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Le inchieste congiunturali sugli investimenti: i dati della Camera di Commercio in Trentino

giovedì, 18 settembre 2014

Trento - L’indagine sugli investimenti realizzata dall’Ufficio studi e ricerche della Camera di Commercio di Trento interessa gli stessi settori economici considerati dalla ricerca sulla congiuntura. Oltre alla situazione occupazionale e al fatturato, sono stati rilevati gli interventi realizzati nel 2012 e nel 2013 per investimenti fissi lordi, per investimenti immateriali e le loro finalità.pejo lago palu

Ai fini della comparazione l’analisi è stata effettuata in base a un campione costante – considerando cioè solo le aziende presenti in entrambi gli anni di riferimento – e sulla base dei valori per addetto, così da rendere più omogenei i dati nelle due annate.

“La consueta indagine sugli investimenti svolta dal nostro Ufficio Studi e Ricerche – spiega il Presidente della Camera di Commercio, Giovanni Bort –purtroppo conferma la situazione di difficoltà attraversata dal nostro sistema produttivo durante tutto il 2013.

La riduzione del valore degli investimenti è un fenomeno doppiamente preoccupante. Innanzitutto perché al sistema economico nel suo complesso viene parzialmente a mancare una delle componenti fondamentali della domanda, quella forse in grado di generare i maggiori effetti moltiplicativi. In secondo luogo perché ne deriva un graduale impoverimento del capitale materiale e immateriale delle nostre imprese con conseguente riduzione della loro capacità di competere.

Sappiamo che in questo momento, particolarmente delicato – prosegue il Presidente Bort – un ruolo determinante può essere svolto dal sistema del credito. Dai risultati dell’indagine che dedica un capitolo al tema del rapporto tra investimenti e condizioni del credito, emerge che, tra le aziende che nel corso del 2013 hanno richiesto credito al sistema bancario, il 44,4% ha incontrato difficoltà ad ottenerlo. Si tratta di un dato che, se affiancato al fatto che più dell’80% delle imprese in assenza di credito aspetteranno ad investire, deve far riflettere e spingere tutti noi a lavorare per individuare celermente nuovi spazi di miglioramento e strumenti efficaci per poter dare alle nostre imprese il più ampio sostegno possibile in questa fase di crisi.”

Questa la sintesi dell’indagine.

Risultati
Nel 2013 il 13,3% delle imprese del campione indagato non ha effettuato alcun investimento. Si tratta generalmente di piccole imprese con un fatturato medio pari circa a 264mila euro.

Tra le classi di investimento individuate, quella con il maggior numero di imprese (il 27,9%) è la classe che ha effettuato interventi sotto i mille euro per addetto (mediamente 387 euro) e si contraddistingue anche per valori di fatturato per addetto molto contenuti, poco più di 108mila euro.

L’8,7% delle imprese contattate supera i 20mila euro di investimenti per addetto con una media di 53.627 euro e un fatturato di 384mila euro. In quest’ultima classe, l’incidenza degli investimenti sul fatturato risulta pari al 14,0%.

Considerando le imprese presenti nell’indagine, sia nel 2013 che nel 2012, ossia basandosi su un campione costante, gli investimenti totali per addetto sono ammontati mediamente nel 2013 a 10.126 euro (9.329 euro per investimenti fissi e 797 per investimenti immateriali) a fronte di 11.067 euro nel 2012 (10.070 euro per investimenti fissi e 997 per investimenti immateriali).

Rispetto al 2012 gli investimenti totali sono diminuiti dell’8,5%. In particolare, gli investimenti fissi sono diminuiti del 7,4%, mentre quelli immateriali del 20,1%.

Entrando più nel dettaglio, presentano una dinamica negativa tutti i settori ad eccezione dei trasporti e del commercio all’ingrosso. Per classi dimensionali, presentano una dinamica positiva solo le unità più piccole (1-10 addetti), mentre le classi maggiori evidenziano tutte variazioni di segno negativo.

Il rapporto investimenti su fatturato è risultato pari al 4,2% nel 2012 e al 3,8% nel 2013. Questo indicatore misura anche l’intensità d’investimento che appare più elevata nel settore dei servizi alle imprese (17,9%).

Gli investimenti fissi lordi
Impianti, macchine e attrezzature per la produzione sono fattori cruciali per l’attività d’impresa, per questo ogni anno le aziende vi convogliano gran parte delle risorse finanziarie a disposizione.

