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Trentino: il presidente Rossi interviene sulla Finanziaria in Consiglio provinciale

mercoledì, 16 dicembre 2015

Trento – Il presidente della Giunta provinciale Ugo Rossi (nella foto) è intervenuto oggi pomeriggio in Consiglio provinciale in occasione del dibattito sulla legge finanziaria.

Il governatore Rossi ha innanzitutto voluto riepilogare, in termini politici, il senso più profondo della proposta di Bilancio sostenuta dalla maggioranza di centro sinistra autonomista. “Essere centro sinistra autonomista – ha affermato Rossi – significa cercare di conciliare in modo positivo – dentro un quadro di strumenti autonomistici, che ci permettono di essere un piccolo Stato ma che ci responsabilizzano – alcuni aneliti: il primo è cercare di avere un modello di società dove l’impegno alla riduzione o eliminazione, se possibile, delle disuguaglianze, ogni tipo di disuguaglianza (sociale, etnica, religiosa, territorialproclamazione degli elettiUgo Rossi presidentee, di genere e generazionale), sia in cima ai nostri pensieri. Mettere al centro tutto questo è possibile nella misura in cui c’è un substrato di carattere economico, un sistema produttivo e istituzionale che garantiscono che comunque la competitività, il merito, la propensione al rischio ed a fare sempre meglio siano presenti, perché è proprio questo che da la possibilità di sostenere ciò che ho descritto prima”.

IL QUADRO POLITICO

Prima di entrare nel merito del Bilancio, Rossi ha ricordato che cosa l’attuale maggioranza ha cercato di fare iniziando due anni fa questa avventura. “Intanto abbiamo detto con grande franchezza che non eravamo affatto altro rispetto ad altre esperienze fatte prima di noi, ma che avevamo una storia che non abbiamo rinnegato e non rinneghiamo oggi. Conoscevamo bene una realtà provinciale, con i suoi pregi e i suoi difetti, e da lì siamo partiti, portando avanti in una linea di continuità alcune azioni avviate nella precedente legislatura. Cito tre esempi: il primo riguarda l’attenzione ad un rapporto diverso, non più solo di carattere rivendicativo, della nostra Autonomia nei confronti dello Stato, ed è stata inaugurata la stagione, certamente più difficile, della responsabilità della nostra Autonomia nei confronti dei destini del nostro Paese”.

Il secondo esempio si riferisce alle politiche sociali: “Siamo l’unico territorio in Italia che ha deciso in modo responsabile, ma anche rischiosa, di avere il reddito di garanzia, uno strumento certamente migliorabile, che porta in sé il rischio dell’assistenzialismo, che va legato ad un impegno fattivo delle persone, ma che fa parte della strumentazione sociale di tutti gli Stati europei.”

Il terzo ambito in cui l’attuale governo provinciale si è mosso in continuità con la precedente legislatura è quello delle politiche familiari: “Abbiamo inaugurato nella scorsa legislatura anche in maniera trasversale e condivisa all’interno del Consiglio provinciale una stagione di politiche che si sforzino di tenere alto il tasso di natalità, un obiettivo molto difficile; abbiamo incontrato sulla nostra strada una crisi economica, ma mi pare che vi sia una attenzione alle forze più vive della nostra società, con tutte le sensibilità, cercando di rispettare la famiglia senza dare una definizione precisa per non creare steccati ma per occuparci di tutte le famiglie”.

Sempre in una logica di continuità le azioni di miglioramento su altri temi. “Abbiamo fatto una manutenzione della riforma istituzionale cercando di correggere qualche difficoltà e responsabilizzare maggiormente i nostri comuni dentro una logica di maggiore protagonismo da una parte e di responsabilità dall’altra, chiamandoli a progettare il futuro in una dimensione più ampia e in una logica che supera i campanili senza annullarli, dicendo però anche che sui campanili possiamo salire per parlarci da un campanile all’altro e per spingere lo sguardo più lontano”.

“Abbiamo sottoposto a manutenzione anche il settore della ricerca, senza dismettere assolutamente il nostro impegno primario in questa direzione, correggendo qualche problematicità soprattutto rispetto al trasferimento tecnologico e rispetto alla necessità che non ci fossero vie parallele o divergenti ma attori del nostro sistema che, un pochino più di un tempo, oggi riescono a dialogare tra di loro”.

