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Trentino: intervista al segretario politico del PATT, senatore Franco Panizza

giovedì, 14 aprile 2016

Trento (Al. Pa.) – E’ trascorso un mese dal congresso del PATT, un mese importante per la politica del Trentino. Abbiamo intervistato il segretario politico, Franco Panizza, senatore, riconfermato alla guida del PATT. Panizza - Palarotari

Senatore Panizza, come giudica il congresso 2016 di Mezzocorona. Si aspettava una rielezione a segretario con una percentuale così alta?

Come è stato riconosciuto da più parti, il PATT è una comunità politica di straordinaria vitalità. Credo sia il complimento più bello che si possa fare al nostro Partito. Mezzocorona, come tutto il percorso congressuale che l’ha preceduto, ne è la riprova. Più che la percentuale ottenuta dalla candidatura mia e di Simone Marchiori, il vero valore è stata la straordinaria partecipazione dei nostri iscritti. È questo quello che mi rende felice e che mi fa ben sperare sul futuro e sulle potenzialità di ancora maggior crescita del PATT”.

Il dibattito precongressuale è anche il termometro di un partito: come vede il PATT a Trento città e sul territorio?  

Siamo una forza popolare, con un forte radicamento nel territorio e dove tutti i nostri iscritti partecipano attivamente alle attività del Partito. Credo che in una stagione nella quale la capacità di mobilitazione della politica è ai minimi storici, questo sia un fatto piuttosto rilevante”.

Il confronto è stato acceso, forse come mai in passato, e questo è un segnale di interesse e di aspettatative verso il PATT

“Assolutamente. Il PATT esprime il Presidente della Provincia e della Regione, il Presidente del Consiglio Regionale, ha una nutrita delegazione provinciale a cui va aggiunta quella Parlamentare e numerosi Sindaci e Presidenti delle Comunità di Valle. È naturale che ci sia una grande attenzione da parte dell’intera opinione pubblica e non solo dei simpatizzanti autonomisti. Il nostro confronto interno è stato acceso, ma lo ritengo un valore. Una comunità che discute è una comunità vitale”.

Quale ruolo avranno i giovani e le donne nel futuro del PATT?

“Negli ultimi anni c’è stato un grande investimento sul movimento giovanile e su quello delle donne, tanto che oggi, sia il vicesegretario Marchiori che la vicepresidente Tamanini provengono da quelle due esperienze. In futuro intendiamo continuare lungo questa direzione, con l’obiettivo di far crescere una nuova classe dirigente e di dare il giusto valore alla componente di genere perché, senza il punto di vista femminile la politica si priva dello sguardo su metà della realtà che intende rappresentare”.

Il post congresso ha lasciato qualche ferita: il caso Bottamedi è isolato?

“È fisiologico che dopo un congresso così animato vi siano dei momenti di assestamento. Manuela Bottamedi, all’indomani del congresso, si è detta fuori dalla maggioranza che sostiene il Governo Rossi, venendo meno alla linea che poche ore prima era stata confermata e che accomunava tutte ben 3 tesi. È una scelta sulla quale il Partito non poteva non trarre le sue valutazioni. Credo non ci sia da aggiungere altro”.

Quali solo i programmi che intendete Lei ed il gruppo dirigente del PATT portare avante da qui al 2018?

“È importante proseguire lungo la strada della crescita di una nuova classe dirigente, un’azione sempre più forte per sostenere l’esperienza del Governo Rossi. E, naturalmente, tutta l’attività in sede parlamentare per rappresentare al meglio le istanze e i bisogni del Trentino, a cominciare dalla salvaguardia e dalla valorizzazione della nostra autonomia. Credo che nei prossimi due anni, se lavoreremo con tenacia e forte impegno su questi tre fronti, potremo presentarci ai trentini con la consapevolezza di una forza politica che è in grado di essere un punto di riferimento per tutti”.

L’alleanza autonomista-centrosinistra non è messa in discussione, ma ci sarà qualche aggiustamento nel programma in Provincia?

“Il Governo Rossi ha messo in cantiere in questa prima parte del suo mandato importanti riforme strutturali – dai dirigenti della Provincia al trilinguismo, dal turismo all’urbanistica – i cui effetti positivi si vedranno con il tempo. Si deve continuare lungo questa strada. Evitando le polemiche inutili, strumentali o, peggio ancora, frutto di personalismi, su cui ogni tanto si tende ad eccedere”.

Dal congresso di Mezzocorona è emersa l’idea di un rapporto più stretto con l’UPT?

“Il PATT ha un’interlocuzione positiva con tutte le forze politiche del centrosinistra autonomista, tra cui naturalmente anche l’UPT. Abbiamo assistito con attenzione al loro congresso e al modo con cui una forza che, al pari della nostra, ha una vocazione territoriale, si è interrogata sulla propria funzione nella società trentina. E devo dire che, a livello d’analisi e d’indirizzo politico, oggi le cose che ci uniscono sono più di quelle che ci dividono”.

A maggio ci sarà un mini test elettorale in Trentino, il PATT sarà presente con proprie liste o punterà su alleanze civiche?

“Nei Comuni più grandi, quelli dove il voto assume anche un significato politico più generale, la nostra collocazione è nel centrosinistra autonomista. Cosa diversa è nelle piccole realtà dove contano logiche diverse, legate a vicende tutte specifiche delle comunità e dove, a volte, non vengono neppure presentati i simboli dei Partiti. Qui si valuta caso per caso, lasciando la decisione ai nostri rappresentanti locali”.

C’è un obiettivo – magari ambizioso – che si è posto per i prossimi anni come segretario politico del PATT?

“Il sogno è quello di un PATT prima forza politica del Trentino. È un progetto ambizioso ma credo che, per come è cresciuta la nostra comunità politica in questi anni, vi siano tutte le condizioni per riuscirci. Naturalmente assieme alla riconferma di Ugo Rossi alla guida della nostra Provincia”.


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