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Trentino Sviluppo: presentate 140 domande su nuove attività. Interventi in Val di Non e Alto Garda

giovedì, 31 dicembre 2015

Cles – Nuova imprenditorialità, presentate 140 domande su avvio nuove attività. Allo sportello unico di Trentino Sviluppo registrate richieste di investimento per quasi 14 milioni di euro, in particolare da giovani e donne e nei settori del commercio ed artigianato. Molte domande sugli affitti.

TrentinoSviluppo 1

Sono 140 le domande presentate a Trentino Sviluppo in appena due mesi e mezzo, per un investimento complessivo di 13,7 milioni di euro. E’ un vero e proprio boom quello delle richieste di contributo per l’avvio di una nuova attività imprenditoriale sul territorio trentino.

C’è voglia di mettersi in proprio, quindi, soprattutto da parte di donne e giovani – a queste due categorie appartiene quasi il 77% dei richiedenti – mentre tra i settori più dinamici spiccano commercio e artigianato, rispettivamente con il 51% e 33% delle pratiche. Grande lavoro per lo sportello unico attivato presso Trentino Sviluppo che ha gestito oltre 700 contatti.

Per far fronte alle richieste di contributo, che arriva al 50% delle spese ammesse e fino ad un massimo di 50 mila euro, la Provincia di Trento aveva stanziato lo scorso 18 dicembre ulteriori 4 milioni di euro che si aggiungono al milione di euro assegnato inizialmente a Trentino Sviluppo. Nell’ultima seduta del 2015 tenutasi oggi, mercoledì 30 dicembre, la Giunta provinciale su proposta del vicepresidente Alessandro Olivi ha deciso di aggiornare i criteri applicativi per rendere l’incentivo ancora più efficace nel sostegno alle nuove iniziative. Le nuove domande potranno essere presentate a partire dal 1° marzo. In ogni caso, al momento della riapertura dei termini, saranno rimborsabili anche le spese sostenute a partire da gennaio 2016.

«Il nuovo modello che Provincia e Trentino Sviluppo hanno confezionato per stimolare e sostenere la nuova imprenditoria – commenta Alessandro Olivi, vicepresidente e assessore a Sviluppo economico e Lavoro della Provincia autonoma di Trento – sta funzionando benissimo, anzi ha riscontrato un successo quasi clamoroso, tant’è che le risorse prudenzialmente stanziate nella fase iniziale non sono state sufficienti ed abbiamo dovuto intervenire per integrare il budget a disposizione in modo da riuscire a soddisfare tutte le richieste arrivate da ottobre a dicembre».

«L’analisi delle domande di contributo – continua Olivi – dimostra l’efficacia di uno strumento che ha saputo intercettare prevalentemente le esigenze di donne e giovani, anche se era aperto a tutti, e che rappresenta da un lato l’evoluzione delle politiche a sostegno della nuova impresa avviate negli anni scorsi, che fanno oggi del Trentino uno dei territori italiani più dinamici ed attrattivi, dall’altro presentava anche alcuni significativi segnali di cambiamento, tra cui lo sportello unico costituito presso Trentino Sviluppo, la semplificazione delle procedure con la possibilità di chiedere l’anticipo del contributo su una parte delle spese previste, l’inserimento di nuove voci di costo rimborsabili tra cui quelle per l’acquisto o l’affitto di spazi, di strumenti o altri beni mobili».

«Una sperimentazione che ha cambiato verso alle politiche pubbliche di sostegno alla nuova imprenditorialità – conclude il vicepresidente Olivi – e per questo la Giunta provinciale ha condiviso da un lato l’opportunità di integrare il finanziamento iniziale, dall’altro di intervenire sui criteri applicativi dell’incentivo per renderlo ancora più efficace nella sua azione di sostegno delle nuove iniziative imprenditoriali. Con l’inizio di marzo contiamo di avere concluso questa fase di rivisitazione dei criteri e di riaprire la raccolta delle domande ».

Quella operativa a partire dal 1 ottobre 2015 è stata una vera e propria rivoluzione nel sistema degli incentivi pubblici trentini a sostegno della nuova imprenditorialità. Accorpamento delle diverse misure, prima distinte tra aiuti alla nuova imprenditorialità e nuove imprese femminili e giovanili, semplificazione del quadro normativo, un unico centro di riferimento individuato in Trentino Sviluppo, sia a livello informativo che per l’accoglimento delle domande e l’erogazione degli incentivi, ma soprattutto la possibilità di anticipare l’erogazione di parte dei contributi rispetto al precedente rimborso previsto solo a consuntivo.

