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Trento, l’arcivescovo Lauro ordina tra nuovo sacerdoti

domenica, 19 giugno 2016

Trento – Ordinati tre nuovi preti a Trento. “In questi primi mesi del mio servizio episcopale diverse persone, tra loro alcune non credenti, mi hanno chiesto di aiutarli a sperare. È la domanda più insistente che mi è stata rivolta. Vi chiedo umilmente di aiutarmi a dare risposta a questo appello”.

Così l’arcivescovo Lauro Tisi si è rivolto, in una cMonsiglio Lisi trentoattedrale gremita di fedeli, a Daniel Romagnuolo, Massimiliano Detassis e fra Francesco Grassi, subito prima di stendere su di loro le mani ordinandoli preti, i primi del suo episcopato. 

Dopo monsignor Lauro, hanno posto le mani sul capo dei due sacerdoti diocesani e del frate minore l’arcivescovo emerito Luigi Bressan, proprio nel giorno anniversario della sua ordinazione episcopale (avvenuta nella stessa cattedrale il 18 giugno del 1989) e il trevigiano fra Mario Favretto, nuovo Ministro provinciale della neonata Provincia del Nord Italia Sant’Antonio dei Frati Minori.

“E’ davvero bello fare festa insieme alla famiglia francescana – sottolineava in avvio della liturgia monsignor Tisi. Quindi tutti gli altri sacerdoti presenti, guidati dai parroci delle ben rappresentate comunità dove i tre si sono formati: Levico («dove io ho mosso i primi passi da prete”, rammentava l’arcivescovo Lauro) per il 28enne Daniel e la parrocchia del Duomo di Trento, che ha visto crescere la vocazione sia di Massimiliano, 31 anni, sia fra Francesco, 29 anni, amici da sempre e ora anche compagni di messa a casa loro.

Il lungo rito di ordinazione, animato dai cori parrocchiali del Duomo e di Levico ha visto la partecipazione di almeno trecento preti e religiosi e centinaia di fedeli.
A loro le parole accorate di monsignor Tisi in un’omelia interamente dedicata al tema della speranza, partendo da un capovolgimento concettuale: “Tra le tante frasi fatte che ci scambiamo, ce n’è una che sembra piena di saggezza e buon senso: Finché c’è vita c’è speranza.
«Ho seri dubbi sulla bontà di questa affermazione. Possiamo parlare di vita in assenza della speranza? Personalmente ribalterei la frase: Finché c’è speranza, c’è vita. Dire speranza equivale a dire vita. Molti non guardano tanto la nostra fede e neppure la nostra carità, ci chiedono semplicemente la Speranza. Hanno bisogno di occhi, di mani, di parole attraversate dalla serenità di chi sa di avere un posto nel cuore di Dio”.


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