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Il ricordo dei caduti trentini nelle guerre sia più condiviso e coinvolga le scuole

venerdì, 11 maggio 2018

L’Adunata degli alpini 2018 ha registrato una serie di reazioni e confronto a livello politico e amministrativo.

Ecco l’opinione di Franco Panizza, già senatore della Repubblica e segretario politico del PATT
“In questi giorni registro diversi interventi che esprimono la preoccupazione che non sia perso il ricordo dei nostri soldati caduti nel primo conflitto mondiale nelle file dell’armata austriaca.
Una memoria che era stata negata ed in molti casi purtroppo cancellata nel nome di quello stesso nazionalismo che ha provocato tutte le guerre. Ma che oggi, grazie al prezioso ed appassionato impegno di associazioni meritorie, di studiosi e volontari sensibili e alla determinazione della classe politica autonomista, negli ultimi tempi condivisa e sostenuta anche dalle altre forze politiche, finalmente possiamo affermare che è stata finalmente recuperata.
Lo posso testimoniare con comprovata certezza, perché, prima da assessore provinciale poi come rappresentante del Governo nazionale per il Centenario, ho promosso e seguito direttamente il progetto del Centenario, significativamente denominato “Dalla guerra alla pace”.
Nell’impostare il progetto, volevamo che le commemorazioni non fossero tanto un doveroso riconoscimento istituzionale, ma fossero vissute come un momento di condivisione, di presa di coscienza da parte dei Trentini della loro storia e della loro identità diversa rispetto al resto d’Italia. E soprattutto come occasione per rilanciare e dare valore alla nostra riuscita esperienza di convivenza e di fruttuosa collaborazione tra popoli di lingua diversa.
Un messaggio che è stato recepito al di sopra di ogni più rosea aspettativa: tutti i comuni e le comunità di valle si sono mobilitate per coinvolgere tutta la popolazione e non più solo gli addetti ai lavori o gli appassionati. Gli straordinari risultati sono sotto gli occhi di tutti e ci pongono come un esempio per gli altri territori che hanno vissuto il dramma della guerra: l’elenco anche online, completo di moti dati e documenti, dei circa 12.000 soldati, le innumerevoli mostre, le pubblicazioni, i filmati, le ricerche storiche a tutti i livelli, i diari di guerra, le rappresentazioni che hanno coinvolto tutti i cori, le bande, le filodrammatiche e le realtà culturali. Chi non ricorda i 15 giorni intensi vissuti nel 2010 al Palazzo della Regione, per ricordare che “nel cuore nessuna croce manca”, con la lettura dei nomi, uno per uno, di tutti i caduti? Oppure lo straordinario viaggio commemorativo compiuto sui cimiteri della Galizia nel 2011, assieme a 160 Trentini, conclusosi con una toccante cerimonia al cimitero e alla scuola di Hujcze nei pressi di Leopoli?
Una mole enorme di iniziative partecipate, che ha fatto recuperare al Trentino una delle pagine più dolorose della propria storia e certamente quella che più l’ha segnata.
Proprio in questi giorni, il presidente Ugo Rossi ha presentato pubblicamente il giusto completamento di questo lavoro: il progetto del Memoriale, che riporterà su ogni lapide il nome di ognuno dei circa 12mila soldati morti, l’installazione che ricorda i 60mila Trentini partiti per il fronte, ma soprattutto l’istituzione, con legge, del “Giorno del ricordo”.
Da adesso, grazie all’iniziativa degli autonomisti e al consenso, unanime e per questo oltremodo significativo, di tutte le forze politiche, ogni anno le istituzioni, le scuole, le realtà culturali ricorderanno, anche ufficialmente, i nostri morti in guerra. E non sarà più per volontà di alcuni volonterosi meritevoli, ma lo sarà per decisione ufficiale e condivisa delle nostre istituzioni democratiche.
Per questo sento il dovere di ringraziare Lorenzo Baratter e gli altri consiglieri che hanno promosso e sostenuto l’iniziativa e soprattutto il Presidente della Provincia Ugo Rossi che l’ha portata a conclusione con grande convinzione e con il necessario equilibrio. Li ringrazio per aver restituito il giusto onore e la piena dignità a questi nostri soldati ed aver scelto una data, quelle del 14 ottobre, data della sanguinosa battaglia sul Fiume San, che vide centinaia di nostri giovani soldati morti già nei primi mesi di guerra. Ho ancora nel cuore la forte emozione provata, quando, assieme ai tre pullman partiti dal Trentino, al Museo della Guerra di Rovereto e alla Croce Nera Austriaca, ci siamo recati in processione fino alle sponde del fiume San, li abbiamo ricordati ed abbiamo pregato per loro.
Mi auguro, e sono certo che sarà così, che d’ora in avanti il ricordo dei nostri caduti sia più condiviso e riesca a coinvolgere, attraverso le scuole, anche il mondo dei giovani, per diventare uno dei tanti tratti distintivi della nostra storia che ci ha permesso di avere un’autonomia speciale. Mi auguro che lo possano percepire anche le migliaia di Alpini di tutta Italia che in questi giorni saranno nella nostra terra per celebrare la loro adunata nel segno della pace.
Sarebbe un altro passo avanti nella direzione non solo di recuperare il senso vero della storia, ma soprattutto per scongiurare il ritorno dei nazionalismi che hanno provocato in tutto il mondo solo immani disastri ed alimentare, invece, i valori e gli ideali che ci hanno permesso di costruire l’Unione Europea e di vivere oltre settant’anni di pace”.


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