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Punti nascita di Arco e Cavalese: il Consiglio provinciale di Trento boccia la richiesta di deroga sull’apertura

mercoledì, 8 marzo 2017

Arco di Trento – Il Consiglio provinciale ha bocciato la mozione di Maurizio Fugatti (firmata anche da Bezzi, Bottamedi e Cia) che impegna la Giunta a richiedere la deroga per i Punti nascite di Arco e Cavalese ricalcando quanto proposto dalla Giunta della Regione Veneto. Il documento è stato respinto con 17 voti contrari e 13 favorevoli.

A seguire, la mozione di Giuseppe Detomas, che chiedeva di impegnare l’esecutivo a valutare le linee guida individuate dalla Regione Emilia Romagna e della Provincia di Bolzano prevedendo il rimborso anche in Trentino dei cerotti sensori per rilevare la glicemia, è stata ritirata perché gran parte dei contenuti sono già stati previsti con appositi provvedimenti da parte della Giunta provinciale. La mozione di Donata Borgonovo Re, che impegnava la Giunta ad individuare forme e luoghi di supporto alla funzione dei consiglieri comunali è stata ritirata dalla proponete per lasciare spazio al successivo punto, la discussione del tema della parità di genere nella riforma elettorale.punti-nascita 1

PUNTI NASCITA DI ARCO E CAVALESE

“Forse si stava meglio quando era assessora Borgonovo Re perché chi è venuto dopo sta facendo “meno bene” ha esordito Giacomo Bezzi (FI) che ha posto l’attenzione sul territorio trentino, fatto di piccoli paesi con una percorrenza stradale molto ampia: “non si può governare la sanità solo con la legge dei numeri, sebbene la sicurezza sia l’aspetto principale di cui tenere conto”. Noi siamo un’autonomia speciale e non possiamo mollare con Roma su un tema strategico per il nostro territorio, ha detto rivolto all’assessore Zeni: “deve salvaguardare i servizi e almeno dimostrare alle famiglie trentine che almeno ci ha provato fino in fondo”.
“Sinceramente mi aspettavo qualche intervento da parte di qualcuno della maggioranza”, ha replicato Maurizio Fugatti (Lega) che ha citato un comunicato stampa di questa mattina nel quale il Patt richiama l’attenzione sull’argomento in questione: “ora mi sento più sereno” ha detto ironicamente ed ha proseguito elogiando l’ex assessora Borgonovo Re e invitando l’assessore Zeni a fare squadra e sostenere a Roma i servizi sanitari e i punti nascita territoriali. Ha infine chiesto un chiarimento al collega Degodenz che riguardo Cavalese oggi sulla stampa ha ammesso un errore di Roma, ma anche un errore della Giunta: “un’accusa di responsabilità al governo provinciale per aver accentrato tutto a Trento e Rovereto”.
Nella replica l’assessore Luca Zeni ha chiarito e ribadito che nei punti nascita sotto un certo numero di parti la sicurezza è ridotta. La valutazione degli standard di sicurezza non è di ordine politico, ha aggiunto. Altro tema importante richiamato dall’assessore, quello della natalità, che in Trentino è legato non tanto al tasso di natalità, ma al numero di nati, un trend in forte flessione ed uno dei motivi è il trend demografico di forte invecchiamento, con una diminuzione delle donne in età fertile. Il tema è a suo parere riuscire a capire bene quale sia oggi il ruolo della politica. C’è oggi una forte frammentazione sociale che necessita sempre più che le istituzioni si facciano carico anche di scelte impopolari, quando necessario, ha osservato. Chiaramente siamo in una fase difficile, ha aggiunto, comunicando il parere negativo alla mozione Fugatti, in primo luogo perché il paragone con il Veneto non è sostenibile e in secondo luogo perché contiene una contraddizione nella misura in cui impegna a chiedere una nuova deroga per Arco e Cavalese, quando ci hanno appena detto di no.

Claudio Cia (Misto) ha osservato che oggi assistiamo alla chiusura del punto nascite di Cavalese, ma tra qualche mese parleremo di quello di Cles. I servizi vanno a suo avviso garantiti anche se ci fosse un solo utente a richiederli. Il consigliere Gianfranco Zanon (PT) si è detto seriamente preoccupato sulla questione dei pediatri ed ha chiesto se la stessa interessi anche l’ospedale di Cles. In tutta questa storia a pagare saranno sempre i territori, ha osservato, che non saranno capaci di dare garanzia di servizi e si indeboliranno progressivamente: su questo occorre un ragionamento di tipo politico, ha aggiunto. “Cialtroneria politica ai massimi livelli” ha definito Rodolfo Borga (Civica) il comunicato stampa del Patt in cui si annuncia l’interrogazione parlamentare sull’argomento “esclusivamente per guadagnare qualche voto in Valfloriana”: in questo contesto “a dir poco vergognoso”, Borga ha sostenuto l’operato dell’ex assessora Borgonovo Re, “mandata a casa non perché donna, bensì per motivazioni di natura politica”. Il consigliere Pietro De Godenz (UpT) è intervenuto a chiarire le affermazioni apparse nell’intervista riportata oggi da un quotidiano locale. “Io penso che dobbiamo effettivamente fare un’azione politica e chiedere a Roma che si modifichino i parametri e per farlo serve convinzione. Dobbiamo fare noi da traino”, ha detto rivolto all’assessore Zeni. “Dobbiamo puntare all’ospedale unico”, ha aggiunto, “con ospedali territoriali periferici e mobilità per i professionisti sul territorio”. Walter Kaswalder (Misto) è intervenuto augurandosi di non dover assistere fra qualche anno alla chiusura non del punto nascite, quanto dell’ospedale di Cavalese. Occorre a suo parere andare personalmente a parlare con le regioni vicine Veneto e Lombardia e fare fronte comune su temi di questa natura. L’interrogazione di Panizza, ha aggiunto esprimendo parere favorevole alla mozione, sembra una presa in giro dei trentini, soprattutto quando poi si vota a favore di certi altri provvedimenti.

