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Presentato il primo comitato trentino «No alle riforme Renzi»: “L’Autonomia e libertà del Trentino in pericolo”

sabato, 21 maggio 2016

Trento – Stamane presso l’Hotel Sporting di Trento è stato presentato il «Comitato per la buona costituzione: no alle riforme Renzi». Presenti come relatori il presidente Claudio Taverna, Gabriella Maffioletti, Umberto Servedei, Giorgio Manuali e Gianpiero Robbi.

Tutti hanno convenuto sul fatto che il referendum di ottobre rappresenta una svolta epocale per il nostro paese e che il risultato potrebbe influire sulle prossime generazioni. «Qui non si tratta di partiti politici, di appartenenze ideologiche o interessi economici – ha esordito Taverna – ma di salvaguardare la nostra costituzione che la riforma Renzi intende svuotare di contenuti democratici, la riforma non ci piace perchè è stata votata da una maggioranza variabile».

Taverna ha ricordato tutti i passaggi della nuova legge, a partire dal patto del Nazareno sancito dall’accordo fra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, poi frantumato grazie alla retromarcia del leader di Forza Italia, i cambi di maggioranza che hanno portato i «Verdiniani»fuori usciti daForza Italiaa sostenere in modo decisivo l’approvazione del disegno di legge. Ad Umberto Servadei, apprezzato manager milanese che ha collaborato con la giunta Albertini a Milano, è toccato spiegare il perché si deve votare no alle riforme.

«Renzi con la riforma dice che risparmieremo un sacco di soldi e che manderemo a casa molti politici, dice che il potere decisionale con una sola camera sarà maggiormente incisivo e veloce. Ebbene, – ha spiegato il manager milanese residente ad Ala – tutto ciò non è vero. Il risparmio sarà solo una goccia nell’oceano, sono ben altri i tagli che dovrebbero essere fatti e non è certo una motivazione strategica, Per quanto riguarda invece la velocità nelle decisioni ricordo che oggi un disegno di legge può essere votato al mattino alla camera, al pomeriggio al senato e poi firmato e quindi approvato dal presidente della repubblica lo stesso giorno. Ma spesso le cose vanno per le lunghe perchè gli stessi protagonisti della maggioranza vogliono cosi».

Altro argomento che tutti i relatori hanno trattato è l’autonomia della nostra regione. È messa in pericolo dalla riforma Renzi? secondo il comitato il pericolo esiste ed è reale. «Oggi Renzi dice che è necessario togliere potere alle regioni, – ha continuato Servadei – specie a quelle autonome perchè non funzionano più. Lui dovrebbe ragionare in altro modo, in primis premiare chi grazie all’autonomia ha creato benessere sul territorio e poi cercare soluzioni per far funzionare le regioni in difficoltà. Ma questa è la politica del PD, accentrare sempre di più il potere per poterlo controllare meglio».

La nostra autonomia è stata anche la centro di molte domande da parte dei presenti che si sono mostrati preoccupati del suo fututo, «è chiaro che la nostra autonomia è sotto attacco da molti anni, – ha dichiarato Maffioletti – ed ora è messa in serio pericolo da questa sciagurata riforma». L’ex consigliera comunale ha ricordato che grazie all’accordo di Milano alla nostra autonomia è stato sottratto circa un miliardo di euro, e che grazie al governo del centro sinistra autonomista questo valore continua ad essere svuotato dei suoi principi portanti, «votare si alla riforma Renzi significa votare contro la nostra autonomia, significa perdere la sovranità popolare e la libertà personale» – ha concluso.

«Siamo all’assurdo, – ha esordito invece Giorgio Manuali – una maggioranza illeggittima e risicata ha modificato la carta costituzionale sulla quale ci dovrebbe essere un ampio consenso. Renzi ha voluto politicizzare il referendum e questo per lui alla lunga diventerà letale, se teniamo conto che in questo caso non sarà necessario raggiungere il quorum per l’approvazione della riforma costituzionale».

Manuali ha inoltre ricordato che la stessa prima firmataria, la ministra Boschi, ha affermato che, «la riforma costituzionale l’avrei fatta diversa, ma dopo anni di discussioni si doveva fare qualcosa», «quindi siamo al paradosso. basta solo questa dichiarazione per votare no» – ha terminato.comitato antirenzi trentino

Singolare l’intervento di Gianpiero Robbi che dopo aver ricordato che la riforma non è una riduzione di spesa ma di rappresentanza e che meno rappresentanza significa meno libertà, ha alzato due cartelli dove la scritta è parsa emblematica, sul primo sono state riportate le parole, «Passeremo dalla democrazia rappresentativa a quella dell’investitura», sull’altro invece, «il capo e non il popolo sceglie i parlamentari».

Il comitato nelle prossime settimane proporrà alcuni incontri con costituzionalisti che spiegheranno perchè è necessario votare no alla nuova riforma costituzionale. «Abbiamo l’obbligo – ha concluso Claudio Taverna – di sensibilizzare e documentare i cittadini sul grande pericolo che questa riforma nasconde, per questo ci impegneremo in prima persona su tutto il territorio per far sapere ai cittadini perchè votare no».

Nei prossimi giorni inizieranno gli incontri con i partiti, le associazioni e tutti i gruppi che intendono opporsi con tutte le forze alla riforma.


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