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Universiade, cerimonia di chiusura a Canazei: il bilancio della manifestazione e le ultime medaglie

sabato, 21 dicembre 2013

Alba di Canazei – Ad Alba di Canazei si è chiusa ufficialmente la XXVI Winter Universiade Trentino 2013. Dall’11 al 21 dicembre le 11 sedi di gara sono state invase dagli atleti di tutto il mondo che hanno dato vita a spettacolari competizioni.20131221_AR_cerimonia-3182

Al termine della finale del torneo di hockey maschile, che ha visto il trionfo del Canada sul Kazakistan per 6-2, alla Scola Ice Arena si è tenuta la Cerimonia di chiusura. L’inno italiano ha accolto l’ingresso delle bandiere di tutte le nazioni iscritte alla manifestazione, portate sul ghiaccio dai bambini della squadra dell’Hockey Fassa, dopodiché è arrivato il momento dei discorsi delle autorità.

“Questa è stata l’Universiade dell’innovazione, della sostenibilità e dell’armonia. Questa è stata l’Universiade di un’intera comunità, la comunità trentina: siamo orgogliosi di quanto 10 paesi, 5 vallate ed una piccola, ma speciale comunità, siano riusciti a fare. Il Trentino è diventato un villaggio globale e noi tutti speriamo che possa diventare la vostra comunità – ha detto il presidente del Comitato Organizzatore Sergio Anesi, prima di ringraziare il massimo organo internazionale – Ringrazio la FISU, che ha reso questo evento una celebrazione di sport e università, nel 90° anniversario dei Giochi universitari mondiali. Abbiamo vinto e abbiamo vinto come squadra. Speriamo che voi tutti possiate portare l’esperienza dell’Universiade Trentino 2013 nei vostri cuori e nella vostra memoria”.

Poi è stata la volta del discorso di chiusura del Presidente FISU Claude-Louis Gallien: “Noi tutti abbiamo lavorato molto duro per accettare questa sfida e mettere in piedi un grande evento. Noi, gli atleti studenti, gli allenatori, i giudici, gli arbitri, i tecnici, i volontari. Ci siamo allenati più e più volte per essere pronti e, alla fine, lo siamo stati. Ognuno di noi ha fatto del suo meglio, a modo suo, ma tutti insieme. Signori e signore, ho l’onore di dichiarare chiusa la XXVI Winter Universiade Trentino 2013″.

A chiudere il cerimoniale c’è stato il passaggio di consegne tra il Trentino e Granada, città che ospiterà la ventisettesima edizione della Winter Universiade nel 2015. Il vessillo della FISU è passato dalle mani dal Presidente del Comitato Organizzatore Sergio Anesi a quelle dell’Assessore allo Sport e Cultura della Provincia Autonoma di Trento Tiziano Mellarini, che a sua volta l’ha passata al Presidente del Cusi Leonardo Coiana. La bandiera è stata poi sventolata dal Presidente della FISU Claude-Louis Gallien, prima di essere impugnata dai rappresentanti del Comitato Organizzatore della Winter Universiade 2015, ovvero il Vicesindaco di Granada Juan Antonio Merida ed il membro del Comitato Organizzatore spagonolo Aurelio Ureña.

La città spagnola ha dato poi un piccolo antipasto di quello che accadrà tra due anni con uno spettacolo a ritmo di flamenco. Gran finale del Comitato Organizzatore di Trentino 2013 con un puzzle composta sul ghiacchio a disegnare il planisfero mondiale e la scritta a caratteri cubitali: “A Big Thank You”.
LE 234 MEDAGLIE DELLA XXVI WINTER UNIVERSIADE TRENTINO 2013. C’E’ MIRKO GIACOMO NENZI NEL CLUB DEI MAGGIORI PROTAGONISTI

Sono state 234 le medaglie assegnate nel corso della XXVI Winter Universiade Trentino 2013, con 32 nazioni entrate nel medagliere dominato dalla Russia, forte di un bottino composto di 15 ori, 16 argenti e 18 bronzi per un totale di 49 presenze sul podio. Un numero più che doppio rispetto a quello delle immediate inseguitrici, la Polonia che ha raccolto 23 medaglie (10 ori, 10 argenti e 3 bronzi) e la Corea il cui bottino ha raggiunto 24 podi di cui 8 d’oro, 9 d’argento e 7 di bronzo.

