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Riva del Garda e Cles, indagine “Selfie”: arrestate dai carabinieri 15 persone per furti in abitazioni

mercoledì, 29 giugno 2016

Trento – I carabinieri di Trento hanno smantellato pericoloso sodalizio criminale, dedito ai furti in appartamento che agiva in tutto il Nord Italia. I dettagli dell’operazione sono stati svelati oggi al Comando Provinciale di Trento, alla presenza del Procuratore Capo di Trento, Giuseppe Amato.

L’attività investigativa, iniziata nel 2015, ha consentito di dare un volto agli autori di almeno 114 furti, procedenarresti val di Nondo all’arresto di 15 persone, di cui 10 in esecuzione della citata ordinanza e 5 in flagranza di reato (nel corso di attività a riscontro della stessa indagine). Per altre 7 persone, localizzate nel Paese di origine, è stata chiesta l’internazionalizzazione del provvedimento dell’autorità Giudiziaria, mentre altri 3 soggetti sono ancora attivamente ricercati sul suolo italiano.

Inoltre il sequestro, quale verosimile sicuro provento di reato, della somma di 25.000 euro complessivi in vari tagli, di diverse centinaia di monili in oro e preziosi di vario genere e di una pistola con due caricatori e 21 cartucce, risultata rubata in data 25 dicembre 2015 a Riva del Garda (Trento). Il valore complessivo della refurtiva ammonta a più di 200.000 euro.

OPERAZIONE SELFIE

Le indagini sono distinte, nate nei diversi territori della provincia di Trento (la val di Fiemme, Trento e la val di Non) riunite in un unico fascicolo dal dottor Davide Ognibene, il PM che ha condotto ogni singola fase della complessa investigazione, per smantellare un sodalizio criminale che , ben organizzato in due gruppi, si era spartito il Trentino, oltre che diverse altre zone del nord Italia per compiere specificatamente razzie in appartamenti.
Più che i danni materiali, pesanti comunque, i furti avevano generato il senso di insicurezza presso la popolazione, che non si sentiva più sicura neanche in casa. Per questo l’operazione odierna è da considerare un grande passo avanti nella sicurezza percepita dai cittadini.

La maxi operazione denominata «Selfie», coordinata dal comando provinciale dei carabinieri, si è conclusa oggi con l’esecuzione dell’ordinanza siglata dal GIP Forlenza per la reclusione in carcere di 20 cittadini albanesi (quasi tutti sotto i trent’Arrestati in Val di Nonanni di età) indagati per associazione a delinquere finalizzata al compimento di furti in abitazioni private.

Sono questi i responsabili dei gravi raid che alla fine 2015 e ad inizio anno avevano creato tensioni e preoccupazioni tra gli abitanti della città del Trentino, colpiti in maniera pressante da visite assolutamente sgradite nei propri appartamenti.

I BLITZ 
Da questi specifici episodi e da analoghi episodi accaduti in Trento e poi Val di Fiemme (precisamente a Trento-lungAdige luglio 2015 e Ceola di Giovo nell’ottobre 2015), ma pure a Riva del Garda (nei giorni dello scorso Natale) e nelle valli Giudicarie (precisamente a Tione e Condino nel dicembre 2015) sono iniziate le minuziose indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo e del Nucleo Operativo della Compagnia di Cavalese.
In una fase successiva si è unita la Compagnia di Cles, accertato con estrema attenzione che diversi casi di furti, accaduti a marzo 2016, erano riconducibili ai medesimi soggetti già indagati.

