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Davos ha consegnato alla Val di Fassa il testimone iridato

domenica, 11 febbraio 2018

Davos – Non c’è stato il passaggio di bandiera fra «Davos 2018» e «Val di Fassa 2019», perché il protocollo Fis non prevede più un rito ufficiale, ma alla cerimonia di chiusura dell’evento svizzero gli atleti del Team Italia si sono visti consegnare dai pari età elvetici il simbolico testimone, che consacra il Trentino come organizzatore dei Campionati Mondiali Junior del prossimo febbraio. davosL’immagine di questo momento, che apre ufficialmente la sfida per la Val di Fassa, è riassunta negli scatti fotografici che immortalano le due squadre azzurre, maschile e femminile, davanti alla scultura di ghiaccio allestita nel parterre svizzero dagli studenti del Liceo Artistico Soraperra di Pozza di Fassa. Il Comitato organizzatore di Val di Fassa 2019 è stato presente a Davos con più referenti nei giorni di gara, portando a casa nozioni importanti in vista dell’evento che si disputerà dal 17 al 27 febbraio 2019, dove sono attesi circa 500 sciatori in rappresentanza di ben 50 nazioni.

Si è trattato di un Mondiale Junior che ha visto dominare la Svizzera, aggiudicatasi undici medaglie, delle quali ben sei d’oro. Protagonista assoluto di questo trionfo è stato il talentuoso Marco Odermatt, che si è messo al collo ben cinque ori, conquistati in discesa libera, superG, combinata alpina, gigante e team event.

L’Italia chiude con una sola medaglia d’argento, strappata dal gardenese Alex Vinatzer nello slalom speciale, dopo aver ottenuto un quarto posto nel gigante. Talento azzurro che sarà presente alle Olimpiadi coreane e che sarà in gara in Val di Fassa il prossimo inverno. In evidenza anche la roveretana Martina Peterlini, quinta nello slalom speciale e protagonista, assieme a Vinatzer, anche nella gara team event, chiusa al quarto posto dagli azzurri.

A sancire la stretta di mano fra i due comitati organizzatori, a Davos, ci ha pensato il project manager della manifestazione ladina, Filippo Bazzanella, presente negli ultimi giorni di gare. «Siamo stati in Svizzera – racconta – per osservare alcuni aspetti organizzativi, c’è sempre da imparare. Devo ammettere che a Davos dal punto di vista tecnico sono stati molto bravi, quindi i nostri collaboratori hanno potuto immagazzinare nozioni importanti in vista del 2019».

Fra i vari incontri va annotato un positivo confronto con i referenti Fis Peter Gerdol e Janez Fleré: «La Val di Fassa la conoscono bene, – continua Bazzanella – perché abbiamo organizzato molte competizioni di Coppa Europa e i test event dello scorso dicembre. Il clima è positivo e c’è molta aspettativa da parte loro, perché dal Trentino ci si attende sempre qualità e organizzazione ai massimi livelli».

Una presenza a singhiozzo del Comitato organizzatore ma produttiva: «Siamo stati diversi giorni a Davos con diversi gruppi, la segreteria che ha seguito l’ufficio gara, la zona accrediti e altri aspetti organizzativi, quindi i referenti del settore controlli e soccorso, i tecnici di pista Cesare Pastore e Marco Costazza e una delegazione del nostro board, rappresentata dal vicepresidente Renzo Minella e dall’assessore al turismo, sport, politiche giovanili, economia, commercio e artigianato del Comun General de Fascia Matteo Iori, che hanno consegnato come ringraziamento ai colleghi di Davos alcuni trofei realizzati in legno di cirmolo dai ragazzi del Liceo Artistico di Pozza di Fassa, istituto che ha allestito nella zona parterre la scultura in ghiaccio raffigurante i simboli dei due Mondiali, svizzero e italiano, oggetto di numerosi scatti da parte di atleti, come lo stesso Marco Odermatt, ma pure da turisti e famiglie che si sono portati a casa una foto ricordo».

È dunque partita ufficialmente la nuova sfida iridata. Siete pronti? «Siamo già proiettati con tutte le energie su questo evento. Benché si tratti di una manifestazione giovanile, dobbiamo affrontare una serie di aspetti organizzativi nuovi e, soprattutto, vogliamo che diventi un Mondiale di qualità dal punto di vista sportivo, ma anche un grande evento nel quale vi sia spazio per il folklore, il Carnevale, la ladinità e l’italianità. Vogliamo lasciare il segno, cercando di creare un’atmosfera di fratellanza e di vicinanza fra le varie delegazioni e vogliamo accreditare la Val di Fassa e il Trentino come sede di eventi di alto livello, pronta ad accogliere nuove sfide dopo il Mondiale, convinti che sarà un successo».


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