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Fusione dei Comuni: dopo il referendum del 7 giugno prosegue il percorso di accorpamento. Rossi e Daldoss: “Importante riforma istituzionale”

martedì, 23 giugno 2015

Trento – Fusione dei Comuni. il processo avanza a passi spediti. Dopo il referendum del 7 giugno va completato il percorso di fusione tra i Comuni trentini, dando ai cittadini la concretezza e il rigore ad un progetto importante per il Trentino. Il messaggio arriva dall’incontro che si è tenuto nel tardo pomeriggio di oggi presso la sede del Consorzio dei Comuni trentini.

All’appuntamento hanno partecipato, tra gli altri, il presidente Ugo Rossi e l’assessore provinciale alla coesione territoriale ed enti locali, Carlo Daldoss. “Il referendum del 7 giugno – ha sottolineato il governatore Rossi, che ha ringraziato gli amministratori per l’impegno dimostrato – proietta il Trentino in una nuova fase e, soprattutto, offre all’esterno un’immagine positiva dell’Autonomia trentina, realtà in grado di portare avanti da sola riforma istituzionali”(Nella foto l’assessore Daldoss con la Comunità di Valle) .

Il governatore Ugo Rossi, ha voluto ringraziare di persona gli amministratori trentini chDaldoss e Comunità di Vallee lo scorso 7 giugno hanno consentivo un esito positivo della tornata referendaria chiamata sulla fusione di 55 Comuni trentini.

“L’esito del referendum – ha esordito il presidente Rossi – ha una portata ben superiore alle singole fusioni. Grazie a voi, il Trentino ha dato l’idea che la nostra Autonomia, in tutti i suoi settori, è in grado di affrontare autonomamente e con spirito democratico un processo di riforma. E’ un messaggio fondamentale per la nostra Autonomia perché conferma nei fatti e con riforme importanti per l’assetto istituzionale, che il Trentino merita ed è in grado di gestire nel modo più alto la delega concessa”. Rossi ha ricordato l’incontro avuto negli scorsi giorni con il ministro per la Semplificazione e la pubblica amministrazione, Marianna Madia: “Ho avuto modo di presentare a lei i nostri risultati, incassando il consenso del Governo. In Italia siamo oggi una buona pratica in tema di riforme istituzionali che mirano a sanare a la pubblica amministrazione”.

Il presidente Rossi ha riconosciuto ai sindaci presenti in sala la coerenza dell’operato nei mesi scorsi: “Il referendum ha confermato che quando ci interroghiamo dal basso su temi strategici, possiamo ottenere delle risposte precise in grado di migliorare il progetto di riforma”.

Secondo Rossi, dopo il voto e il largo consenso ottenuto dal progetto di fusione dei Comuni trentini, è necessario “andare avanti e dare concretezza al processo, rassicurando le persone sulla direzione che il Trentino sta intraprendendo”.

Se tra gli obiettivi finali delle fusioni tra Comuni c’è il ridimensionamento della spesa pubblica, il presidente Rossi ha garantito la “necessaria flessibilità” da parte della Provincia autonoma di Trento anche in termini di maggiori costi iniziali.

“Le gestioni associate – ha concluso il governatore – ci saranno con un limite di abitanti, ma ora tutti dobbiamo mantenere l’approccio avuto fino ad ora, ovvero continuare con rigore e
coerenza nelle direzione di marcia che ci porterà a ridisegnare l’assetto dei Comuni trentini.

I cittadini chiedono sicurezza e stabilità soprattutto nel corso di processi di forte cambiamento”.

Accanto al presidente Rossi era seduto l’assessore provinciale alla coesione sociale ed enti locali, Carlo Daldoss. Ringraziando i sindaci e gli amministratori coinvolti nel referendum, l’assessore ha ribadito che “la consultazione popolare si è rivelato un esercizio di confronto autentico con istituzioni e cittadini. La partecipazione delle persone mi ha personalmente arricchito perché si è rivelata un’espressione autentica di valori e contributi costruttivi”.

L’assessore Daldoss ha illustrato le principali opportunità che si aprono per le amministrazioni che hanno intrapreso il percorso delle fusioni.

I Comuni coinvolti nei processi di fusione in corso sono esonerati dall’obbligo di gestione associata, mentre i nuovi Comuni, nati da fusione, superata una fase iniziale di “assestamento” organizzativo e gestionale, dovranno conseguire obiettivi di riduzione della spesa corrente rispetto alla situazione di partenza. I Comuni trentini, inoltre, sono soggetti a piano di miglioramento sostitutivo delle misure nazionali di spending review.

La legge provinciale di Revisione della legge di riforma istituzionale ha previsto per i Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti l’esercizio obbligatorio in forma associata dei servizi e delle funzioni comunali al fine di ridurre la spesa pubblica. “La giunta provinciale – ha aggiunto Daldoss – definirà d’intesa con il Coordinamento autonomie locali gli obiettivi di riduzione della spesa a valere per i nuovi comuni nati da fusione, mentre il Servizio autonomie locali della Provincia attiverà un ‘cruscotto di controllo’ per aiutare i nuovi comuni al fine del conseguimento degli obiettivi di riduzione della spesa”.

La Provincia presterà particolare attenzione al personale, all’utilizzo dei contributi regionali e allo sblocco del patto di stabilità. In particolare, per quanto riguarda il personale, la struttura organizzativa del nuovo comune dovrà assicurare a regime una spesa inferiore a quella iniziale, così come potranno essere valutati processi di mobilità all’interno del sistema integrato regionale (Provincia, Comunità e Comuni).

Per quanto riguarda i segretari comunali, Daldoss ha annunciato che darà ottimizzato il numero, così come sarà favorita la mobilità e gli spostamenti di segretari sul territorio provinciale con l’obiettivo di ridurre il costo del servizio.

Altro tema trattato Daldoss è stato quello dei contributi regionali: “Non devono essere utilizzati per incrementare spesa corrente strutturale. I contributi possono essere utilizzati per incremento temporaneo della spesa corrente nella fase di avvio del nuovo Comune (assunzioni a tempo determinato, incentivi temporanei al personale). Gli utilizzi consigliati – ha aggiunto – sono quelli diretti alla riduzione di tributi e tariffe locali a vantaggio della popolazione e delle imprese”.

Quanto al patto di stabilità, l’assessore ha ricordato che il blocco non si applica ai nuovi comuni per i successivi cinque anni. “Abbiamo considerato comunque due vincoli – ha concluso Daldoss – ovvero tensioni di liquidità del sistema pubblico provinciale conseguenti alle scelte finalizzate a garantire adeguata liquidità agli investimenti nell’ambito delle regole del Patto di stabilità; e nuovi vincoli derivanti dall’obbligo del pareggio di bilancio (competenza e cassa) a partire dal 2016, che escludono ai fini del pareggio gli avanzi di amministrazione e i fondi di cassa”.

 


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