“Poi abbiamo cominciato a lavorare con modalità un po’ più innovative su questioni assolutamente nuove. E’ di queste settimane la nuova guida dell’Agenzia del Lavoro che dovrà portare avanti un piano di politiche del lavoro assolutamente innovative, dove la presenza pubblica cerca di affiancarsi alla vitalità del sistema privato, allo scopo di creare sinergie”.

“Abbiamo lavorato sulla riforma urbanistica introducendo anche qui alcune innovazioni importanti, ricordo il tema delle demolizioni e sul valore del territorio, ed abbiano investito risorse pubbliche per “pulire” il nostro paesaggio.”

“Abbiano approvato una legge sulla dirigenza pubblica con la quale si sono introdotte in maniera forte il merito nella Pubblica amministrazione, e anche modalità di selezione e sviluppo delle risorse umane: oggi i nostri dirigenti si mettono in gioco più di prima.”

“Abbiamo migliorato il collegamento tra scuola e lavoro, introducendo regole nuove, lavorando molto sugli stage, con la sperimentazione di un piccolo stipendio per incentivare le famiglie da una parte e le imprese dall’altra a utilizzare questo strumento.”

“Abbiamo messo nel motore un’altra innovazione quale l’apprendimento delle lingue straniere, strumento migliorabile fin che si vuole ma che prima non c’era e sul quale abbiamo investito in maniera decisa.”

“Abbiamo cambiato il nostro sistema di aiuti alle imprese: oggi sono molto più selettivi, e questo sistema di affiancamento delle imprese rispetto alla loro messa in gioco nella riqualificazione anche dei sistemi produttivi e quindi del reinserimento dei lavoratori mi sembra che cominci a dare qualche risultato. “

“Abbiamo introdotto, in luogo dei contributi, che abbiamo ridotto, politiche di contesto di carattere fiscale molto più elevate rispetto a prima. La nostra Irap è la più bassa d’Italia, ma ora va chiesto anche un riconoscimento di questo, uno sforzo al sistema produttivo. Avendo rischiato molto su questo aspetto è giusto darci anche modalità di misurazione. Abbiano cambiato approccio rispetto al tema degli investimenti, un po’ costretti dalla riduzione delle risorse, ma lo abbiamo fatto anche perché andava introdotta una maggiore sobrietà nelle logiche di investimento.”

“Questi – ha affermato Rossi – sono alcuni esempi di ciò che abbiamo cercato di fare in questi due anni ed è in tale logica che si inserisce questo bilancio”.

Il governatore Rossi ha concluso quindi con alcune precisazioni sul tema del debito. “Il debito è una componente essenziale per garantire la continuità del ciclo economico” ha detto Rossi. “E se ragioniamo come un piccolo Stato, è giusto osservare che se il nostro debito è pari al 8,9 per cento del Pil, quello della Francia è pari al 93,5 per cento del Pil e quello della Germania al 78 % del Pil.

IL DEBITO

A che cosa serve il nostro debito? Questa è la vera domanda, che può essere oggetto di dibattito, poiché è giusto discutere se un investimento può essere corretto ai fini di un indebitamento, ma non si può dire per questo che l’indebitamento è negativo di per sé, perché significa negare i cicli economici, significa negare il futuro”.

“Il nostro debito è esclusivamente legato ad investimenti in conto capitale e non copre spesa corrente, ed è un debito che, se ci è stato concesso, ha delle garanzie. Quali sono? Essendo un piccolo Stato, la copertura sostanziale è data dall’ordinamento finanziario del nostro Statuto che garantisce, oltre al 100 per cento dei tributi che decidiamo noi, i 9 decimi – oggi un po’ meno – dei tributi devoluti. Questa è la prima garanzia. La seconda: abbiamo un fondo di cassa e dei residui attivi nei confronti dello Stato che ammontano a circa 2,5 miliardi di euro, abbiamo un valore di beni mobili e immobili pari a circa 2,5 miliardi di euro, ed abbiamo un valore di azioni, quote di partecipazione o fondi di dotazione pari a circa 0,8 miliardi di euro.

Il nostro debito è di circa 1,4 miliardi e in questo bilancio abbiamo una potenzialità di debito di circa 275 milioni di euro”.


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