Nel 2013 sono confluiti in quest’ambito 4.345 euro per addetto, a fronte dei 5.856 del 2012, con una riduzione del 25,8%. I valori più significativi nel 2013 spettano ai servizi alle imprese seguiti a lunga distanza dal manifatturiero. Per dimensione aziendale il valore più elevato è stato messo a segno dalle imprese con oltre 50 addetti.

Consistenti risultano anche gli interventi in costruzioni, fabbricati e terreni con 3.480 euro per addetto nel 2013 e 3.198 nel 2012, con un aumento dell’8,8%. Per questa voce gli interventi più cospicui nel 2013 sono stati realizzati dal commercio all’ingrosso. Per i mezzi di trasporto si contano 1.053 euro per addetto nel 2013 e 670 nel 2012, con un aumento del 57,1%, e si evidenzia per un impegno più consistente, come naturale, il settore dell’autotrasporto merci.

Infine 319 euro per addetto hanno interessato mobili e macchine per ufficio nel 2013 contro i 340 del 2012 (-6,2%).

Gli investimenti immateriali
Gli investimenti immateriali realizzati nel corso del 2012 sono ammontati a 797 euro per addetto.
Le priorità d’intervento delle imprese considerate sono state informatica e software con 271 euro per addetto, ricerca e sviluppo (179) e marketing (106), mentre alla voce “altro” sono andati 203 euro.
La formazione del personale e l’organizzazione del lavoro sono considerati campi d’intervento di minor rilievo.
Nel 2012 l’intervento complessivo era ammontato a 997 euro per addetto e vi è stata quindi una riduzione nell’ultimo anno del 20,1% che ha riguardato in particolare la voce “informatica e software”.

La finalizzazione degli investimenti
Per quanto riguarda gli effetti attesi dagli interventi realizzati e rammentando che erano possibili anche più segnalazioni, la ricerca della competitività da parte delle imprese trentine coinvolte dall’indagine si è indirizzata in primo luogo al miglioramento di alcune qualità rilevanti dei prodotti esistenti (33,5%). Seguono, per frequenza, il miglioramento della flessibilità dei processi produttivi (26,0%), l’introduzione di innovazioni organizzative (21,8% di risposte) e l’ampliamento della capacità produttiva (20,1%). Anche la categoria residuale “altro” ha ricevuto numerose segnalazioni (25,1%), riferite in particolare a rinnovo e sostituzione di attrezzature e automezzi.

Il ricorso al credito
In quest’ultima indagine, così come in quella dello scorso anno, sono state poste alle aziende anche alcune domande di approfondimento sui rapporti con il sistema creditizio che è stato costretto, in questa fase di crisi, a rivedere la propria operatività in considerazione dei maggiori rischi nell’erogazione dei prestiti alle aziende. A questa parte integrativa del questionario hanno risposto 331 imprese.

Le decisioni sull’entità degli investimenti delle imprese sono state condizionate in primo luogo dall’andamento e dalle prospettive della propria situazione aziendale (46,2%), ma anche in maniera rilevante dall’incertezza sulle prospettive generali dell’economia (39,6%), mentre il 14,2% ha indicato anche altri motivi, come la necessità di completare piani d’intervento già avviati e la necessità di apportare significative innovazioni, non prorogabili, nei prodotti e negli impianti.

Il 34,6% delle imprese afferma di non aver sperimentato delle difficoltà superiori alla norma nell’accesso al credito, il 37,7% non ha richiesto credito nel corso del 2013, mentre il 27,7% asserisce di aver incontrato delle difficoltà superiori al passato, in particolare l’imposizione di tassi più onerosi e la richiesta di maggiori garanzie reali. Seguono, come difficoltà segnalate, le limitazioni al volume dei crediti, la non concessione di nuovi finanziamenti e la richiesta di rientro del fido bancario.

Per l’anno in corso circa il 48,3% delle imprese prevede di accedere a nuovo credito, una percentuale leggermente inferiore a quelle rilevata nel 2012. La richiesta di credito avviene soprattutto per gestire le attività correnti (29,2%) e per far fronte a ritardi di pagamento dei clienti (28,1%), come pure per realizzare nuovi investimenti (25,9%), un dato quest’ultimo superiore rispetto all’anno precedente.

Il 65,4% di quelli che intendono ricorrere a nuovo credito pensa di dover subire condizioni più onerose rispetto al recente passato, una quota ancora significativa seppur in diminuzione rispetto a quella rilevata nel 2012.


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