A livello individuale sono invece 55 gli atleti capaci di raccogliere più di una medaglia, una graduatoria in cui spicca un quartetto di protagonisti che se ne torna a casa con quattro presenze sul podio.

Precedenza al gentil sesso e quindi spazio alla pattinatrice coreana Kim Bo Reum che ha raccolto 2 ori (1500 e Inseguimenti) e 2 argenti (3000 e 5000), imitata dalla biathleta polacca Weronika Nowakowska-Ziemniak, vincitrice di Sprint e Pursuit e seconda nell’individuale e nella mass start.

A far loro compagnia a quota quattro sono il fondista russo Raul Shakirzianov (oro nello skiathlon, argento nella staffetta, bronzo nella staffetta mista e nell’individuale) ed il pattinatore azzurro Mirko Giacomo Nenzi, grande protagonista di Trentino 2013 grazie al trionfo nei 1000 metri, agli argenti nei 500 e nei 1500 e al bronzo nell’inseguimento.

Il 24enne veneziano delle Fiamme Gialle entra anche nella speciale statistica degli atleti capaci di raccogliere una medaglia per ciascun metallo: con lui in questo ristretto circolo ci sono anche il saltatore russo Mikhail Maksimochkin (oro nella prova mista, argento nella prova a squadre, bronzo nell’individuale dall’HS106) ed il biathleta ucraino Dmytro Pidruchnyi, vincitore della Mass Start dopo aver già conquistato il bronzo nella sprint e l’argento nella staffetta mista.

Ben dodici atleti infine hanno saputo raccogliere 2 ori, tra questi merita una menzione particolare il serbo Milanko Petrovic, unico capace di imporsi in due discipline differenti, biathlon (sprint) e sci di fondo (individuale).

TRENTA CHILOMETRI DI FONDO: PELLEGRIN CI PROVA MA E’ 4°. DOMINIO RUSSO: CON SKOBELEV, VOKUEV E FELLER

La Russia ha dominato la scena nella 30km mass start in tecnica classica che ha chiuso il programma dello sci di fondo alla XXVI Winter Universiade Trentino 2013. Podio completamente russo, con Vladislav Skobelev (1:23:14.2) a precedere i compagni di colori Emil Vokuev (+2.4) e Andrey Feller (+4.6): i tentativi dell’italiano Mattia Pellegrin non sono stati sufficienti per scalfire la supremazia russa e così il 24enne trentino di Moena si è dovuto accontentare del quarto posto, a 7.8 secondi dal vincitore.

Pellegrin ha affrontato la gara costantemente nelle posizioni di vertice: già nella sua frazione della staffetta di giovedì aveva dimostrato di avere il passo giusto in tecnica classica ma nonostante il suo allungo l’Italia non era riuscita a chiudere sul podio. Oggi il fassano delle Fiamme Oro ci ha riprovato, ma senza riuscire a sfuggire alla morsa russa. Anzi, nel finale i tre russi hanno imposto l’accelerazione decisiva, conquistando l’intero podio con il ventiseienne Skobelev a mettersi al collo la medaglia d’oro davanti al 21enne Vokuev (già oro nella Team Sprint) e al 25enne Feller.

Per Pellegrin, studente dell’Università telematica di Torino, è rimasto l’effimero titolo di primo tra i non-russi: una piccola soddisfazione, ma senza medaglia. Al quinto posto si è quindi piazzato il 24enne norvegese Rune Mario Oedegaard, componente del quintetto che ha caratterizzato il finale di gara.

Vladimir Skobelev (RUS): “È stata un’Universiade incredibile per tutti noi. Questa gara è stata la dimostrazione che abbiamo fatto tutti un’ottima preparazione e per questo vogliamo ringraziare tutto il team e gli allenatori”.

