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Cles: oltre 500 frutticoltori all’incontro della Fondazione Mach

mercoledì, 19 febbraio 2014

Cles – Oltre 500 frutticoltori si sono ritrovati a Cles alla 17esima giornata tecnica della Fondazione Mach. L’appuntamento si conferma uno tra i più attesi e partecipati dal mondo frutticolo trentino. La giornata tecnica “La frutticoltura delle Valli del Noce” organizzata dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige ha registrato un boom di partecipanti con oltre 500 frutticoltori presenti. Riflettori puntati sulla ticchiolatura, il patogeno più pericoloso per il melo che l’anno scorso si è manifestato in tutta la sua gravità. I tecnici di SaCles frutticoltorin Michele hanno fornito ai frutticoltori gli elementi per poter mettere a punto una appropriata difesa per il 2014. Si è parlato anche della situazione scopazzi che per la Val di Non al momento risulta sotto controllo, del modello di frutteto sostenibile, già realtà nelle aziende sperimentali di Maso Part e Maso Maiano, ma anche del Piano di azione nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, entrato in vigore proprio in questi giorni.

GLI INTERVENTI DEGLI ESPERTi

Il direttore generale, Mauro Fezzi, ha presentato il gruppo di lavoro congiunto Fondazione Mach – mondo produttivo, la cui costituzione è stata approvata dal consiglio di amministrazione. Il gruppo avrà il compito di condividere e concordare le linee dell’assistenza tecnica con riferimento particolare alla difesa delle colture, affinché le strategie messe a punto possano trovare un punto di riferimento continuo ed evitare situazioni critiche come quelle avvenute nell’ultima annata a causa del problema della ticchiolatura.

