importante testimonianza della Grande Guerra è stato al centro di un progetto condotto dall’Ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento in collaborazione con il Museo “Pejo 1914-1918. La guerra sulla porta”. Il regista Paolo Chiodarelli ha documentato le fasi delle ricerche effettuate da una équipe multidisciplinare composta da archeologi, geologi, guide alpine, restauratori. Il film “Punta Linke. La memoria” (68’) sarà proiettato nell’ambito del 62° Trento Film Festival, nella sezione “Orizzonti vicini” – promossa in collaborazione con la Trentino Film Commission – oggi alle ore 15.45 e venerdì 2 maggio alle ore 21.15 presso il Cinema Modena, a Trento. Un’ulteriore proiezione è in programma oggi alle ore 18 presso la sede dell’Ecosportello, in via Torre Verde 34.

“PROGETTO LINKE”. Ricerche archeologiche in alta quota su siti della Prima guerra mondiale

I mutamenti climatici attualmente in corso stanno progressivamente restituendo nelle aree glaciali alpine le testimonianze della guerra condotta in alta quota durante il primo conflitto mondiale. Nell’ambito di questa nuova emergenza culturale la Soprintendenza per i Beni architettonici e archeologici della Provincia autonoma di Trento ha avviato un progetto di ricerca per il recupero con metodologia scientifica di queste testimonianze con l’obiettivo di ricostruire il contesto storico ed umano di questi eventi. Nell’attuazione del progetto si sono applicate tutte le procedure indispensabili per il recupero del maggior numero possibile di dati, partendo da ricognizioni conoscitive per giungere, attraverso lo scavo con metodologia archeologica e lo studio delle fonti, alla ricostruzione di contesti, anche minori rispetto alla grande storia, ma per questo motivo non meno importanti, che hanno caratterizzato i siti fino al loro abbandono.

Obiettivo del “Progetto Linke” è stata l’indagine accurata di uno dei siti in alta quota più straordinari del fronte alpino: l’imponente impianto teleferico di Punta Linke, ossia la cima di sinistra (dal tedesco link) del Monte Vioz, con i suoi 3632 metri di altezza.

Questa grande montagna fu uno dei centri logistici più alti e più importanti del fronte nel gruppo dell’Ortles – Cevedale e con una già consolidata storia alpinistica alle spalle.

Il quadro storico

Nell’estate del 1911, sotto la cima Vioz alla considerevole quota di m 3535 s.l.m. fu inaugurata ad opera del club alpino di Halle la Viozhütte, il più alto rifugio delle Alpi orientali frequentabile d’estate. Nel 1915, con l’inizio delle ostilità tra Impero di Austria – Ungheria e Regno d’Italia, l’opera alpina fu quasi subito posta sotto controllo militare da parte austriaca, diventando nel corso del conflitto uno dei comandi tattici avanzati alle quote più alte del fronte alpino. Tra i vari primati che quella insolita guerra impose a luoghi e uomini, uno particolarmente singolare va assegnato al vecchio rifugio, ossia l’esecuzione, a quella quota e in tempo di guerra, di sonate da camera per violino e pianoforte da parte del comandante del presidio e dell’ufficiale addetto al servizio sanitario. Il fondamentale ruolo di questo complesso apprestamento militare fu quello di fornire coordinamento nelle operazioni in quota del settore di competenza – compreso tra il colle Vioz e il Ròsole – e soprattutto il conferimento dei rifornimenti provenienti dal fondovalle, con la realizzazione di un possente impianto teleferico che da Cogolo a m 1160 s.l.m. raggiungeva l’anticima ovest del Vioz, la Punta Linke a m 3632 s.l.m. e da qui, con un’ulteriore campata di m 1300, vertiginosamente sopra il Ghiacciaio dei Forni, giungeva all’importante presidio posto sul costone sud – orientale del Palòn de la Mare, oggi noto come “Coston delle barache brusade” a circa m 3300 s.l.m.

Sulla Linke la stazione di transito per la teleferica venne realizzata scavando una galleria in ghiaccio e in roccia per farle attraversare in copertura il crinale della montagna. All’interno dello scavo vennero ricavati gli spazi per i motori di trazione, un magazzino e un’officina meccanica. All’esterno furono costruiti altri baraccamenti e sul pianoro a nord del crinale della cima venne piazzata una batteria d’artiglieria.

Punta Linke: le ricerche
Nell’estate 2009 a Punta Linke hanno avuto inizio attività di ricerca finalizzate non solo al recupero dei reperti, ma anche a mettere in luce, con l’usuale metodologia archeologica, parte del contesto del sito, verificandone il livello di conservazione. Data la brevità della stagione favorevole ai lavori e la necessità di preservare intatti oggetti e strutture operando lo scavo nel ghiaccio con strumenti poco invasivi come i diffusori di calore associati a leggeri attrezzi da scavo, l’intervento ha avuto uno sviluppo pluriennale, imponendo quindi una predisposizione logistica ben combinata.

L’alto coefficiente di deperibilità cui sono soggetti soprattutto i reperti di natura organica ha reso necessario un tempestivo intervento di prima conservazione, condotto dai tecnici dei competenti laboratori provinciali

È da sottolineare l’estrema complessità di questo tipo di contesti e l’imprescindibile necessità di intervenire su di essi con competenze molteplici che mettono in campo ambiti d’indagine e di tutela e valorizzazione diversi. A questo scopo, al fine di ricostruire la storia glaciale, geomorfologica e paleoambientale dei siti di d’alta quota, insieme agli archeologi ha lavorato una equipe di glaciologi delle Università di Pisa, Roma, Milano-Bicocca e Padova, da anni impegnati in area alpina e in attività di studi correlati al Programma Nazionale di Ricerche in Antartide.

Sotto Punta Linke, quindi, il ghiaccio ha conservato buona parte dell’intero sistema di apprestamenti che hanno restituito dati straordinari sulla vita in guerra a quelle altitudini. Per la prossima estate è in programma l’apertura di un itinerario di visita di grande impatto emotivo che consentirà il contatto fisico con gli ambienti che videro lo svolgersi drammatico di quei lontani eventi e che la natura a restituito a noi, dopo quasi un secolo, perfettamente integri.


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