Andrey Feller (RUS): “Temevo più di tutti l’italiano e ho tenuto le ultime energie proprio per lo sprint. Siamo stati un po’ fortunati nel completare un risultato così, Pellegrin poteva beffarci in qualsiasi momento.”

Mattia Pellegrin (ITA): “All’ultima salita ho provato ad allungare, ma il fondo era un po’ ghiacciato e in volata siamo arrivati tutti insieme. Complimenti a loro, fanno davvero paura nel finale.”

PRIMO ORO ASSOLUTO PER LA NUOVA ZELANDA ALLA WINTER UNIVERSIADE. NELLA GARA MASCHILE VINCE LO SVIZZERO PHILIPPE HAENNI

Successi storici nell’ultima gara del programma di snowboard della Winter Universiade Trentino 2013 sul Monte Bondone. Grazie alla performance di Natalie Good, la Nuova Zelanda ha vinto il primo oro in assoluto in una competizione universitaria invernale, mentre la Svizzera ha conquistato con Philippe Haenni la prima vittoria di questa Winter Universiade Trentino 2013. La squadra elvetica ha piazzato complessivamente 4 atleti sul podio, uno dei quali, Rafael Imohof, per la seconda volta in pochi giorni, dopo il bronzo nell’halfpipe.

Natalie Good aveva disputato buone qualifiche, ma è stata la combinazione di figure della prima run di finale a convincere i giudici, che l’hanno premiata con 81.25. Alle sue spalle, due atlete elvetiche: Carla Somaini (78.25), ventiduenne dell’università di Basilea, e Caroline Hoeckel, ventenne dell’Università di Berna, che ha consolidato il bronzo con la seconda discesa (74.15), dopo che già nella prima era arrivata a quota 71.25. Tra le grandi deluse due canadesi Audrey McManiman (di gran lunga la migliore in qualifica: 74.25) e Tamara Truchon, che in finale è riuscita ad ottenere poco più della metà del punteggio della qualificazione: per loro soltanto il quarto e il quinto posto.

In campo maschile, Philippe Haenni ha dovuto soffrire nella fase iniziale perché fino nelle qualifiche non avevo completato alcuni salti. Poi però, ha messo in riga gli avversari nella prima run della finale con 86.25. Argento per l’americano Billy Wandling, che ha piazzato una seconda discesa formidabile da 84.75 punti. Di nuovo terzo, come nella prova di halfpipe, Rafael Imhof che non è riuscito a migliorarsi rispetto alla qualifica (84.25) e che nella prima manche ha totalizzato 80.85, sufficienti per restare sul podio nonostante il disperato assalto del coreano Nam Seung-Yeun, il migliore durante le prove di ammissione (88 e 85.5), ma solo sesto nella graduatoria finale.

Le interviste

Gara femminile:

Natalie Good (oro), 23 anni, University of Waikato: “Sono felicissima. Speravo nella medaglia d’oro, ma non me l’aspettavo assolutamente, sono senza parole. È la mia prima medaglia d’oro, ma soprattutto il primo oro della Nuova Zelanda alle Universiadi invernali. Sono molto orgogliosa della mia prestazione. Non sarò all’Olimpiade Sochi perché non mi sono qualificata, ma spero che mi possiate vedere a quelle successive. Il Trentino e questa competizione mi resteranno sicuramente nel cuore”.

Carla Somaini (argento), 22 anni, iscritta all’Università dello Sport di Basilea: “Il podio era il mio obiettivo. Quale gradino? Nessuno in particolare, l’importante era salirci. Sono contenta perché questo è il più importante successo della carriera”.

Caroline Hoeckel, 20 anni, studentessa dell’Università di Berna, scoppia in lacrime: “Non me lo sarei mai aspettato, perché in realtà avevo smesso di fare competizioni di snowboard. Sono venuta qui praticamente solo per divertirmi, invece, poi mi sono sentita meglio di qualunque altra gara. Nonostante questa medaglia non farò più gare, ma sicuramente proseguirò a divertirmi sulla tavola”.