“Non posso pensare che non sia stato fatto il massimo, tutto il possibile per evitare la chiusura del punto nascite di Arco”, ha detto Luca Giuliani (Patt). Il consigliere ha richiamato il tema fondamentale della sicurezza ed ha poi concluso dicendo che l’organizzazione della sanità in Trentino potrebbe meglio orientarsi verso una sanità a domicilio, maggiormente vicina alle persone e più umana.

Si è detto imbarazzato Massimo Fasanelli (Misto) che ha ripreso il già citato comunicato del Patt a sostegno del punto nascite di Cavalese: dopo aver scritto una nota del genere il partito autonomista dovrebbe coerentemente votare questa mozione, ha detto. Il consigliere del Misto non si è detto del tutto contrario alla chiusura di certi servizi se non garantiscono la sicurezza al cittadino. Nel riordino della sanità in generale dobbiamo però a suo avviso tenere conto del principio della sussidiarietà.
“Al fine di garantire sicurezza sono stati elaborati i cosiddetti requisiti minimi, tuttavia “a mio parere questi sono diventati il fine e non, come dovrebbe essere, il mezzo” ha detto Violetta Plotegher (PD). Il requisito primario è a suo parere la professionalità degli operatori e dunque l’unica soluzione ragionevole per tenere attivi i piccoli centri periferici sarebbe la rotazione di operatori esperti dal centro alla periferia e viceversa. Esiste tutta una letteratura che sfata la credenza che centri piccoli siano più sicuri di quelli grossi. Infine, Plotegher ha citato il problema del percorso nascita, sul quale occorre investire e sul quale non si può tergiversare.

Maurizio Fugatti ha illustrato l’emendamento alla mozione che introduce la richiesta di deroga per il punto nascita dell’ospedale di Cavalese accanto a quello di Arco. “Sia chiaro”, ha concluso il consigliere della Lega “che se si vota contro questo dispositivo sotto il piano politico ed amministrativo significa che la Giunta non vuole sostenere la sussistenza dei punti nascite”. “Poi non vogliamo sentire accuse di strumentalizzazione o propaganda”, ha avvertito.

Nerio Giovanazzi (AT) ha definito questa “una maggioranza sgangherata” ed ha citato una nota dell’UpT di pochi minuti fa nella quale si sostiene il punto nascita di Cavalese e si annuncia un’interrogazione “nella quale consiglieri e assessori si interrogano tra di loro”. Ha annunciato il voto favorevole al documento di Fugatti.

Favorevole anche il voto di Manuela Bottamedi (Misto) che ha nuovamente citato il caso di Borgonovo Re, “sacrificata perché donna da parte di un uomo che teme le donne e le loro idee: per qualcuno che si chiama Ugo Rossi non è mai l’8 marzo” ha detto. Fortunatamente i miei figli sono nati in Lombardia, ha aggiunto, dove 18 anni fa ho trovato un servizio eccellente in un ospedale pubblico territoriale, mentre qui, in una provincia autonoma le mamme vengono congedate i giorno stesso del parto o quello successivo perché non c’è posto. “Quando taglio nelle valli dovrei potenziare i servizi dell’ospedale centrale”, ha proseguito, “mentre pare che questo non accada”.

Giacomo Bezzi ha definito la Giunta “l’armata brancaleone e quella di oggi la giornata delle stelle cadenti che sono il Patt, l’assessore Daldoss e l’assessore Zeni che non ne fa una giusta per la gioia del collega Olivi”. Occorre difendere i servizi di periferia, ha aggiunto, per il bene delle donne, ma anche per tenere vivi i paesi del Trentino.

Filippo Degasperi (5 Stelle) ha contribuito alla discussione affermando che non vi sia dubbio sulla disparità tra quanto accade in aula e quanto si scrive nei comunicati stampa. L’accordo elettorale della coalizione al governo prevedeva addirittura la riapertura del punto nascita di Borgo, altro che chiusura di Arco e Cavalese, ha aggiunto complimentandosi ironicamente per la “coerenza”. A questo punto preoccupa anche il punto nascite di Cles che, ha detto, “non so quanto durerà. Voto la mozione e provvederò a rilevare l’incoerenza di chi scrive una cosa e poi ne fa un’altra”, ha concluso.


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