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La bonifica del mondo passa attraverso la Speranza cristiana

domenica, 25 marzo 2018

Il messaggio del vescovo di Trento, monsignor Lauro Tisi, nelle domenica delle Palme

“Scrive Pascal: “Dio ha messo nel mondo abbastanza luce per chi vuol credere, ma ha anche lasciato abbastanza ombra per chi non vuol credere”.
La narrazione della Passione sfida la nostra libertà. Con il centurione, “avendolo visto spirare in quel modo”, anche noi possiamo affermare: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!” (Mc 15,39).
Oppure, scuotendo il capo, potremmo dire: “Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!” (Mc 15,29-30).
Gesù racconta Dio con il suo vivere e il suo morire. La sua è una narrazione esistenziale. La sua straordinarietà non si situa sul terreno del religioso, ma abita anzitutto l’umano. Per questo, per accreditarlo serve abitare la concretezza della vita, ben più dei libri. Sembra il passaggio più naturale, e invece su questo terreno siamo tutti deficitari. Uomini e donne che parlano di Dio se ne trovano, un po’ meno uomini e donne che vivono una vita alla maniera del Dio di Gesù di Nazareth.
Gesù non ha scritto nulla, ma ha lasciato uno scritto esistenziale, la sua vita: davanti a essa ogni uomo e donna, nella libertà, è chiamato a prendere posizione.
Sul Calvario s’incontrano due libertà. Quella degli uomini che rifiutano il proprio Salvatore, toccando il vertice della disumanità in cui si concentrano tutte le barbarie e le disumanità della storia e la libertà di Dio, che decide di amare senza misura e gratuitamente gli uomini. Nell’evento del Golgota, Gesù non sceglie la morte, ma di vivere senza riserve la donazione di sé. “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.” (Gv 15,13)
La grande domanda, allora, davanti al Crocifisso è questa: mi interessa, mi affascina l’umano di Gesù? E’ spendibile nella mia vita? Mi interpella la libertà di Gesù di fronte alla morte? Mi convince? Non scappiamo da questi interrogativi, lottiamo con essi senza paura; il rischio di non affrontarli è altissimo.
La nostra Chiesa deve partire da queste provocazioni. La pastorale non è progettare e organizzare, ma vivere il Vangelo. La bonifica del mondo passa attraverso la Speranza cristiana, che coincide con il perdono e la misericordia, niente meno di questo. Chiesa di Trento, ritorna a quel Vangelo! Lasciati interpellare dal Cristo crocifisso! In un mondo dove tutto può essere geo-localizzato, prova tu, per prima a ritrovare le coordinate della Speranza, che sembriamo aver smarrito!
Il cardinal Martini definisce il peccato come la mancanza di speranza. La croce di Cristo è l’unica fonte autentica di Speranza. Ed è per questo che Egli, sulla croce, ci libera dal peccato: perché ci restituisce speranza. Accade non per un’arcana alchimia teologica, che rischia di non dire nulla al cuore dell’uomo. Ma, semplicemente, perché il Dio di Nazareth, spendendosi fino all’ultimo sulla croce, ricostruisce le ragioni della speranza attorno a un nuovo concetto di giustizia: l’amore senza se e senza ma. Da qui non possiamo prescindere. Più saremo capaci di avvinarci alla sua capacità di amare, più vivremo nella speranza e la sapremo donare anche agli altri”.


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