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L’industria in provincia di Trento: prosegue la terziarizzazione dell’economia e dell’industria

mercoledì, 21 gennaio 2015

A partire dai primi anni Settanta, la Camera di Commercio di Trento ha attivato un’indagine sulle imprese industriali della provincia con più di dieci dipendenti che rileva l’andamento del settore secondario suddividendolo per settori di attività e analizzandone le caratteristiche strutturali.

La rilevazione, relativa al giugno 2013, ha evidenziato una consistente diminuzione delle unità locali (-26) rispetto all’anno precedente, dovuta all’entrata di 29 imprese e all’uscita di altre 55. Al tempo stesso si è manifestata una sensibile riduzione dell’occupazione, con un calo di 530 dipendenti sul totale.

La progressiva terziarizzazione dell’economia si conferma essere una delle principali trasformazioni in ambito economico che, anche nell’anno di riferimento, ha interessato in maniera indistinta, ma con intensità e tempistiche diverse, tutte le economie avanzate e i Paesi in via di sviluppo. Il peso del comparto industriale in termini di addetti e di valore aggiunto prodotto tende a diminuire in favore dei servizi.

In Trentino, il fenomeno della terziarizzazione si è avviato con un leggero ritardo rispetto alla media nazionale, ma è poi proseguito con maggiore intensità. I dati più recenti mostrano che la nostra provincia ha una percentuale di occupati nell’industria pari al 26,1% del totale e una quota del valore aggiunto industriale pari al 23,4%, valori che si collocano al di sotto della media nazionale. Se a queste osservazioni aggiungiamo il fatto che in Trentino il peso delle costruzioni è particolarmente elevato e al di sopra della media italiana, l’incidenza dell’industria in senso stretto risulta ulteriormente ridimensionata.

Al graduale processo di ridimensionamento ha concorso poi la recente crisi economica del 2008-2009, che ha interessato in particolar modo proprio il settore secondario. Tuttavia, sebbene la crisi abbia causato effetti negativi non trascurabili sul comparto – in termini di diminuzione della numerosità delle imprese e degli addetti (le imprese con più di 10 dipendenti, esaminate nell’indagine, sono diminuite rispetto al 2008 di 100 unità, mentre i dipendenti di tali imprese si sono ridotti di quasi 3mila unità) – l’industria ha sostanzialmente retto in virtù anche di specifici interventi pubblici di sostegno alla domanda, specie nel comparto delle costruzioni. La susseguente crisi, iniziata nella seconda parte del 2011 e proseguita con maggiore intensità nel 2012 e nella prima parte del 2013, sta però nuovamente minando la solidità del comparto causandone un ulteriore ridimensionamento.

Accanto al processo di terziarizzazione dell’economia si è verificato anche un fenomeno di terziarizzazione della stessa industria: rispetto alla mera fabbricazione di prodotti, acquistano cioè sempre maggior importanza l’innovazione di processo e di prodotto, la ricerca, il marketing e l’internazionalizzazione.

Il settore industriale è stato interessato quindi anche da tutta una serie di trasformazioni qualitative. In particolare, nel corso del tempo si è assistito a un progressivo arricchimento della dotazione di capitale umano delle imprese: è aumentata la proporzione di addetti in possesso di un diploma di scuola media superiore (raddoppiati rispetto ai primi anni 90) e parallelamente di coloro che sono in possesso di un diploma di laurea (quintuplicati rispetto ai primi anni 90). Al tempo stesso si è assistito a un graduale aumento della presenza femminile nelle imprese (+34,7% rispetto al 1989, primo anno di rilevazione della variabile), in concomitanza anche con una crescita dell’incidenza della manodopera tecnica e impiegatizia (+80,5% rispetto al 1989). Va però segnalato che, rispetto al precedente anno di rilevazione, entrambi i dati registrano una leggera flessione.

Considerando la dimensione d’impresa si nota inoltre un ruolo sempre più rilevante assunto dalle medie imprese che possono beneficiare di un maggior grado di flessibilità rispetto alla grande impresa, ma al tempo stesso presentano una dimensione non eccessivamente ridotta e tale da consentire loro di proporsi come player anche sui mercati internazionali. In una provincia come la nostra, che strutturalmente presenta una bassa propensione a esportare (l’incidenza dell’export sul valore aggiunto nel 2012 è pari al 22,2%, mentre nel Nord Est è pari al 37,0%), una quota rilevante dell’export è infatti determinata dalle imprese medio-grandi del settore manifatturiero.

“Il persistere degli effetti negativi prodotti dalla crisi economica tuttora in atto – ha osservato Giovanni Bort, Presidente della Camera di Commercio di Trento – non poteva non gravare anche sull’andamento del comparto industriale trentino. Esistono però ambiti di manovra che ci indicano margini di sviluppo interessanti. Mi riferisco alla possibilità di aprirsi con maggiore convinzione ai mercati esteri, alla necessità di attrarre investitori da fuori provincia e all’opportunità, peraltro già focalizzata, di puntare sulla professionalità delle risorse umane”.


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