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Carenza medici in Trentino, Fenalt va all’attacco: “Territorio scarsamente attrattivo”

venerdì, 29 settembre 2017

Trento – Il piano dell’Azienda sanitaria per far fronte alla carenza di medici specialisti, non piace all’Ordine dei medici. “Garantiremo gli stessi servizi con meno professionisti”, ha anticipato il direttore dell’Azienda Paolo Bordon, puntando sulle aggregazioni tra medici di base e sull’aumento delle altre professionalità, mentre Marco Ioppi, presidente dell’Ordine dei medici, ha replicato: “Non possiamo essere d’accordo con una sanità al ribasso, occorre impegnarsi a formare medici di medicina generale e specialisti e chiedere un aumento del numero di borse di studio del corso di specializzazione e del corso in medicina generale”.

FENALT, in quanto sindacato che tutela anche i professionisti sanitari non medici, ritiene doveroso intervenire sulla questione. “Bene ha fatto il dottor Ioppi a porre all’attenzione dell’opinione pubblica la preoccupante carenza di medici, in generale, sul territorio nazionale ed, in particolare, in Trentino. Chiunque lavora nel settore è a conoscenza di questo trend negativo che ormai preoccupa l’Azienda Sanitaria da qualche anno. Sappiamo della recente difficoltà di reperire pediatri, neonatologi e ginecologi per riaprire il Punto nascita di Cavalese”, sottolinea Paolo Panebianco, delegato Fenalt APSS,

ospedale 1

“Le dichiarazioni del dottor Ioppi, seppur condivisibili in alcuni punti – prosegue Panebianco -, ci pare però non considerino prima di tutto la difficoltà di accedere alla facoltà di medicina, visto l’istituzione del numero chiuso, che a nostro avviso confligge con il diritto allo studio sancito dalla Costituzione. Proprio quest’anno si è paradossalmente assistito ad un inasprimento dei test di accesso alla facoltà di medicina. I numeri disponibili alle specialità sono pochi, dovuti anche a logiche universitarie che non tengono in minima considerazione i fabbisogni del Paese.

Altro punto fondamentale, di cui dobbiamo farcene una ragione, è che il Trentino non è attrattivo per i medici. Il numero esiguo di medici disponibile sul mercato fa sì che un giovane laureato abbia la possibilità di scegliere tranquillamente dove andare a svolgere la propria attività e per la maggior parte sceglie mete più attrattive come i grandi centri universitari o clinici dove beneficia di ben altre prospettive di carriera. A nulla è servito aumentare in modo significativo il compenso economico rispetto alle altre realtà italiane.

Il fatto che in Trentino non esista una facoltà di medicina non è certo ragione sufficiente – come spesso, invece, si sente dire – per spiegare la scarsa attrattività della nostra provincia; esistevano tempi in cui la sanità trentina attirava non solo medici, ma anche pazienti da tutta Italia, oggi quei tempi, ahimè, sono lontani.

Proprio per quanto detto finora, l’attacco del Presidente Ioppi a difesa della propria categoria nei confronti dei sanitari non medici appare non solo fuori luogo, ma anche fuori tempo massimo. Molte delle cause che hanno portato alla mancanza di medici sono dovute a situazioni interne alla stessa categoria o ad una mancata ai processi in atto. Fuori tempo massimo, perché le competenze avanzate dei sanitari non medici sono già una realtà nazionale ed internazionale, da cui non si può più tornare indietro. Già oggi abbiamo professionisti sanitari che svolgono funzioni avanzate in Azienda sanitaria, una fra tutte le ecocardiografie: le ostetriche dedicate al percorso nascita già oggi sono prescrittrici di visite ed esami. Funzioni avanzate che sono all’ordine del giorno della discussione sia nel Contratto di lavoro nazionale che provinciale. Questo porterà indubbiamente un beneficio immediato alla cittadinanza”.

“Forse incauto – ha concluso Paolo Panebianco – è stato il Direttore Generale dell’APSS a dare l’impressione che si potesse risolvere il problema sostituendo i medici con altre figure: non è così, ma sicuramente non è con una politica protezionistica che l’Ordine dei medici riuscirà a risolvere un problema che va al di là dell’ordine medico per investire tutta la cittadinanza”.


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