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Il riposo invernale degli orsi e la presenza di lupi in Alta Val di Non e Trentino

venerdì, 13 gennaio 2017

Val di Non – Il letargo dei plantigradi. Il mese di dicembre ha confermato che quasi tutti gli orsi hanno cominciato il periodo di riposo invernale. Solo nella prima metà del mese sporadiche segnalazioni hanno potuto trovare ancora conferma.

Anche l’orsa munita di radiocollare (F26, femmina di 2 anni di età) si è fermata all’inizio del mese in una zona accidentata ed impervia del gruppo montuoso Bondone-Stivo.

Lupo Frapporti 1

Il monitoraggio sul lupo continua invece a fornire nuovi dati. In attesa dei risultati delle analisi genetiche in corso sui campioni biologici raccolti nel 2016, il monitoraggio con foto trappole dell’ultimo mese ha evidenziato la presenza del canide oltre che negli ormai tradizionali ambiti della Lessinia e della Val di Non, anche in altre zone della provincia (nella foto Servizio Foreste e Fauna PAT).
Tra queste anche il monte Bondone (versanti orientali di cima Verde) dove un canide le cui sembianze sono riferibili con ogni probabilità ad un lupo è stato filmato nelle prime ore del 19 dicembre.

Va ricordato a questo proposito che queste segnalazioni, che si riferiscono ad animali soli ed in ambienti nuovi per la specie, sono con ogni probabilità riferibili a giovani esemplari in dispersione, i quali possono intraprendere spostamenti anche molto lunghi (fino a molte centinaia di chilometri in linea d’aria). La loro presenza in determinati ambiti dunque, pur rappresentando un elemento di interesse e curiosità, non significa che il lupo in quelle aree sia effettivamente ritornato, cosa che avviene realmente solo nel momento in cui si costituisca eventualmente un branco territoriale (gruppo familiare).

Infine si segnala che nel corso del mese di dicembre (il giorno 28 per l’esattezza) è stato possibile registrare, per la prima volta in Trentino, ed in particolare sul gruppo del Carega-Piccole Dolomiti, le vocalizzazioni (ululati) di un gruppo di lupi, con ogni probabilità il branco/gruppo famigliare della Lessinia, o parte di esso. Avviando il video allegato è possibile udirle sullo sfondo.

Perchè i lupi ululano?
Di tutti i modi di comunicazione da loro utilizzati quello acustico è quello meglio compreso e quello che più colpisce l’immaginario umano. Lo fanno per riuscire a comunicare a grandi distanze e riconoscersi, utilizzando suoni a bassa frequenza e su armoniche pure. In ambienti forestali gli ululati possono essere percepiti fino a 10 km, mentre in ambienti aperti sino a 16, anche se spesso le distanze sono inferiori. Durata e frequenza utilizzate possono essere differenti in funzione del rango sociale e del tipo di messaggio che viene comunicato. Gli ululati multipli (in coro, come quelli che è possibile ascoltare nel filmato) sono tipicamente più variabili di quelli emessi da un lupo singolo. Di norma il coro inizia con un singolo ululato, cui si aggiungono altri lupi con ululati più corti e ad alta frequenza.

Gli ululati servono a coordinare gli spostamenti tra individui che appartengono allo stesso branco, a rafforzare i legami sociali del branco stesso, alla riproduzione, ma anche a marcare in modo acustico la presenza dei branchi e, quindi, garantire la separazione spaziale tra gli stessi.

Si tenta spesso di determinare il numero di soggetti che ululano in coro, ma ciò non è semplice per le notevoli modulazioni delle vocalizzazioni e, di norma, si rischia di sovrastimare il numero di lupi che partecipano alla vocalizzazione.

Per il monitoraggio delle popolazioni viene utilizzata una tecnica (wolf howling) legata a questo tipo di comportamento. Mimando l’ululato con la voce (o con ululati registrati), si cerca di indurre una risposta, in modo da verificare, nel periodo opportuno dell’anno, la presenza di branchi e di eventuali riproduzioni. Di norma il branco, se stimolato, risponde per segnalare la propria presenza, soprattutto nel caso sia presente una nuova cucciolata, e rimane nella sua posizione.


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