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Dal Parco dello Stelvio al Monte Baldo, in Trentino crescono le aree protette

sabato, 15 giugno 2013

Trento – Un nuovo parco naturale in Trentino. E’ la proposta della Giunta provinciale che ha siglato a  Brentonico l’Accordo di Programma per l’attivazione del Parco naturale locale del Monte Baldo. A sottoscrivere il documento il presidente della Provincia Alberto Pacher, i presidenti delle Comunità dell’Alto Garda e Ledro e Vallagarina, i sindaci di Ala, Avio, Brentonico, Mori e Nago- Torbole. “Erede” della Rete di riserve di Brentonico, la nascente Rete di riserve del Monte Baldo assumerà la denominazione di Parco Naturale Locale, ferma restando la possibilità di attribuire un nome tematico che connoti il parco rispetto agli elemen2ti naturalistici del territorio del Baldo. La firma segue l’approvazione da parte della Giunta provinciale il 12 aprile scorso contestualmente alla prima adozione del progetto di Piano di gestione.  Tra le azioni prioritarie individuate per il primo triennio di gestione del nuovo Parco del Baldo vi sono misure di tutela e conservazione per gli habitat, per la flora e la fauna, monitoraggi e azioni di promozione socio-economica e di fruizione sociale. E’ prevista anche l’adesione della Rete di riserve alla Carta europea del turismo sostenibile. L’idea di individuare nell’istituzione di un Parco Naturale sul Baldo trentino il progetto chiave per uno sviluppo culturale, sociale ed economico sostenibile dell’Altopiano trova le sue premesse fin dai primi anni Settanta. Al 1972 risale infatti l’istituzione della Riserva Botanica di Corna Piana, mentre nel 1987 il Pup individuò i biotopi protetti di “Corna Piana”, “Fobbie – Laghetto della Polsa” e “Pasna”, a cui seguirono, in attuazione della direttive comunitarie “Habitat” e “Uccelli” e nell’ambito della Rete europea Natura 2000 i Siti di interesse comunitario (SIC) “Corna Piana”, “Bocca d’Ardole/Corno della Paura”, “Monte Baldo di Brentonico”, “Talpina-Brentonico” e “Monte Baldo – Cima Valdritta”, e la Zona di protezione speciale (ZPS) “Bocca d’Ardole/Corno della Paura”.  A connotare l’alto valore naturalistico del Monte Baldo è la sua straordinaria biodiversità floreale e botanica, un “paradiso” che già i botanici, gli speziali-farmacisti, gli studiosi ed i naturalisti del 1440 avevano imparato a conoscere. E fu proprio grazie a tale ricchezza botanica che il Monte Baldo fu definito nel 1584 “Hortus Italiae” e poi nel 1745 “Rarorum plantarium hortus”. Lo stesso scrittore trentino Aldo Gorfer ci ricorda che la storia del Baldo s’intreccia con la storia della nomenclatura botanica e che parecchi vegetali si denominano nell’aggettivo qualificante la specie baldensis. Da allora, attraverso i secoli fino ai giorni nostri, il Monte Baldo è stato mèta di studiosi botanici di tutto il mondo che ne hanno esaltato tale ricchezza botanica evidenziandone le peculiari caratteristiche che non finiscono mai di stupire. A conferma di ciò nell’estate del 2007 proprio sul Baldo i botanici Alessio Bertolli e Filippo Prosser del Museo Civico di Rovereto hanno rinvenuto gli unici esemplari di un’entità botanica (Brassica repanda subsp. baldensis) fino ad allora sconosciuta.  Per conservare e valorizzare tale biodiversità, negli anni Ottanta del ‘900 una serie di rassegne floreali biennali, organizzate da cittadini e associazioni di volontariato di Brentonico sotto il nome “Il Fiore del Baldo” hanno riportato alla ribalta nazionale e internazionale le peculiarità botaniche della montagna suscitando vasta eco non solo nel mondo degli specialisti ma anche tra gli appassionati, i cittadini comuni, le scolaresche e i turisti di ogni parte d’Italia e d’Europa. In linea con le profonde tradizioni che hanno mantenuta viva la sensibilità dei residenti sulla qualità dell’ambiente, la corretta gestione del territorio in armonia con le attività antropiche tradizionali è sempre stata una delle grandi preoccupazioni e aspirazioni delle amministrazioni comunali dell’Altopiano, che nel tempo hanno attivato e sostenuto iniziative volte alla valorizzazione delle peculiarità ambientali del Monte Baldo.  Tra le azioni prioritarie individuate per il primo triennio di gestione del nuovo Parco del Baldo vi sono misure di tutela e conservazione per gli habitat, per la flora e la fauna, monitoraggi e azioni di promozione socio-economica e di fruizione sociale. E’ prevista anche l’adesione della Rete di riserve alla Carta europea del turismo sostenibile. Due specifiche azioni sono poi previste nell’ambito del progetto LIFE + T.E.N., finalizzate alla realizzazione di un inventario degli interventi di tutela attiva e di ricostruzione della connettività e di un progetto integrato di salvaguardia degli habitat e di sviluppo socio-economico. Obiettivo di carattere generale dell’Accordo di Programma è quello di assicurare una gestione unitaria e coordinata delle aree protette afferenti al Monte Baldo, finalizzata alla conservazione attiva delle stesse, alla tutela e al miglioramento dello stato di conservazione delle emergenze ambientali e alla loro valorizzazione in chiave educativa e ricreativa.  In particolare l’accordo di programma, che ha durata triennale, è finalizzato alla salvaguardia, sostegno e promozione delle tradizionali attività che fanno riferimento all’uso civico, alla selvicoltura, all’allevamento zootecnico, al pascolo, all’agricoltura di montagna, al taglio del fieno, alla raccolta del legnatico, alla caccia, alla pesca, alla raccolta dei funghi e dei frutti del bosco e all’apicoltura, nonché le attività ricreative, turistiche e sportive compatibili, come elementi costitutivi fondamentali per la presenza antropica nelle aree di montagna. Accanto all’impegno di mantenere in uno stato di conservazione soddisfacente le specie e gli habitat dei siti Natura 2000, si vuole promuovere, in coerenza con quanto afferma la Carta Europea del Turismo Sostenibile, la rete di riserve in un’ottica di valorizzazione del turismo sostenibile, la promozione della partecipazione dei cittadini e portatori di interesse (attraverso il Forum territoriale), la qualificazione e diversificazione dell’offerta turistica sostenibile riconoscendo il territorio come primo fattore di attrattiva. Per perseguire tali obbiettivi non saranno introdotti ulteriori vincoli e divieti rispetto a quelli già stabiliti dalla normativa comunitaria, nazionale e provinciale per le specifiche tipologie di aree presenti nella Rete di Riserve, in materia di gestione del territorio e di svolgimento delle attività tradizionali, fatte salve decisioni prese all’unanimità dalla Conferenza della Rete, l’organo di gestione composto dai sindaci dei Comuni e dai presidenti delle Comunità aderenti. Saranno altresì facilitate e rese accessibili a tutti gli operatori economici (allevatori, agricoltori e operatori turistici in particolare) attraverso idonei sportelli in loco, le procedure burocratico/amministrative relative alle attività economiche e tradizionali che dovessero interessare l’area della Rete di Riserve. Tali sportelli dovranno anche facilitare l’accesso a misure di finanziamento (fondi provinciali, P.S.R., ecc.) da parte degli operatori privati per le operazioni di gestione della Rete di riserve previste nel Piano di gestione della stessa.


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