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Camera di Commercio, indagine Excelsior: le previsioni sull’occupazione in Trentino

venerdì, 25 settembre 2015

Vermiglio – È stata ultimata in questi giorni la pubblicazione dell’indagine Excelsior, la ricerca che ogni anno Unioncamere realizza con la collaborazione delle singole Camere di Commercio e con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Si tratta di un lavoro dettagliato che raccoglie, per aree distinte, il fabbisogno delle imprese in termini di risorse umane e i movimenti occupazionali previsti per il 2015.pejo lago palu

In Trentino, le imprese che prevedono di effettuare assunzioni sono quest’anno il 22,3%, un valore sostanzialmente stabile rispetto al dato dello scorso anno (22,2%) ma inferiore rispetto a quelli rilevati dal 2007 al 2011, che si erano sempre collocati al di sopra del 30%.

La presente fase congiunturale, pur evidenziando timidi segnali positivi sul piano dei risultati economici, non sembra, quindi, ancora in grado di incidere in maniera significativa sul numero di imprese che intendono acquisire nuovi dipendenti. Anche nell’anno in corso la quota di imprese che manifesta l’intenzione di effettuare assunzioni appare più elevata in Trentino rispetto al Nord Est e alla media nazionale, intenzione determinata però dalla più elevata incidenza in loco di attività a carattere stagionale.

La motivazione prevalente addotta dalle imprese per assumere è l’esigenza di manodopera per la sostituzione di dipendenti indisponibili (32,1%), a cui segue la necessità di incrementare l’organico a causa della domanda in crescita o in ripresa (27,5%). Quest’ultimo dato rappresenta un elemento senza dubbio positivo, se raffrontato con la percentuale dello scorso anno, che era decisamente inferiore (21%).

Passando ad analizzare i movimenti occupazionali previsti dalle imprese per il 2015, si registra che anche nel 2015 il saldo previsto risulta negativo e pari a -1.480 unità. Questo dato è però in miglioramento rispetto al saldo del 2014 (-2.200), che a sua volta era risultato migliore rispetto al dato negativo del 2013, il peggiore da quando è stata avviata l’indagine Excelsior. Il trend che si rileva è quindi quello di un costante, lieve miglioramento negli ultimi due anni della situazione del mercato del lavoro, pur in presenza però di un numero di entrate costantemente inferiore rispetto alle uscite.

Considerando le assunzioni in base al tipo di contratto che si intende stipulare, il tempo determinato appare assolutamente predominante. Prospettive di lavoro con maggiore stabilità, cioè a tempo indeterminato, riguardano il 13,8% delle assunzioni in aumento rispetto all’11,6% del 2014, quale probabile effetto determinato dalle misure varate dal Governo nel cosiddetto Jobs Act.

Per quanto riguarda le assunzioni per grandi gruppi professionali, secondo una classificazione di merito, al livello più elevato troviamo 640 assunzioni, pari al 11,5% rispetto al totale, che riguardano le professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione, un dato questo che si mantiene costante rispetto all’anno precedente, ma è superiore rispetto ai valori rilevati negli ultimi anni e indicativo dell’esigenza espressa dalle imprese di dotarsi di figure ad elevata qualificazione. Seguono 510 assunzioni, pari al 9,2%, che riguardano le professioni tecniche. Al livello intermedio sono previste 610 assunzioni di impiegati (10,9%) e 1.100 (19,8%) riguardanti le professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi (tra cui 460 addetti alle vendite). Seguono 850 artigiani e operai specializzati (15,2%) e 610 conduttori di impianti e operai semiqualificati addetti a macchinari fissi e mobili (11,0%), tra cui 260 conduttori di veicoli a motore e infine 1.240 assunzioni (22,3%) inerenti le professioni non qualificate, tra cui 1.100 per servizi di pulizia.

In valori assoluti, le ultime due classi elencate evidenziano un sensibile aumento rispetto all’anno precedente.

Le professioni di più difficile reperimento sono quelle intellettuali, scientifiche di elevata specializzazione (33,6%), in particolare gli specialisti in scienze matematiche, informatiche, chimiche e fisiche e gli ingegneri e professioni assimilate. Non mancano però professioni meno qualificate in cui è marcata la difficoltà di reperimento. Il riferimento va in particolare ai fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica e professioni simili e ai conduttori di veicoli a motore.

Le tipologie di richieste professionali sono strettamente collegate ai titoli di studio. Nel 31,8% dei casi (30,7% nel 2014) è sufficiente la mera scuola dell’obbligo: si tratta di un dato molto significativo, che spiega anche la difficoltà di molti giovani a trovare impiego sulla base di titoli di studio più elevati. Ad un livello più elevato si pone l’esigenza di una qualifica professionale che risulta indispensabile per il 19,4% delle nuove assunzioni (9,7% nel 2014). Rispetto allo scorso anno, aumenta quindi in maniera significativa la richiesta di personale in possesso della qualifica professionale, mentre rimane sostanzialmente stabile la richiesta di dipendenti senza formazione specifica. Un titolo di scuola secondaria è richiesto nel 31,8% dei casi (45,6% nell’anno precedente) ed infine rimane un 17,7% (13,9% nell’anno precedente) rivolto a diplomi e lauree universitarie. Nel 2015 si assiste quindi a un aumento, in termini relativi, della richiesta di assunzioni di addetti con livello universitario, mentre diminuisce sensibilmente la richiesta di persone in possesso del diploma.

Più significative sono le differenze di genere. A livello complessivo le persone di sesso maschile sono ritenute più adatte nel 27,3% dei casi, a fronte del 19,1% per le persone di sesso femminile. Nel restante 53,6% dei casi entrambi i generi sono ugualmente adatti, dato questo in aumento rispetto all’anno precedente. Scendendo nel dettaglio della situazione trentina, emerge una netta differenza tra il settore industriale e delle costruzioni, che opta decisamente per i maschi con il 69% di preferenze, contro il 6,0% delle femmine, e i servizi in cui si manifesta una maggior preferenza per l’assunzione di donne, ritenute più adatte nel 24,0% dei casi, rispetto all’11,3% dei maschi, mentre il 64,7% si pone in modo neutrale rispetto a una scelta di genere.


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