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Pallanuoto, Champions League: a Belgrado l’An Brescia supera il Partizan

mercoledì, 7 febbraio 2018

Belgrado – Tre punti dovevano essere e tre punti sono stati: alla piscina Banjica, nell’ottavo turno di Champions League, l’An Brescia supera il Partizan Belgrado per 8 a 3 (1-1, 1-0, 3-1, 3-1, i parziali), scavalcando in classifica la Dinamo Mosca (costretta al pari dall’Orvosi) e conquistando la seconda piazza nel girone A.

Entrata in acqua fortemente determinata a non esporsi a rischi e volendo, a tutti i costi, fare bottino pieno, l’An ha inizialmente faticato un po’ in fase offensiva però, grazie ad una grande efficacia in copertura, non è mai andata in difficoltà: in una prima metà gara davvero avara di segnature (2 a 1 il parziale), da parte della giovane formazione serba, ci si poteva aspettare un atteggiamento molto battagliero e tanta voglia di provare a muovere la classifica. In effetti, i padroni di casa, sostenuti da una più che invidiabile tifoseria, ce l’hanno messa tutta, ma la sostanza e la solidità delle calottine bresciane hanno fatto la differenza: come detto, sotto porta, Presciutti e compagni non hanno brillato (tante le conclusioni, soprattutto nei primi due tempi, e poco il profitto, e 3 su 10 il dato delle superiorità), ma perfetta è stata la perfomance difensiva, con un eloquente 0 su 7 in inferiorità.

«Senza correre rischi – commenta il presidente biancazzurro, Andrea Malchiodi, al seguito della squadra -, abbiamo compiuto la missione: abbiamo raccolto quello che volevamo, e questo grazie all’ottimo comportamento dei ragazzi. È vero, in attacco non tutto è filato liscio, ma la prova in difesa ha bilanciato le cose: la nostra iniziale mancanza di precisione avrebbe potuto accrescere la fiducia e il coraggio degli avversari, ma siamo riusciti a tenere il match sotto controllo anche quando il risultato era aperto. Detto questo, devo fare un applauso al loro pubblico: i tifosi del Partizan si sono confermati eccezionali, per quattro tempi non hanno mai fatto mancare il caloroso sostegno ai propri beniamini, credo che, almeno in Europa, non ci sia una cosa simile».


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