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Incontro di culture in Val di Non: i migranti cantano durante la Messa nella chiesa di Castelfondo

domenica, 22 giugno 2014

Castelfondo – I migranti ospitati all’Ostello della Gioventù “Madonna della neve” hanno cantato durante la funzione religiosa nella chiesa di San Nicolò a Castelfondo, in Val di Non. La  musica è diventata un linguaggio universale capace di unire i popoli e le persone. E’ successo in mattinata nella chiesa parrocchiale di San Nicolò a Castelfondo, in alta Val di Non.

Sono state le note di “Oh Happy Day” a riunire, durante la messa, la comunità locale e i trentadue “profughi”, in larghissima parte nigeriani e cattolici, accolti nel locale Ostello della Gioventù “Madonna della neve”.

 IL MESSAGGIO

I giovani migranti, soccorsi dalla Marina Militare nell’ambito dell’operazione “Mare Nostrum” dopo essere partiti dall’Africa e aver rischiato la vita nel Mediterraneo, sonoCastelfondo 1 arrivati all’ostello di Castelfondo da un paio di settimane. Hanno frequentato la chiesa e con il prezioso sostegno degli animatori dell’ostello hanno “improvvisato” con entusiasmo un coro. L’apertura e la disponibilità dimostrate dall’attivissimo parroco, don Davide Angeli, quasi novant’anni portati egregiamente, ha spinto i ragazzi a cimentarsi oggi in questa piccola grande avventura canora in stile gospel nella chiesa di Castelfondo. Un canto di speranza per le famiglie rimaste nel paese d’origine fra guerre, soprusi e violenze, un canto di gioia e riconoscenza per l’accoglienza ricevuta in Trentino ma, soprattutto, un canto di fratellanza e condivisione con la gente di Castelfondo. E l’applauso, dalla comunità presente oggi in chiesa, non si è fatto attendere.

Dopo la messa, i migranti hanno partecipato alla processione del Corpus Domini attraverso le vie del paese fra cittadini, Vigili del Fuoco Volontari e rappresentanti delle istituzioni. Nelle parole del parroco un invito alla solidarietà fra i popoli, alla fratellanza fra le persone e a riconoscersi, indipendentemente dalla provenienza, come esseri umani di un’unica, grande comunità. Un appello valido oggi come ieri quando, come ha ricordato sul sagrato della chiesa una signora che in Svizzera ha vissuto per anni la convivenza fra diverse culture, erano i trentini ad emigrare per cercare di migliorare le proprie condizioni di vita e quelle della propria famiglia.


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