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Il dramma della solitudine dietro la morte del 40enne a Pergine. Il messaggio di Dorigatti

mercoledì, 20 gennaio 2016

Pergine – Il dramma della solitudine in Trentino colpisce non solo il Trentino. Reazioni ovunque dopo il ritrovamento di un quarantenne, Dario Celio, morto da mesi in casa e trovato dall’ufficiale giudiziario presentatosi con l’ingiunzione di sfratto per morosità. Il dramma della solitudine e dell’emarginazione si è consumato a Susà di Pergine (Trento). Secondo i primi accertamenti, il decesso dell’uomo, un quarantenne originario della provincia di Venezia, avvenuta per cause naturali, potrebbe risalire a circa 10 mesi fa. Da mesi la proprietario della casa non riceveva l’affitto e, dopo aver tentato invano dei contatti con l’inquilino moroso, ha richiesto l’avvio della pratica di sfratto. Da mesi non venivano pagate anche le bollette per la fornitura elettrica. Ieri la proprietaria, con l’ufficiale giudiziario, ha fatto forzare la porta dell’abitazione da un fabbro. All’interno, nella camera da letto, la macabra scoperta. I carabinieri stanno ricostruendo la vicenda

L’INTERVENTO DI DORIGATTI

Il presidente del Consiglio provinciale di Trento, Bruno Dorigatti, ha preso carta e penna e commentato il dramma: “Morire nella propria casa senza che nessuno, per quasi un anno, se ne accorga.
Completamente dimenticati, nell’abbandono più assoluto. E non perché circondati dall’indifferenza o nascosti nell’anonimato di una metropoli, ma immersi nel limitato contesto di un piccolo borgo, in un paese dove tutti si conoscono.
Sembra impossibile che sia potuto accadere anche qui, nella nostra provincia, in una delle più vive e popolose frazioni di Pergine. Eppure le cronache di oggi riferiscono del corpo senza vita di un uomo trovato lì, nella sua abitazione, dieci mesi dopo il decesso.
Non un anziano, ma un trentanovenne, un individuo ritenuto riservato ma attivo, con una sia pur saltuaria occupazione.
Una notizia agghiacciante, di fronte alla quale non è possibile rimanere impassibili.
Una tragedia come questa costringe ciascuno di noi ad interrogarsi seriamente sul dramma della solitudine che anche in una comunità considerata coesa e solidale come la nostra può allignare e arrivare a consumarsi. Nessuno può sottrarsi a questa domanda. Non i corpi sociali, non le istituzioni, non il mondo del lavoro e neppure la politica. Perché l’attenzione alle relazioni interpersonali è la base di ogni vera convivenza civile.
Ecco perché oltre ad esprimere il mio sgomento e il cordoglio ai parenti, aggiungo che una morte inquietante come questa può e deve scuotere la coscienza di tutti noi e spingerci ad un supplemento di sensibilità e di impegno nei rapporti umani da coltivare in ogni ambiente di vita e di lavoro.
Non esiste, credo, altro antidoto agli effetti devastanti dell’isolamento e della disgregazione sociale che il progressivo affermarsi del mero interesse individuale e dell’indifferenza oggi producono, purtroppo, ovunque”.


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