Queste le principali novità che i Trentini hanno dimostrato di apprezzare, tant’è che in meno di tre mesi le richieste di contributo presentate allo sportello di Trentino Sviluppo sono state poco meno di 140 per un totale di 13 milioni e 772 mila euro di investimenti, con una prima stima di contributo pubblico di circa 6 milioni di euro, considerato che il contributo copre il 50% delle spese ammesse e può arrivare ad un massimo di 50 mila euro per singola iniziativa imprenditoriale.

Analizzando nel dettaglio le domande presentate, la gran parte (102 pratiche, pari al 76,7%) riguardano la nuova imprenditorialità giovanile e/o femminile, e di queste 39 domande (pari al 29,3%) appartengono alla categoria della nuova imprenditorialità femminile e giovanile, 24 alla nuova imprenditorialità femminile (18,1%) mentre 39 (il 29,3% del totale) sono state le domande di contributo presentate da giovani.

Per quanto riguarda i settori di attività, il 51% delle domande riguardano nuove attività di impresa nel settore del commercio (98 domande, pari a 7,1 milioni di euro di investimento), il 33% delle richieste riguardano l’artigianato (44 domande, con 4 milioni di euro di spese), il 10% l’industria (13 domande, 1,3 milioni di investimento), il 5% turismo (6 domande per 1 milione di euro), il 2% la cooperazione (2 domande, 200 mila euro di spese).

Entrando nello specifico delle attività di impresa, al primo posto troviamo bar e ristorazione (26 domande, pari al 20% del totale), seguiti da estetica, cosmetica e cura della persona (22 domande, 17% del totale), agro-alimentare (15 domande, pari all’11%), servizi alle imprese (11 domande, pari all’8%), negozi di abbigliamento (9 domande, 7%) e ICT (9 domande, 7%), attività ricreative, sportive e culturali (8 domande, 6%). Meno “gettonate” altre tipologie di attività di impresa quali attività artigianali, nell’edilizia ed immobiliare, negozi di alimentari, erboristerie e lavanderie.

Per quanto riguarda invece le tipologie di spesa per le quali i trentini hanno chiesto il contributo provinciale per l’avvio della propria attività, queste riguardano soprattutto un aiuto per i costi di affitto dei locali (5,7 milioni di euro, pari al 41% degli investimenti complessivi), l’acquisto o l’affitto di beni mobili (2,9 milioni, pari al 21% delle spese totali), le utenze quali acqua, energia e gas (2 milioni, pari al 15%), mentre valori più contenuti si registrano ad esempio per le spese connesse alla costituzione o all’acquisizione dell’impresa (3%), alla pianificazione strategica (2%), all’affiancamento di tutor (1%) o per la formazione imprenditoriale (0,5%).

Infine la distribuzione territoriale delle domande presentate per l’avvio di nuove iniziative imprenditoriali. Queste provengono per lo più dalla Valle dell’Adige (41 domande, pari al 31%), seguita da Vallagarina (25 domande, 19%), Alto Garda e Ledro (16 domande, 12%), Rotaliana-Königsberg (10 domande, 8%) e Val di Non (9 domande, pari al 7%).

Un interessamento, quello generato dalle nuove misure varate dalla Giunta provinciale a partire dall’ottobre scorso, che ha richiesto uno sforzo straordinario da parte di Trentino Sviluppo ed in particolare del personale (due dipendenti) dedicato allo Sportello – Help Desk: dei 1.200 contatti totali registrati nel 2015, pari in media a più di 3 al giorno, le richieste riguardanti i nuovi strumenti a sostegno dell’imprenditorialità arrivate dal 1 ottobre al 24 dicembre sono state 745 (quasi 9 al giorno).

Nelle prime settimane dell’anno nuovo le strutture coinvolte saranno impegnate nella opportuna rivisitazione dei criteri applicativi, al fine di mantenere elevata la qualità dell’azione stimolatrice dello strumento, in particolare per quanto riguarda i meccanismi di copertura dei costi di avvio. Dal 1° marzo sarà possibile presentare le nuove domande. Le iniziative imprenditoriali in fase di costituzione non vedranno comunque compromessa la possibilità di sostegno in quanto è prevista l’ammissibilità retroattiva dei costi, che andrà a coprire anche le spese sostenute nei primi mesi dell’anno.

LAVORI SOCIALMENTE UTILI

Sono 1273 le opportunità occupazionali attivabili nel 2016 nell’ambito dell’Intervento 19, una delle due importanti iniziative provinciali, assieme al Progettone, volte a garantire l’occupazione e l’integrazione sociale delle persone in difficoltà. A queste si aggiungono altri 40 posti riservati annualmente a lavoratori disabili con invalidità psichico-intellettiva superiore all’80% e 10 opportunità relative a progetti pluriennali riguardanti i servizi domiciliari a persone anziane. La decisione è stata assunta dalla Giunta provinciale di Trento su proposta del vicepresidente Alessandro Olivi.

