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Suoni delle Dolomiti: grande successo dello spettacolo al rifugio Contrin

martedì, 7 luglio 2015

Val di Fassa – Primo appuntamento de I Suoni delle Dolomiti, con Mario Brunello, Ivano Battiston e Gabriele Ragghianti che davanti a un folto pubblico hanno proposto un programma di canti e composizioni del periodo bellico alternati a opere più contemporanee.
Ottima l’accoglienza dei numerosi e attenti ascoltatori, che hanno premiato l’esibizione con svariati applausi.
Non è un caso che il primo appuntamento della ventunesima edizione de I Suoni delle Dolomiti» abbia avuto luogo, sabato 4 luglio, all’ombra della regina delle Dolomiti: la Marmolada.
Questo perché l’attenzione del Festival alla montagna e alla straordinarietà del suo paesaggio vive di un’energia rinnovata, con la volontà di sottolineare una volta di più il patrimonio naturalistico dato in dono al Trentino.
Se ne sono certamente resi conto i tantissimi escursionisti accorsi al rifugio Contrin in Val di Fassa per ascoltare il concerto che vedeva protagonisti Mario Brunello, Gabriele Ragghianti e Ivano Battiston, rispettivamente straordinari interpreti del violoncello, del contrabbasso e della fisarmonica.
I tre erano reduci da una tre giorni di trekking assieme a una cinquantina di escursionisti che hanno potuto vivere l’inizio del festival trentino di musica in quota immersi in una esperienza molto particolare.
Il trekking ha portato i camminatori sotto le guglie scure dei Monzoni, dove ancora rimangono le tracce dei baraccamenti dell’AlpenKorps tedesco della Prima Guerra Mondiale, e poi su fino a Passo delle Selle, dove le linee nemiche di fatto erano divise solo da un piccolo lembo di terra.
In un autentico paradiso geomorfologico in cui le rocce magmatiche si intrecciano con le calcaree e i colori passando dal bianco al nero, i passi si sono alternati alle note che Brunello e compagni hanno intessuto con gli strumenti.
Brani di guerra: di chi la guerra non la poteva più sopportare, di chi la elogiava, di chi invece non ne sapeva quasi nulla e continuava a portare avanti la vita di tutti i giorni e infine anche di chi sperava nella pace.
Note di dolore e malinconia, di ritmi danzanti e fragorosi che sono maturati e sono stati portati passo dopo passo nella lunga traversata – che ha concluso il trekking – dal Passo San Pellegrino al rifugio Contrin passando per gli impervi ghiaioni del passo delle Cirelle e il verde rassicurante dei prati che si aprono sotto cima Ombretta.
Tutto questo ha preso forma oggi in un concerto che ha mescolato brani di guerra e non.
«Un modo per ricordare quei ragazzi di 18 anni – ha spiegato Mario Brunello – che cento anni or sono su queste cime hanno combattuto, non si sa bene per cosa. Per questo motivo la musica è ancora una volta un medium importante, perché nella sua universalità supera le lingue, viaggia negli spazi e arriva direttamente all’animo e al cuore».
Il trekking e il concerto di oggi sono stati la terza tappa della costruzione di una grande orchestra della pace che suonerà insieme nel 2018.
In questa occasione Brunello, Battison e Ragghianti hanno continuato a sondare l’incredibile patrimonio di canti, componimenti e opere colte e popolari del periodo della Grande Guerra.
L’esordio è stato affidato alla «Chanson de Craonne», atto di protesta e insubordinazione dei soldati semplici francesi stufi di andare a massacro negli assalti alle trincee nemiche.
Ritmi e atmosfere da musette su un testo arrabbiato e disperato. La disperazione splendidamente dipinta da Giovanni Sollima ha fatto poi capolino nell’assolo di violoncello e canto di Brunello col dolore mediterraneo che è salito con i passi frenetici della taranta sino ai duemila metri del Contrin scatenando gli applausi del folto pubblico presente.
Con «Avvucchella» di Paolo Tosti e un brano di Puccini sono tornate le atmosfere dolci e malinconiche di una umanità attenta ai giochi, agli svaghi e ai sentimenti del quotidiano.
La guerra esisteva, ma qui il rombo è lontano se non assente. Mentre è presente e vivo nelle note degli interventisti e dei futuristi che nella guerra vedono l’esplicitazione reale della propria poetica.
Coinvolgente e ritmato è il «Canto di guerra» di Balilla Pratella mentre è quasi aperto da squilli guerreschi di tromba «Fuori i barbari» di Castelnuovo Tedesco.
Prima della fine spazio anche per la speranza di pace che in un mondo travolto dalle armi non poteva che assumere i toni del sussurro come nel bel «Canto di pace» di Michelangelo Abbado.
Commovente infine la chiusura del concerto sulle note della popolare e dolente «Ta pum».
Tra i brani più contemporanei, quelli di Astor Piazzolla, Emil Tabakov e della geniale fabbricatrice di suoni Sofia Gubaidolina, allieva di Shostakovic.


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