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Questione migranti al 54° Congresso dell’European Journalists Association a Trento

sabato, 17 settembre 2016

Trento – Al congresso della European Journalists Association anche il vicesindaco di Lampedusa e Linosa. Migranti, da problema di sicurezza a problema umanitario. «Il nostro mondo ha bisogno di un’Europa solida» è il titolo della risoluzione con la quale si è conclusa la 54esima edizione del Congresso dell’European Journalists Association a Trento. Due giorni nei quali si è parlato delle sorti dell’Europa dopo la Brexit, ma anche dei rapporti con l’Africa e con vicini importanti come la Turchia.

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“L’Europa – si è detto – rimane uno dei progetti più importanti della storiae «le conquiste fatte negli ultimi decenni – ha esortato Reinhard Neumann, responsabile comunicazione di una ditta austriaca operante nella sicurezza stradale – devono rimanere». Una piccola esperienza personale di Neumann fa capire chiaramente i passi in avanti fatti: nel 1994 Neumann, germanico, si è trasferito in Austria. Con una sosta forzata di 8 ore alla frontiera e l’obbligo di registrarsi come straniero. Pur parlando la stessa madrelingua.

In sala della Cooperazione a Trento è intervenuto anche Thomas Widmann, presidente del Consiglio regionale, che ha parlato della Regione come piccola Europa. «L’Euregio – ha aggiunto – è una vera macroregione europea, che mostra come sia necessaria più Europa dei popoli che Europa delle nazioni». L’europarlamentare Herbert Dorfmann si è soffermato sulle distorsioni comunicative nazionali in merito a quanto accade in Europa. «Il Consiglio europeo ha assunto in un anno 150 provvedimenti legislativi, con voti sempre all’unanimità esclusi due voti contrari ad una norma di Gran Bretagna e Polonia».

Intervento molto significativo quello in videoconferenza di Damiano Massimiliano Sferlazzo, vicesindaco di Lampedusa e Linosa, che ha descritto la quotidianità dei 6mila 500 abitanti delle isole, più vicine alla Tunisia che alla Sicilia.

«Stiamo attenti – l’invito del vicesindaco – a non strumentalizzare come invasori persone che si spostano per necessità, per accontentare bisogni, per salvarsi la vita. Noi salviamo le vite in mare, una legge intrinseca e naturale per pescatori come noi». Sferlazzo ha ricevuto anche i complimenti e la solidarietà di Paride Gianmoena, presidente del Consiglio delle autonomie trentine ed ha chiesto che «il tema migranti venga visto più in termini umanitari, e non solo come problema di sicurezza. In futuro vorremmo che ci fossero sempre più canali umanitari che pongano fine ai traffici di persone».

Agadez in Niger è uno degli hub, al centro delle rotte migratorie verso l’Europa. Ferruccio Pastore, direttore del Forum per gli studi migratori di Torino, ha riassunto in quattro punti le attuali politiche europee sulla migrazione: un tentativo di redistribuzione equa dei migranti, un rafforzamento dei confini esterni dell’Unione, un’esternalizzazione della questione profughi verso paesi terzi come la Turchia, combattere il problema alle radici (vertice de La Valletta). Tre le limitazioni dell’Unione Europea sul tema: rischio di far crescere i movimenti contrari all’Unione Europea imponendo la solidarietà dall’alto verso il basso, rischio di esternalizzare troppo la questione profughi ed un’opportunità: combattere i motivi che spingono alla migrazione vuol dire un’Unione più aperta verso l’esterno.

Fra gli altri interventi quello di Barbara Pehi, giornalista ungherese che ha espresso soddisfazione per il referendum del 2 ottobre nel paese danubiano. Un appuntamento nel quale verrà chiesto ai cittadini se sono favorevoli ad una redistribuzione dei profughi imposta dall’Unione senza passare prima per il parlamento nazionale. Martha Cristina Jimenez dell’Eurac di Bolzano ha parlato di diversità in senso inclusivo definendo la nostra regione «una società aperta a interventi di coesione sociale. L’Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino è un caso virtuoso, perché vi sono continue interazioni e legami sociali che aumentano la condivisione».

Hendrick Schott, corrispondente dalla Germania per i media del Sudafrica vede complesso il fatto che una nuova solidarietà europea possa partire dal suo paese. «La Germania – ha sottolineato – non è stata solidale in una prima fase migratoria con i paesi del sud dell’Europa, quindi è stata la prima a non rispettare gli accordi di Dublino e Schengen».

Il congresso di EJ, associazione presieduta dal giornalista trentino Paolo Magagnotti, ha avuto anche l’intervento di Fabrizio Franchi, presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti, che ha ricordato come anche i giornalisti italiani abbiano segnalato il pericolo di quanto avviene in Turchia sul piano dei diritti umani. Yusuf Kanli, editorialista del quotidiano turco Hurriyet Daily News ha confermato i molti giornalisti imprigionati anche durante l’estate nel paese fra Europa ed Asia. E ha chiesto di «riprendere il cammino di avvicinamento della Turchia all’Europa, perché solo in questo modo la Turchia può riformarsi».

Durante il congresso sono stati presentati dei lavori sul tema europeo realizzati dai ragazzi dei licei trentini Sophie Scholl e Galileo Galilei.


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