Intervento 19 è gestito da Agenzia del Lavoro e si rivolge a lavoratori disoccupati da più di 12 mesi e di età superiore ai 45 anni, disoccupati invalidi si sensi della legge 68/1999, disoccupati in difficoltà in quanto “soggetti a processi di emarginazione sociale o portatori di handicap fisici, psichici o sensoriali (…)”, segnalati dai servizi sociali o sanitari.

I lavoratori iscritti in apposite liste vengono individuati dagli enti locali e dalle aziende pubbliche di servizi alla persona che promuovono i progetti di pubblica utilità. I rapporti di lavoro sono a termine e sono disciplinati dall’apposito contratto collettivo provinciale di lavoro.

I progetti riguardano ad esempio l’abbellimento urbano e rurale, la valorizzazione di beni culturali ed artistici, il riordino di archivi e/o recupero di lavori arretrati di tipo tecnico o amministrativo, servizi di custodia e vigilanza, particolari servizi ausiliari di tipo sociale a carattere temporaneo, compatibili con il grado di debolezza o svantaggio del lavoratore.

La Provincia finanzia questi progetti erogando un contributo a copertura parziale o totale del costo lavoro in relazione alla tipologia dei lavoratori coinvolti (dal 70 al 100% del costo del lavoro). Le risorse provinciali destinate a quest’intervento ammontano a circa 12.500.000 euro. (mp)

AMMORTIZZATORI IN DEROGA

Nel 2016 il Trentino disporrà ancora di una cifra pari a 5 milioni di euro per continuare ad utilizzare glii ammortizzatori in deroga, grazie alla sua oculata gestione dei finanziamenti statali stanziati negli ultimi 3 anni. La Cassa in deroga verrà quindi prorogata anche al prossimo anno, nella fase di transizione verso il nuovo regime caratterizato dall’impiego del Fondo di solidarietà intercategoriale, per continuare a garantire una integrazione salariare in particolare ai lavoratori delle piccole e medie imprese sospesi dal lavoro. Per i beneficiari, in altre parole, il passaggio dal vecchio al nuovo regime avverrà “senza scosse”.

La decisione, oggetto di un accordo siglato recentemente dal vicepresidente Alessandro Olivi con le associazioni del mondo imprenditoriale e del lavoro, è stata confermata stamani con un’apposita delibera di Giunta.

Come noto, la nuova strada per sostenere i lavoratori delle piccole e medie imprese nelle fasi di difficoltà passa, a livello nazionale, per i nuovi Fondi previsti dal Jobs act, finanziati dalle parti sociali. In Trentino, grazie alla competenza sugli ammortizzzatori sociali in capo all’Autonomia, il ruolo della Cassa in deroga verrà svolto dal Fondo territoriale di solidarietà, istituito pochi giorni or sono con un accordo propiziato dalla Provincia (che per il 2016 ha stanziato anche 2 milioni di euro) e sottoscritto dai rappresentanti delle principali categorie economiche e del mondo del lavoro. Il Fondo, gestito direttamente dai soggetti sottoscrittori, garantirà anzi un sostegno più “forte” rispetto a quanto previsto a livello nazionale. Nel frattempo, grazie ad una gestione particolarmente oculata delle risorse messe a disposizione dallo Stato nel periodo 2013-2015, il Trentino ha “ereditato” 5 milioni di euro che potrà utilizzare dal 1° gennaio 2016 per prorogare le misure della Cassa in deroga in modo tale che non si verifichi nessuna interruzione delle prestazioni riconosciute ai lavoratori aventi diritto, nel passaggio da un regime all’altro. I contributi che imprese e lavoratori cominceranno nel frattempo a versare, creeranno la “provvista” necessaria ad avviare la nuova fase, basata sul Fondo di solidarietà.

Ricordiamo che il trattamento degli ammortizzatori in deroga può essere concesso (o prolungato) per un periodo non superiore a 3 mesi nel corso dell’anno 2016. Le autorizzazioni possono essere concesse anche per periodi distinti, di almeno un mese, nell’arco temporale che va dal 1 gennaio al 31 dicembre 2016, fino al massimo stabilito dalla normativa statale.

Essendo il finanziamento degli ammortizzatori in deroga, come abbiamo detto, a totale carico dello Stato, esso non ha comportato alcun onere per il sistema provinciale.


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