Vittorio Rossi dell’Università di Piacenza ha parlato di biologia della ticchiolatura e relativi modelli matematici, lasciando spazio poi alla presentazione delle prove sperimentali, in riferimento ai prodotti utilizzati e alla difesa tempestiva. Per quanto riguarda gli agrofarmaci, Davide Profaizer, Graziano Giuliani e Gino Angeli hanno spiegato che la revisione delle sostanze attive impiegabili in difesa sta riducendo la quantità dei prodotti disponibili e imporrà ulteriori limiti nel numero di applicazioni e nelle dosi, illustrando le potenzialità derivanti da alcuni prodotti, tra cui lo solfo e i fosfiti di potassio. Flavia Forno, Romano Maines e Luisa Mattedi hanno portato l’esperienza di difesa tempestiva applicata da diversi anni nella frutticoltura biologica portando all’attenzione quattro importanti precondizioni: la dotazione di un buon bagaglio di conoscenze da parte del frutticoltore ricorrendo anche all’uso oculato dei modelli previsionali, la riduzione dell’inoculo laddove possibile, il contenimento delle infezioni primarie e un corretto uso dei prodotti rameici (preventivi), polifosfuro e zolfi (germinazione) e curativi (bicarbonato di potassio). 
Mario Springhetti, Luigi Tolotti, Andrea Branz, Gianluca Giuliani, Roberto Torresani hanno proposto alcune strategie di difesa per il 2014. Vediamole in sintesi. Per ridurre il potenziale d’inoculo già in autunno era stata consigliata la pacciamatura delle foglie; questa operazione è opportuno ripeterla in primavera per accelerare la loro degradazione. Il melo è sensibile alla ticchiolatura già dallo stadio di “punte verdi” quindi è importante fin dalla ripresa vegetativa essere in condizioni di eseguire una razionale difesa –spiegano i tecnici. Le infezioni primarie reali di ticchiolatura che si verificano durante una stagione sono di solito 3 – 4; con l’utilizzo di tutti i mezzi a disposizione (previsioni meteo, controllo dell’accrescimento, verifica volo ascospore, modelli previsionali, ecc.) si cercherà di individuare queste situazioni dove eseguire una difesa particolarmente attenta. I trattamenti preventivi eseguiti il più possibile vicino al verificarsi della pioggia si confermano sempre i più efficaci quindi sono la base della difesa; buoni risultati si ottengono anche intervenendo con fungicidi di contatto ad inizio pioggia. Il polisolfuro di calcio, molto utilizzato nella frutticoltura biologica, è un fungicida che presenta una elevata efficacia; va impiegato rispettando alcune attenzioni per evitare di avere fenomeni di fitotossicità. I prodotti curativi (anilinopirimidine e IBS) è opportuno utilizzarli il meno possibile sia per la loro efficacia non completa, sia per ridurre al minimo la possibilità che si verifichi il fenomeno della resistenza. “E’ importante ribadire –sottolineano i tecnici- che il risultato della difesa dipende da molti fattori, anche il miglior prodotto fornirà risultati parziali se impiegato in modo non razionale o non arriva in quantità adeguata in tutte le parti della pianta.
Spazio poi al tema dell’efficacia dei trattamenti con l’intervento di Piergiorgio Ianes, Maurizio Chini, Matteo de Concini, Stefano Bott, Daniel Bondesan, Claudio Rizzi che dalle molte osservazioni e prove di campo hanno apurato che la distribuzione degli agrofarmaci risulta spesso insufficiente sulle cime e che per ridurre la problematica è necessario conoscere le prestazioni della propria irroratrice e impiegarla correttamente. Ecco, dunque, le indicazioni tecniche per la distribuzione ottimale.
Alberto Dorigoni ha parlato di gestione delle piante come di uno snodo che condiziona tutta l’agrotecnica mettendo in luce gli aspetti e i vantaggi derivanti dalla forma di allevamento in parete quanto riguarda la riduzione degli input di manodopera e chimica in frutticoltura. Un frutteto costituito da file strette e basse apre ad un ventaglio di possibilità tecniche che vanno dalla meccanizzazione del diradamento e del diserbo, della potatura estiva ed invernale a finestre, fino alle reti polifunzionali e agli atomizzatori a ultra-bassa deriva. E nuove opportunità andranno studiate, come la manipolazione del microclima intorno alle piante con reti anti-pioggia, o il trattamento con sistemi fissi che non necessitano di atomizzatori. Ne trarrà vantaggio la gestione intera del frutteto, più semplice, la difesa dai patogeni, con meno chimica, la sicurezza dell’operatore che userà meno carri raccolta e scale, il consumatore che troverà un prodotto più pulito, e infine l’ambiente meno contaminato da fenomeni di deriva degli antiparassitari.
Fabrizio Dolzani ha presentato i risultati del monitoraggio scopazzi, indagine che ha interessato 265 ettari in provincia di Trento di cui 128 nelle valli del Noce, 46 in Valsugana, 48 a Trento Nord, 43 fra Trento Sud e Valli del Sarca. Nelle valli del Noce la situazione risulta complessivamente buona. Infatti sul portainnesto M 9, che interessa ormai l’87 % degli impianti, la percentuale di piante infette nel 2013 si attesta mediamente allo 0,24 % con un leggero incremento nell’alta valle (0,57 %). Negli impianti su portainnesto medio-debole ( M 26), medio ( M106 ) e forte ( Franco ), che occupano il restante 13 % della superficie, si riscontra una presenza più elevata della malattia con punte del 30 % ed oltre.
Renato Martinelli della PAT ha illustrato le linee Piano d’azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN) entrato in vigore il 13 febbraio. “La frutti-viticoltura trentina – ha concluso – può guardare senza eccessivo timore agli obblighi derivanti dal Piano: il percorso intrapreso da oltre 20 anni con l’adozione in forma volontaria di specifici disciplinari di produzione ed il ruolo svolto dal servizio di assistenza tecnica, costantemente impegnata nel preparare e supportare gli agricoltori nelle scelte tecniche consentirà di rispettare senza particolari difficoltà e obblighi”.


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