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Cles, convegno sulla figura di Luigi de Campi

lunedì, 23 ottobre 2017

Cles – Una giornata di studi a Cles su Luigi de Campi. Personalità poliedrica e dai molteplici interessi culturali, Luigi de Campi fu uno dei massimi archeologi attivi nel Trentino del suo tempo, ma fu attivo anche nella ricerca storica ed archivistica, nonché come uomo politico.

In occasione del centenario della morte, la figura di de Campi verrà ricordata nella giornata di studi “Luigi de Campi. Ricerca archeologica e tutela dei monumenti nel Trentino asburgico”, in programma venerdì 27 ottobre, a Cles (Brescia), presso la Sala Borghesi Bertolla. L’iniziativa è a cura della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento d’intesa con il Comune e la biblioteca di Cles. La giornata di studi è riconosciuta dall’IPRASE come corso valido ai fini dell’aggiornamento professionale dei docenti della scuola della Provincia autonoma di Trento.

luigi de Campi Cles 0

Luigi de Campi (Cles 1847 – Losanna 1917)
È uno dei più importanti uomini di cultura che Cles e il Trentino possano vantare. Studioso, saggista, uomo politico, dedicò impegno costante alla ricerca archeologica e alla valorizzazione e tutela del patrimonio storico e artistico del Trentino e in particolare della Val di Non.

La giornata di studi vedrà impegnati nove relatori nell’approfondimento di temi legati alle ricerche archeologiche e alle azioni di tutela dei beni culturali intraprese dallo studioso tra la fine dell’Ottocento e il 1917 in qualità di conservatore della imperial-regia Commissione Centrale per la tutela dei monumenti, nonché alla sua attività politica come deputato al Parlamento di Vienna.
A margine del convegno sono previste due visite guidate al sito archeologico dei Campi Neri di Cles e al Palazzo Assessorile, dove saranno esposti al pubblico gli spilloni risalenti al XII-XI secolo a.C. recentemente rinvenuti ai Campi Neri.

Luigi de Campi ebbe modo in più occasioni di effettuare indagini archeologiche che interessarono varie località del territorio tra cui quella dei Campi Neri, nota a livello internazionale per aver restituito l’eccezionale documento giuridico noto come Tavola Clesiana, una lastra di bronzo recante l’editto con cui, nel 46 d.C., l’imperatore Claudio concedeva la cittadinanza romana alle popolazioni locali.

La straordinaria importanza di questo sito, frequentato a scopo cultuale-religioso dalle comunità della valle a partire dalla metà del III millennio a.C. fino alla tarda romanità, è stata confermata anche dalle più recenti ricerche eseguite dall’Ufficio beni archeologici provinciale.

Gli archeologi hanno riportato alla luce una vasta e articolata area santuariale percorsa da «vie sacre», probabilmente connesse allo svolgimento di processioni, e contrassegnata da cerimonie che prevedevano la deposizione di offerte votive, il sacrificio di animali e l’accensione di fuochi.

Gli spilloni esposti al Palazzo Assessorile, contraddistinti da una straordinaria varietà di tipologie perlopiù inquadrabili nel corso dell’età del Bronzo Finale, tra XII e XI sec. a.C., sono stati rinvenuti nel 2015 all’interno di una grande fossa con riempimento in pietrame, terra di rogo e presenza di resti faunistici bruciati o meno, oltreché di un’altissima concentrazione di manufatti metallici, decisamente inconsueta rispetto a quella rilevata nelle numerose altre analoghe strutture indagate.

Si tratta, con tutta probabilità, di un deposito di oggetti votivi presumibilmente recuperati dall’area circostante e interrati ritualmente.

Tale ritrovamento si colloca in prossimità di quello che restituì il ripostiglio di dieci spilloni dell’età del Bronzo Finale (XI sec. a.C.), conservati nella sezione archeologica del Castello del Buonconsiglio, che il Campi pubblicò nel 1909 interpretandoli giustamente come “offerta fatta ad una ignota e misteriosa divinità”.

Accanto agli spilloni, saranno inoltre esposti otto estratti rilegati in un unico volume pubblicati tra il 1885 e il 1900 che de Campi omaggiò con dedica autografa alla signora Marie Eysn di Salisburgo. Il volume, che riporta un timbro di proprietà “Bücherei K. Willvonseder”, fa parte del fondo Harry Lawrence Barfield, acquisito dalla biblioteca Pia Laviosa Zambotti dell’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza.


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