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Frontalieri: i lavoratori oltre confine non dovranno pagare contributi al Servizio sanitario nazionale

mercoledì, 9 marzo 2016

Bolzano -”Si è finalmente definita la questione relativa alla tassa della salute che i frontalieri italiani occupati in Svizzera rischiavano di dover pagare a seguito di una interpretazione amministrativa compiuta da alcune Asl della Regione Lombardia e della Provincia Autonoma di Bolzano”. Ne danno notizia i deputati del Pd Enrico Borghi, Chiara Braga, Mauro Guerra,  Daniele Marantelli, già firmatari di una mozione votata dall’aula della Camera lo scorso 11 febbraio che impegnava il governo a risolvere la questione.

frontalieri 1

«In uno degli incontri organizzati in questi giorni per affrontare la questione – riferiscono – il viceministro all’Economia Luigi Casero e il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo ci hanno dato assicurazione che entro domani tutte le Regioni interessate riceveranno una circolare applicativa da parte del governo in tal senso. La circolare chiarirà che i frontalieri italiani occupati, o che hanno esercitato nel passato un’attività dipendente, nei Cantoni dei Grigioni, del Ticino e del Vallese non sono tenuti a versare ulteriori contributi al Servizio sanitario nazionale in quanto ai sensi del vigente accordo tra Svizzera a Italia essi sono oggetto di tassazione alla fonte da parte Svizzera e una quota del gettito fiscale viene ristornato all’Italia secondo l’accordo internazionale».

«Siamo molto soddisfatti – proseguono –  perché, con questo chiarimento, il governo ha sposato integralmente la tesi sostenuta dal Partito Democratico, secondo cui un balzello di questa natura ledeva il principio dell’ universalità delle prestazioni per introdurre un principio di erogazione del servizio legato al reddito individuale. E così è avvenuto». «Ringraziamo il viceministro Casero e il sottosegretario De Filippo per il lavoro che hanno svolto. Insieme abbiamo dato la giusta risposta al comparto dei frontalieri e dato un segnale a una parte importante di nostri concittadini occupati all’estero che, dopo anni di disattenzione, iniziano oggi a ricevere risposte concrete dalle istituzioni», concludono.


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