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Riforma Credito cooperativo, Panizza (PATT): “Il modello per il Trentino non può essere Crédit Agricole”

venerdì, 18 dicembre 2015

Trento – “È vero, il sistema del Credito cooperativo in Italia va riformato, ma con l’obiettivo di favorirne uno che sia vicino anche alle esigenze dei territori e del sistema produttivo locale. Per questo il Presidente Renzi sbaglia a indicare come modello Crédit Agricole. Le concentrazioni e i grandi gruppi rispondono a logiche diverse, proprio come abbiamo visto negli anni più duri della crisi, in cui l’erogazione del credito da parte dei grandi gruppi rispondeva a logiche diverse rispetto ai bisogni e alle esigenze delle piccole e medie imprese che volevano operare per la ripresa”.Franco Panizza 1

Lo dice in una nota il segretario politico del PATT, senatore Franco Panizza. “Il modello del credito cooperativo del Trentino, così come quello dell’Alto Adige, è sempre stato un modello virtuoso. Una storia antica che non può essere cancellata, perché nasce dalla volontà del nostro territorio di montagna di autogestirsi anche dal punto di vista finanziario. Il credito cooperativo nasce ancora quando i nostri territori facevano parte dell’Impero Austroungarico e si rifanno al modello Raiffeisen. Nei decenni è cresciuto, si è organizzato e soprattutto è riuscito a conciliare le esigenze della solidarietà e del servizio anche alle comunità più svantaggiate, con le logiche del mercato e della concorrenza. Le nostre Casse rurali come le Casse Raiffeisen garantiscono da un lato la presenza di sportelli anche nei piccoli centri di montagna, dall’altro si sono organizzate in federazioni che finora, caso esemplare nella realtà italiana, hanno sempre fatto fronte, in perfetto stile solidaristico, alla crisi delle casse cooperative aderenti. In sostanza, si è cercato di mantenere fede ai principi per cui la cooperazione è nata, ma nello stesso tempo si sono messi in campo modelli organizzativi in grado di reggere le sfide dei nuovi tempi: non a caso le Casse Rurali trentine stanno procedendo a un processo di fusioni territoriali per dotarsi di una struttura più solida.

Il modello di Cassa Centrale Banca, che riunisce oltre a tutte le Casse rurali del Trentino anche molte Banche di Credito Cooperative del Nord-Est e di altre regioni d’Italia, è un modello di successo, che non può essere sacrificato sull’altare della semplificazione dei livelli di governance. Il pensare di togliere i livelli intermedi per centralizzare tutto a livello nazionale è una politica che non può funzionare.

Per questo ho chiesto al Governo di prevedere all’interno della Riforma del Credito Cooperativo, data per imminente, la possibilità che vi possano essere più banche capofila. Ed ho chiesto che la dotazione patrimoniale minima per la capofila non superi i 500 milioni di euro.

Come autonomisti faremo di tutto perché Renzi e il suo Governo rivedano la propria posizione, affinché le esperienze virtuose di Cassa Centrale e della Federazione Raiffeisen vengano salvaguardate: mettere in discussione la peculiarità del nostro modello cooperativo significa, infatti, mettere in discussione una delle ragioni stesse del nostro essere autonomi.

Per questo dobbiamo dar vita a una forte iniziativa unitaria, così come è stato fatto durante la riforma costituzionale o in altri passaggi fondamentali della legislatura, con un’azione condivisa delle Province Autonome di Trento e di Bolzano, dell’intera delegazione parlamentare autonomista del centrosinistra autonomista.

Dobbiamo impegnarci assieme per difendere la nostra storia cooperativa e la peculiarità del nostro modello, per far capire al Governo che una governance unica nazionale costituirebbe un clamoroso errore che rischia di mettere in crisi un sistema da sempre caratterizzato per il forte legame con il territorio e le sue comunità. Un patrimonio che non può essere in alcun modo sacrificato sull’altare di una razionalizzazione carica di rischi“, conclude Panizza.


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