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Poste, no alla chiusura degli uffici in Trentino e Lombardia. La battaglia del sindaco di Tione e di Italia Unica

venerdì, 23 ottobre 2015

Tione – Il Governo Renzi svende le Poste, da oggi volontinaggio davanti agli uffici postali del Trentino. Da Corrado Passera, leader nazionale di Italia Unica, a Mattia Gottardi, sindaco di Tione (Trento) e leader di Italia Unica in Trentino, arriva un unico grido: “No alla svendita e alla chiusura degli uffici“.

Al via da oggi il volantinaggio di Italia Unica davanti agli sportelli postali in tutta Italia. “Questa quotazione è un errore gravissimo”. Per questo Italia Unica, il partito di Corrado Passera, prosegue la sua battaglia contro l’iniziativa del Governo di privatizzare Poste italiane. L’appuntamento è a partire da venerdì 23 ottobre e nei giorni seguenti, con un volantinaggio daPoste grafica 0vanti agli sportelli degli uffici postali di tutta Italia e davanti alle sedi istituzionali e amministrative.

“Non si può trasformare un’infrastruttura sociale in un’azienda orientata al profitto – spiega il leader di Italia Unica e candidato sindaco nella città di Milano, Corrado Passera -. Sono favorevole alla privatizzazione di quasi tutte le 10mila partecipate pubbliche, ma svendere un’azienda che ha il più grande sistema logistico italiano, la più grande rete retail, la più grande compagnia assicurativa sulla vita, un patrimonio immobiliare sterminato, a un valore bassissimo resta un errore gravissimo”, conclude Passera.

“E’ gravissimo immaginare le conseguenze di questa svendita: chiusure in tantissimi Comuni trentini e peggioramento dei servizi. Tutto questo è inaccettabile”, aggiunge Mattia Gottardi, responsabile Regionale di Italia Unica.

Ecco i motivi principali della protesta così come sono illustrati nel volantino che sarà distribuito nelle principali città italiane, da Roma a Trento, da Milano a Napoli.

Cinque motivi fondamentali per cui questa quotazione è sbagliata: provoca un danno economico per lo stato e i cittadini; in breve tempo causerà la chiusura di centinaia di uffici soprattutto nei piccoli Comuni e problemi occupazionali; mette a rischio 500 miliardi di euro che Poste destina attraverso Cassa Depositi e Prestiti al finanziamento del debito pubblico e degli investimenti per lo sviluppo del paese; ha aumentato costi dei servizi a scapito della qualità per rendere l’azienda quotabile; cedere sul mercato il 40 per cento di Poste per 3-4 miliardi di euro significa svendere un bene strategico che svolge un servizio fondamentale per la vita di milioni di italiani.


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