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Val di Non e di Sole: gelate tardive, la Provincia di Trento studia aiuti

venerdì, 16 giugno 2017

Val di Non – Gelate, si studiano gli ammortizzatori per i lavoratori dell’indotto ortofrutta. La Giunta riconosce il carattere di “eccezionalità” dell’evento e delimita come danneggiato l’intero territorio provinciale.

“La Provincia sta studiando particolari ammortizzatori sociali in grado di sostenere il reddito dei lavoratori dell’indotto del comparto agricolo che risentirà dei cali produttivi conseguenti alle gelate che si sono verificate nella seconda metà dello scorso mese di aprile. L’idea sulla quale, assieme all’assessore al lavoro Alessandro Olivi, stiamo lavorando è di attivare attraverso l’Ente bilaterale dell’ortofrutta un intervento simile a quello messo in campo nel 1997 a seguito delle gelate di quell’anno. Nei prossimi giorni apriremo il confronto con i Consorzi ortofrutticoli e con le parti sociali”, è quanto ha annunciato l’assessore all’agricoltura Michele Dallapiccola dopo l’approvazione da parte della Giunta di un provvedimento che riconosce il carattere di “eccezionalità” dell’ondata di gelo del periodo 21-28 aprile e che delimita l’intero territorio provinciale come danneggiato dall’eccezionale gelata.gelate primavera 01

Il riconoscimento dell’eccezionalità dell’evento e la delimitazione dei territori danneggiati, azione prevista dalla legge provinciale 4/2003 e oggetto della delibera approvata oggi dalla Giunta, è l’atto propedeutico all’intervento.

Secondo le analisi effettuate dalla Fondazione Mach, le temperature rigide del mese di aprile hanno danneggiato molte aree frutticole del territorio provinciale, tra cui la Valle dell’Adige, la Valsugana, la Val di Non e di Sole e la Valle del Sarca, mentre le aree viticole interessate sono la Valle dell’Adige: Ala, Avio, dintorni di Trento, la Vallagarina: depressioni Rovereto, Volano, Isera, Nomi, Calliano, il fondovalle della Val dei Laghi e della Valsugana, la Val di Cembra, le zone del Bleggio, Lomaso, Storo. Come si evince dall’analisi della Fondazione Mach, tutto il territorio della provincia di Trento è stato interessato dalle disastrose gelate.     Per il melo la stima dei danni è del 70-80% in Val di Non e Valle di Sole, del 50-60% in Valsugana, del 30-40% in Val del Sarca % e del 15-20% in Val d’Adige 15-20%. Per il Ciliegio, i danni maggiori si sono visti nelle zone alte della valle di Non, nel Bleggio, in Valsugana e nelle zone laterali della val d’Adige con una riduzione del 70% rispetto alla media della produzione. Per quanto riguarda la viticoltura i danni interessano circa 2.400 ettari, di cui 1000 ettari con danni significativi, anche se è difficile fare una stima del danno quanti-qualitativo per via dello stadio fenologico delle viti diversificato per zona e varietà.

Negli ultimi anni la politica provinciale è stata orientata a sostenere in maniera sostanziale la difesa passiva delle colture dalle avversità atmosferiche, in modo tale da permettere alle imprese agricole di avere un reddito anche nelle annate climaticamente più sfavorevoli; anche gli orientamenti della politica comunitaria sono improntati ad un sostegno sempre più deciso al sistema delle assicurazioni, in particolar modo alle polizze multirischio che coprono i danni da diversi agenti atmosferici (vento, grandine, gelo, eccesso acqua, ecc…). In Trentino tutte le produzioni e gli impianti produttivi sono assicurabili con il sostegno pubblico previsto dal Piano di Sviluppo Rurale Nazionale che arriva fino al 65% del costo del premio e l’articolo 5 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, prevede la possibilità di interventi compensativi in caso di danni superiori al 30% della produzione lorda vendibile, escludendo i danni alle produzioni ed alle strutture ammissibili all’assicurazione agevolata.

I maggiori danni, che al momento non sono misurabili e nemmeno assicurabili, ricadranno però sull’indotto, cioè su raccoglitori, cernitrici, trasportatori, fornitori di pallets e contenitori, venditori di macchine agricole e di mezzi tecnici. Solo i raccoglitori e le cernitrici sono circa 2000 persone, di cui circa 1000-1300 stagionali. Molti di loro costituiscono un “gruppo storico”, essendo lavoratori che prestano la propria opera da almeno 4 stagioni (in particolare sono donne) e per i quali la “chiamata” da parte dei produttori e dei consorzi di lavorazione della frutta ha rappresentato e rappresenta una importante fonte di reddito familiare.


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