Due i soggetti che fungevano da promotori della banda, residenti in Trento e a Milano. Essi ricevevano la massiccia mole di gioielli, orologi preziosi e di quant’altro fosse trafugato nelle abitazioni svuotate e avevano cura di rivenderla ai migliori offerenti su canali illeciti che saranno al vaglio degli inquirenti nei prossimi mesi.
L’indagine ha consentito agli investigatori di ricostruire la mappa dei furti compiuti dalla banda criminale: Manerba del Garda, Bagolino, Idro, Salò (per la provincia di Brescia nel periodo di Natale scorso); Casnigo, Albino, Ubiale Clanezzo, Azzano San Paolo, Stezzano, Almè, Fiorano al Serio, Lallio (per la provincia di Bergamo nei primi giorni di gennaio scorso); Sommacampagna, Villafranca (per la provincia di Verona a febbraio scorso), poi ancora la provincia di Verbania, Parma, Bolzano e Alessandria (ove precisamente a Tortona, alcuni di essi vennero arrestati in flagranza di reato dai locali carabinieri del Nucleo Radiomobile).

Almeno 114 (centoquattordici) sono i furti ricostruiti dai carabinieri di Trento a carico dei malviventi, di cui 66 (sessantasei) in Trentino Alto Adige.
Tutti con un comune denominatore: il posizionamento di mobilio di una certa consistenza (generalmente divani e poltrone) a bloccare – durante le razzie – le porte di accesso agli appartamenti per scongiurare eventuali ingressi anticipati dei proprietari, dopo aver effettuato una accorta verifica preventiva sull’uscita dei residenti.

L’operazione Selfie prende il nome proprio dal fatto che due giovani malviventi della banda si erano scattati alcune fotografie con un tablet trafugato da un’abitazione dopo un colpo andato a buon fine.
Forse i volponi si domandano dove avevano commesso l’errore, ma tale «disattenzione» ha consentito agli investigatori di avere certezza di alcune identità dei ladri e di ricostruirne le altre. Basti pensare che la foto è giunta inavvertitamente su una cartella privata dell’originario proprietario del tablet! Dei veri geni del male.
Molte le intercettazioni attivate e ascoltate dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Trento e dai colleghi di Cavalese per diversi mesi: esse hanno consentito di risalire alla ricostruzione del complesso organigramma associativo del gruppo.

Durante le perquisizioni da poco concluse sono stati sequestrati quasi 25.000 € in contanti e svariate centinaia di monili, gioielli, preziosi, orologi sicuro provento dei furti in casa.
Addirittura, in una perquisizione di un malvivente residente a Trento, è stata ritrovata e immediatamente posta sotto sequestro una pistola perfettamente funzionante (con due caricatori e 21 colpi efficienti calibro 9 corto) che era stata rubata la notte di Natale scorso a Riva del Garda.
Non sono stati registrati casi di violenza su persone in questa indagine, ma solo gravi effrazioni agli infissi per consentire ai rei di penetrare nelle abitazioni.
Però la detenzione abusiva di un’arma (che obbligherà l’uomo albanese a rispondere innanzi alla legge anche del reato di porto abusivo d’arma ricettata) da parte di un componente della banda dei venti, non crea dubbi sulla potenziale pericolosità dei malviventi.
Dieci quindi i ladri assicurati a vari carceri del nord Italia. Sette i malviventi che sono risultati essere rientrati in Albania, per i quali saranno spiccati i Mandati di arresto europeo con la collaborazione delle Autorità schipetare.
Tre i restanti appartenenti all’associazione delinquenziale che – allo stato attuale – sono attivamente ricercati sul territorio nazionale dall’Arma.

Il GIP ha recepito completamente le risultanze dell’indagine con la corposa ordinanza che, così, in un passaggio saliente cita: «…ne viene fuori una vicenda criminale fitta fitta, seguita minutamente (è il caso di dire minuto per minuto) dai carabinieri, che ha avuto modo – con i sofisticati sistemi tecnici di indagine utilizzati – di seguire le piste e le tracce che i malfattori andavano seminando qua e là. […]
«La ampia e organizzata base operativa, supportata da mezzi vari, rende fondata, per la sistematicità (quasi imprenditoriale) della collaborazione anche nella gestione finale della refurtiva, anche la ipotesi associativa».


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