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I boschi del Trentino sono migliorati negli ultimi 60 anni. I dati svelati al Muse

martedì, 22 marzo 2016

Trento – La Giornata Internazionale delle Foreste è stato un evento eccezionale. Per celebrare questa ricorrenza e fare il punto sulla situazione in Trentino, con una particolare attenzione al rapporto tra foreste e acqua, il Dipartimento territorio, agricoltura, ambiente, foreste, della Provincia autonoma di Trento ha organizzato ieri sera al Muse un incontro, in collaborazione con l’Università di Trento.

Negli ultimi 60 anni i boschi in Trentino sono, per vari fattori, migliorati: questo in estrema sintesi il contenuto della relazione di Alessandro Wolynski, direttore dell’Ufficio pianificazione, selvicoltura ed economia forestale del Servizio foreste e fauna della Provincia.

boschi trentino 1

Con un’economia più povera, ha evidenziato Wolynski, la pressione sui boschi era più elevata: si prelevava più materia prima di quanto prodotto e le modalità di gestione spesso non erano adeguate. Il risultato era un generale impoverimento di questa risorsa.

In sessanta anni le cose sono molto cambiate e i boschi si sono arricchiti in volume e varietà di piante. Oggi il sistema economico legato alla silvicoltura ancora tiene in Trentino, a differenza di altre zone del territorio alpino; e questo è indice di equilibrio tra economia ed ecologia.

Sergio Tonolli, del Dipartimento Territorio, Agricoltura Ambiente, Foreste ha spiegato quale stretto rapporto esista tra il bosco e l’acqua che beviamo.

L’acqua potabile in Trentino, ha detto, deriva soprattutto da sorgenti e in minor parte da pozzi e da acque superficiali (sorgenti: 86%, pozzi 10%, corpi idrici superficiali, 4%).

Il Piano urbanistico provinciale prevede che tutti i punti di prelievo vengano tutelati attraverso aree di salvaguardia, fra cui le zone di protezione idrogeologica che rappresentano l’area di ricarica delle sorgenti.

La copertura forestale di queste zone offre una maggiore protezione della qualità delle acque rispetto ad altri tipi di copertura del suolo. Le sorgenti del Trentino si collocano per l’80% circa nelle foreste, le quali a loro volta interessano il 60% circa del territorio provinciale.

L’INTERVENTO DI NEGRI
Di fasce ripariali e qualità dell’acqua ha parlato Paolo Negri, dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente. La vegetazione riparia, è emerso, abbraccia i corsi d’acqua, creando corridoi ed habit utili per gli animali, a cui fornisce anche cibo, oltre che riparo; influisce sulla temperatura e sull’evaporazione, contribuisce a filtrare l’acqua e consolida le sponde, oltre ad avere un valore sociale e ricreativo, migliorando la fruibilità dell’ambiente.

Il professor Riccardo Rigon, ordinario di idrologia e costruzioni idrauliche al Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica, dell’ateneo trentino, ha parlato del ciclo idrologico, spiegando quale profonda interazione vi sia tra suolo, piante che lo coprono e dinamiche legate all’acqua.

Il bosco contrasta il verificarsi di frane ed erosioni, riduce l’effetto delle piene e interagisce con la copertura nevosa.
Mondo vegetale e ciclo idrologico si influenzano a vicenda nel produrre l’ambiente in cui viviamo.

Al termine delle relazioni si è tenuta una tavola rotonda con Gianfranco Bazzoli (Dolomiti Energia), Stefano Moltrer (sindaco di Palù del Fersina e rappresentante del Consorzio dei Comuni), Annibale Salsa (antropologo all’Università di Genova, rappresentante della Scuola per il Territorio e il Paesaggio).

L’A


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