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Tempesta Vaia: nella devastazione, abbiamo scoperto la forza del “noi”

sabato, 26 ottobre 2019

Cerimonia in ricordo delle vittime di “Tempesta Vaia”, il vescovo di Trento, monsignor Lauro Tisi, lancia un messaggio forte.

“Ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini” (Lc 18,11). Triste davvero è l’affermazione del fariseo. Quando una vita definisce se stessa con il criterio della separazione, si preclude la gioia che solo l’incontro con l’altro garantisce. Soffocante la prospettiva di una vita dove gli altri sono assenti.
Paradossalmente, Tempesta Vaia ha fatto emergere la presenza nel nostro Trentino di uomini e donne che si sentono comunità. Gli sguardi si sono uniti nel vento, le mani si sono intrecciate nel fango. Le lacrime si sono asciugate a vicenda. Nella devastazione, abbiamo scoperto la forza del “noi”.
“Pago le decime di tutto” (Lc 12). La formale sicumera del fariseo è icona di tanti nostri atteggiamenti baldanzosi, accompagnati da affermazioni trancianti con cui pensiamo di avere in mano tutto e tutti. La tempesta Vaia ha messo in luce come l’atteggiamento migliore per stare nella vita, è lasciare porte aperte all’immaginazione, alla percezione della precarietà dell’esistenza che silenzia tante nostre facili sicurezze e apre alla frequentazione continua delle domande.
“Abbi pietà di me peccatore” (Lc. 13). L’affermazione del pubblicano ci ricorda che ognun di noi porta in sé ombre, inconsistenze, fragilità. Non esiste l’uomo buono a prescindere. Vaia ci ha fatti sentire in difetto rispetto alla natura che abbiamo violato, contrapponendoci ad essa anziché sentircene parte.
L’umiltà del pubblicano ci ricorda che è importante avere i piedi ben radicati in terra. La gente delle nostre valli è sempre stata forgiata dalla natura, dall’asprezza della vita in montagna. L’ambiente è stato una formidabile palestra dove abbiamo imparato l’arte di resistere e la necessità di farlo assieme.
La sofferenza davanti allo sfregio degli alberi caduti, ci permette di riconoscere che noi viviamo di bellezza, che la creazione è l’habitat del bello ed essa offre una casa anche all’animo umano. Quando viene a mancare ci si accorge di quanto è importante.
Dopo Vaia è più evidente che la partita della vita è una formidabile triangolazione tra noi, la natura e il volto degli altri.
Non possiamo in questo momento non tornare al dolore per Daniela Ramponi e Denis Magnani, vittime di quelle ore di tempesta.
Ancora una volta ci stringiamo attorno alle loro famiglie, consapevoli che la loro perdita non ha prezzo, non potrà in alcun modo essere colmata. Il prezzo di una vita umana non è paragonabile ad alcuna foresta.
Il Cantico delle Creature di San Francesco manifesta in quest’ora tutta la sua profondità e forza. L’atteggiamento da assumere è esattamente quello del Poverello d’Assisi, che ha saputo contemplare con stupore il creato, percepirne l’enorme bellezza e utilità. E, contemporaneamente, ha cantato uno straordinario inno all’uomo chiamando “perfetta letizia” la frequentazione dei fratelli. Questa non è poesia, questo non è folklore. È semplicemente la nostra vita”.



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