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Strembo, sulle vicende del Parco Naturale Adamello Brenta botta e risposta tra Masé e Cia

lunedì, 3 aprile 2017

Strembo – Botta e risposta sulle recenti vicende del Parco Naturale tra il Consigliere provinciale Claudio Cia e il presidente del Parco Naturale Adamello Brenta, Joseph Masé.

IL TESTO DEL PARCO NATURALE ADAMELLO BRENTA 

“Il Presidente del Parco Naturale Adamello Brenta, visto l’articolo diffuso il 30.03.2017 dal Consigliere provinciale Claudio Cia avente ad oggetto il presunto sequestro di documenti avvenuto presso la sede dell’Ente ed asseritamente “finalizzato ad appurare la posizione del Presidente Joseph Masè”, ritiene doveroso precisare quanto segue.

A seguito di una richiesta di esibizione emessa dalla Procura della Repubblica di Trento, sono stati consegnati agli inquirenti documenti che attengono ad un arco temporale che va dal mese di gennaio dell’anno 2015 al mese di febbraio dell’anno 2017 e, dunque, ad un periodo anche antecedente all’elezione dell’avvocato Joseph Masè a Presidente del Parco.

La documentazione richiesta dalla Procura non attiene in modo alcun alla procedura di selezione dell’ex direttore, dottor Silvio Bartolomei, e tantomeno alle consulenze disposte su indicazione di quest’ultimo, bensì ad assunzioni effettuate dall’Ente sia durante la presidenza di Antonio Caola e la direzione del dottor Roberto Zoanetti, sia nel periodo successivo con la presidenza di Masè e la direzione di Bartolomei e di Corradi.

Il Presidente Masè, preso atto, che la notizia diffusa dal Consigliere Cia:
- non corrisponde al vero laddove asserisce che: “… il tutto sembrerebbe finalizzato ad appurare la posizione del Presidente Joseph Masè su problematiche non meglio definite”, atteso che, come sopra evidenziato, la documentazione all’interesse della Procura si riferisce anche ad un periodo antecedente all’elezione di Masè e, dunque, a condotte poste in essere anche da altri soggetti;

- non corrisponde al vero laddove allude alla possibilità che le indagini potrebbero avere ad oggetto la presunta irregolarità dell’elezione del direttore Bartolomei, dato che nessun documento richiesto dalla Procura attiene alla procedura di selezione dell’ex direttore;

- non corrisponde al vero laddove allude alla possibilità che oggetto dell’indagine potrebbero essere le consulenze affidate in presenza di un presunto conflitto di interessi del dott. Bartolomei, dal momento che nessun documento richiesto dalla Procura attiene agli incarichi conferiti dalla Giunta;

si riserva di sporgere atto di denuncia-querela nei confronti del Consigliere Cia per diffamazione a mezzo stampa, considerato che la notizia diffusa non rispetta i parametri di verità, di interesse collettivo e di continenza, mentre costituisce l’ennesimo attacco, tanto gratuito quanto infondato, da parte del Consigliere Cia nei confronti del Presidente Masè e palesemente diretto a lederne la reputazione e l’onore.

Che il Consigliere Cia sia in malafede e che la propria condotta non sia finalizzata ad espletare il proprio mandato politico, bensì a colpire, sul piano individuale, la figura morale del Presidente Masè è dimostrato dal fatto che egli è perfettamente consapevole della circostanza che durante la fase delle indagini di un procedimento penale ogni informazione è, ai sensi dell’art. 329 c.p.p., secretata e che, dunque, il Presidente del Consiglio Provinciale, non avendo un accesso privilegiato agli atti della Procura, nulla potrebbe riferire in merito alla motivazione dell’indagine, alla tipologia dei documenti sequestrati e tantomeno dei soggetti coinvolti.

Si precisa, infine, che né al Presidente Masè né ad altri amministratori o dipendenti dell’Ente è stata ad oggi notificata alcuna informazione di garanzia contenente la contestazione di condotte penalmente rilevanti.

Nel rispetto dell’indagine in corso, che richiede una doverosa riservatezza, si è ritenuto corretto questo intervento affinché ciascun Cittadino possa conoscere la verità dei fatti e non essere indotto in errore da notizie false e tendenziose”.

LA REPLICA DI CONSIGLIERE PROVINCIALE CIA
“Dalla cronaca pare di capire che il Presidente del Parco Adamello Brenta avvocato Joseph Masè, nominato nel 2015 dopo un duro scontro fra i Comuni dell’Alta e Bassa Rendena, non abbia preso molto bene l’interrogazione del Consigliere provinciale Claudio Cia, coordinatore politico di AGIRE, minacciando online possibili azioni legali.

Da qualche tempo il Consigliere Cia sta infatti seguendo il caso dell’ex direttore del Parco Adamello Brenta, da ultimo depositando un esposto all’Autorità Anticorruzione e un’interrogazione provinciale in merito al presunto sequestro di una grande quantità di documenti degli uffici del Parco da parte dei Carabinieri.

Nel merito, risulta curioso che nella replica il Presidente Joseph Masè confermi che effettivamente c’è stata una richiesta da parte della Procura di Trento e che riguarderebbe delle assunzioni effettuate anche durante la sua presidenza; senza poi dibattere sull’ “Obbligo del segreto” ex art. 329 del c.p.p., sarebbe in ogni caso corretto da parte delle istituzioni locali informare spontaneamente i cittadini su un episodio del genere, come sulla nomina controversa dell’ex direttore del Parco, dal momento che tale struttura riceve molti soldi da parte dei contribuenti (secondo una delibera della Giunta provinciale, l’ultimo finanziamento ammonterà a 2,8 milioni di euro). Di conseguenza, il coordinamento di Agire delle Valli Giudicarie si augura che si faccia luce al più presto su queste vicende, sperando che tutti i consiglieri provinciali possano continuare a esercitare il proprio mandato con funzione ispettiva senza che siano minacciati di querela da chicchessia. La carica di “Presidente” oltre a onóri impone anche òneri, compreso quello della responsabilità delle proprie azioni”.


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