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Expo Riva Schuh/1 Opening talk sui cambiamenti della moda. Gli interventi di Pellegrini, Laezza e la relazione di Cietta

sabato, 11 giugno 2016

Riva del Garda – “Expo Riva Schuh” è anche l’occasione per un confronto sulle nuove tendenze del mercato. In apertura della rassegna si è svolta nella sala convegni di Riva del Garda Fierecongressi un convegno sul tema: “I cambiamenti in atto nelle tempistiche della moda”.  Al simposio sono intervenuti Roberto Pellegrini, presidente di Riva del Garda Fierecongressi Spa, il direttore generale Giovanni Laezza ed Enrico Cietta, senior Partner di Diomedea. Moderatore Marc Sondermann, direttore responsabile di Fashion (nella foto a lato i relatori).

Riva Opening Talk1

Il presidente Roberto Pellegrini ha sottolineato l’importanza di questo appuntamento e la necessità di un approfondimento, mentre il direttore Giovanni Laezza si è soffermato sulle nuove tendenze del mercato che “vengono anticipate qui a Riva del Garda”. Successivamente Enrico Cietta ha presentato gli scenari del Fast e dello Slow Fashion, mostrando una serie di slides. “Ci sono due visioni culturali opposte- ha affermato Cietta -. Quella statunitense da sempre molto attenta ai risultati del mercato e alle esigenze commerciali e quella europea, in particolare quella italiana e francese, più preoccupata di difendere l’idea di qualità e artigianalità delle produzioni del lusso. Gli statunitensi premono per avvicinare domanda e offerta, gli europei non si dicono interessati a quel mercato: si rivolgono a una domanda strutturalmente differente”.

Perché oggi la velocità è diventata così importante? Cosa ha originato questo cambiamento? sono state le domande poste da Enrico Cietta. “Il processo di ibridazione del prodotto – ha aggiunto Cietta – ha trasformato la moda in qualcosa che non è più totalmente manifatturiero”.

CONSEGUENZA DELLO SCENARIO PRIMA DEL FAST FASHION
La tendenza generale vede una crescita del peso dei saldi:  lo studio americano sui Department Stores rivela che nel 1950 la quota delle vendite scontate era circa il 20% dell’offerta, nel 1998 era salita al 72%; in Italia, secondo Confesercenti, il 65% dei commercianti  realizza tra il 20% e il 30% del fatturato nel periodo dei saldi, ma per circa un quarto dei punti vendita si arriva
addirittura al 40-50% del fatturato complessivo

La tendenza generale vede una crescita dello stock di fine stagione: “Uno studio di Diomedea del 2010 – ha aggiunto Cietta – ha confermato che per i negozi italiani di scarpe italiane è considerato normale uno stock di fine stagione pari all’8% – 12%. Tuttavia questa percentuale era considerata in crescita con situazioni che arrivavano a circa il 20%”.

Le ricerche sui consumi di calzature confermano che sconti, svendite, saldi mantengono un peso superiore al 50% sulle vendite complessive (giugno 2015). Una conseguenza comune a tutti è il numero di modelli dentro le collezioni, che sono aumentati: “Le aziende hanno sempre più ampliato la loro offerta verso il total look – prosegue lo studio di Diomedea -. Le aziende di calzature hanno ampliato fino a raddoppiare il numero di modelli rispetto agli anni ‘90″

Per creare e produrre prodotti di qualità ci vuole tempo ed è quindi impossibile pensare a proposte “see now, buy now” perché significherebbe comprimere creatività e rinunciare alla qualità produttiva.

Ma la velcoità si può decidere oppure è stabilita da un meccanismo di consumo irreversibile?, è la domanda che si è posto Cietta. Si può immaginare una strategia mistra: la separazione dalla collezione presentata di una capsule collection che può essere venduta con tempi più brevi (o addirittura immediatamente).

MA FONDO NON È QUELLO CHE AVVIENE A EXPO RIVA SCHUH?
Enrico Cietta ha risposto così al quesito: “La proposta di avvicinare la sfilata al momento della vendita e del consumo non deve necessariamente essere presa in modo radicale. In quest’ottica ricerca di maggiore agilità di produzione e rapidità di risposta, non è attraverso un’ulteriore compressione dei tempi che si può essere più veloci, ma attraverso una maggiore integrazione delle componenti della filiera.

Un maggiore coordinamento da parte di tutti i fornitori, soprattutto quelli del monte della filiera, con i sistemi informatici attuali è oggi possibile. Una maggiore “disciplina” industriale da parte dei direttori creativi: processi creativi misti? La velocità di risposta può essere ottenuta anche attraverso il maggior investimento da parte delle aziende in produzioni realizzate al buio. Maggior rischio di creare stock inutili di prodotti e conseguentemente perdite finanziarie.

Maggiore velocità di risposta richiede inevitabilmente una maggiore prossimità nella produzione e un dialogo di coordinamento maggiore fin dalle prime fasi della creazione.

La velocità di risposta facilita la creazione di filiere corte e sincronizzate (questo attiverebbe logiche di re-shoring)
Il prodotto si compone in modo diverso ma non significa meno commercio internazionale

Numero di modelli e numero di collezioni,  il ragionamento normalmente utilizzato è che fare le stesse cose, più velocemente di come oggi si riesce a fare, è semplicemente impossibile. Il ragionamento non è sbagliato, ma incompleto.

Il processo creativo delle aziende fast fashion è stato fin dall’inizio concepito per essere rapido, ma quello delle griffe è stato “reso” rapido. Questo spremere il limone oltre misura sembra svelare, forse, non tanto il fallimento e la rottura del sistema moda, quanto piuttosto l’inadeguatezza (per ora) di aziende non preparate a pensare un nuovo ruolo della creatività all’interno ell’organizzazione aziendale.

Occorre avviare una riflessione (che coinvolge anche le scuole): le stesse risorse creative possono essere riorganizzate durante
l’anno, magari riducendo il numero di modelli ma con un numero di collezioni differenti?

Ridurre i cicli produttivi della moda contro il modello bagnino: se in 6/7 anni, i tempi di consegna del prodotto si sono accorciati di 6 settimane, in pratica è come se ogni anno si fosse persa una settimana di lavorazione.

È stato “semplicemente” chiesto a una bicicletta di correre come uno scooter, ma senza cambiare nessuno di quegli elementi che consentissero di aggiungere un motore.

Come un bagnino, l’azienda di produzione nella moda si connota sempre più per la stagionalità del suo lavoro. Cambiare le tempistiche e offrire meno prodotti, ma con maggiore frequenza e su un orizzonte temporale diversificato potrebbe
aiutare a rendere la produzione più lineare”.

Nella parte conclusiva del convegno il presidente Roberto Pellegrini ha posto l’accento su un fattore ancor oggi fondamentale per un’impresa: l’intuizione. “Infatti – ha concluso Pellegrini – l’intuizione è determinante per un successo o un fallimento di un’azienda”.  Il fondatore Riva Expo Schiuh, Karl Friedrich Eichholz, è intervenuto telefonicamente all’opening talk e portato i saluti, facendo gli auguri della rassegna da Francoforte.

Expo Riva Schuh rimarrà aperta fino a martedì 14 giugno.


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