Gara maschile:

Philippe Haenni (oro), 24 anni, studente di Sport e Musica a Berna: “È il più grande successo della mia carriera. Non pensavo di vincere. E non sapevo nemmeno che gara sarebbe stata perché non conoscevo gli avversari. Dopo le qualifiche ho capito che saremmo stati in tanti a giocarci la vittoria. Considerata la scarsità di neve, il tracciato è stato preparato veramente bene”.

Billy Wandling (argento), 21 anni, Westeminster College: “Sono orgoglioso e contentissimo del mio debutto all’Universiade. Speravo di ottenere un buon risultato, ma venerdì sono caduto durante l’allenamento e mi sono fatto male ad una spalla. Ho potuto gareggiare oggi nelle migliori condizioni solo grazie all’aiuto di medico, massaggiatore e fisioterapista che mi hanno rimesso in sesto”.

Rafael Imhof (bronzo), 22 anni, studente di turismo a Siders: “A questa medaglia non pensavo: la mia gara era l’Halpipe. A questa ho partecipato solo per divertirmi, ma è andata benissimo. Non dimenticherò questa Universiade: è una competizione diversa, che si affronta con un altro spirito. La soddisfazione più grande? Sicuramente vedere quattro svizzeri sul podio del Monte Bondone”.

AL CANADA L’ULTIMO ORO DELLE UNIVERSIADI TRENTINO 2013. BATTUTO 6-2 IL KAZAKISTAN NELLA FINALE DI HOCKEY MASCHILE

Va al Canada l’ultima medaglia d’oro della Winter Universiade Trentino 2013. La formazione nordamericana supera il Kazakistan nella finale del torneo di hockey maschile disputata alla Scola Arena di Alba di Canazei: 6 a 2 il risultato finale, figlio di un dominio totale dei canadesi sui kazaki, che si devono accontentare dell’argento. I ragazzi di coach MacDougall si portano a casa il metallo più prezioso dopo il bronzo dell’Universiade del 2011, concludendo un cammino praticamente perfetto. I kazaki pagano invece la bellezza di 155 minuti di penalità, tra cui tre penalità partita condite dall’espulsione per proteste di coach Plyuchshev. “Siamo molto contenti per questa vittoria – ha spiegato il capitano del Canada, Chris Culligan, protagonista con due goal e un assist – il Kazakistan è un ottima squadra, non potevamo aspettarci una vittoria così larga, anche perché tutto può succedere in una partita di hockey: ci godiamo questa vittoria, i ragazzi se la meritano”.

Eppure, dopo soli 14 secondi del primo tempo, a passare in vantaggio è il Kazakistan, con Alexandr Shin che capitalizza al meglio l’assist di Rymarev. La rete si dimostra però soltanto un fuoco di paglia, perché il Canada reagisce, raggiungendo il pareggio al 03:39 con Mike Cazzola, per poi trovare altre due reti nei minuti successivi, con Josh Day e Matt Maione, il cui tiro viene fortuitamente deviato in rete da Metalnikov.

In avvio di secondo periodo, al 25:24, il goalie kazako capitola per la quarta volta: di Chris Culligan il 4 a 1 canadese. La truppa di coach Plyuchshev si fa prendere dal nervosismo e comincia a concedere ripetuti powerplay agli avversari, oltre che a ben due penalità partita: negli spogliatoi finiscono Kaznacheyev, per una carica alla testa, e Vorontsov, per spearing. Al 32:03 così il Canada ringrazia e trova il 5 a 1 in doppia superiorità numerica, con un bel tiro di Nick MacNeil.

Il terzo periodo è una formalità per i nordamericani e il Kazakistan, sempre più nervoso, subisce altre penalità e viene espulso per proteste anche coach Vladimir Plyuchshev: il Canada infila la sesta rete al 48:32, ancora con Culligan che in doppia superiorità fa fuori Yankov con un preciso tiro al volo. I kazaki provano a tirare fuori l’orgoglio accorciando le distanze con Shin, poi decidono di farsi giustizia in altro modo: Petrov e DeSousa finiscono anzitempo negli spogliatoi, seguiti poco dopo da Zharkikh, Ramazanov, Desnoyers e MacNeil, anche loro protagonisti di un fight. Poi la sirena finale, che sancisce la doppietta canadese.


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