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Vezza d’Oglio: primo simposio di scultura del marmo bianco e mostra di Nonelli e Berta

venerdì, 31 luglio 2015

Vezza d’Oglio – Il Primo simposio di scultura in pietra e marmo bianco sta richiamando a Vezza d’Oglio (Brescia) centinaia di persone e i turisti presenti in Valle Camonica si fermano e chiedono informazioni ai sette artisti presenti che stanno realizzando le loro opere. Domenica ci sarà la conclusione e la premiazione.

Parallelamente sono in programma diversi eventi e una delle attrattive è rapprePendici Nonelli e Berta Vezza d'Oglio 1sentata da “Pendici”,mostra personale e sculture in pietra di Edoardo Nonelli e Milena Berta (nella foto sotto a destra) allestita presso la Torre Federici di Vezza d’Oglio.

PRESENTAZIONE DELLE OPERE DI  NONELLI E BERTA

Milena Berta, all’età di 21 anni, affronta il primo blocco di marmo e da quel momento, esso diventerà suo, come riemerso da ricordi primordiali, genera in lei una spinta propulsiva a scolpire.

L’opera Flovioloncellow, che è all’inizio della mostra, è rappresentativa della maturità artistica di Milena, il frutto della tesi di laurea in Arti Visive, icona del simposio e del progetto di valorizzazione della cava del Borom.

Espone in questa occasione sei opere in marmo e pietra: Flow, Alcyone, Basilisk, Valkyrie, Arteria e una serie di tre nodi.

Edoardo Nonelli nasce a Ponte di Legno, in Valle Camonica, inizia a dipingere giovanissimo nel 1968; a quindici anni espone le sue opere per la prima volta. Da alcuni anni si interessa anche di scultura e grafica, realizzando significative opere.

Pendici è il frutto dell’incontro tra la vena artistica di Milena Berta ed Edoardo Nonelli, artisti che si stagliano nel panorama artistico contemporaneo con il proprio vissuto, le proprie diversità di stile e generazionali ma che si incontrano a Vezza d’Oglio, paese di origine di entrambi, per condividere un amore comune: la pietra.

Milena Berta (1988), scultrice vezzese può essere definita la madrina del simposio di scultura del marmo bianco di Vezza d’Oglio, infatti la sua epifania artistica avviene proprio quando entra in contatto con questo materiale.

Quando decide di dedicarsi alla scultura e di iscriversi all’Accademia Santa Giulia di Brescia comincia ad affinare la tecnica e come tutti i giovani artisti sperimenta vari materiali (www.milenaberta.it). L’oggetto visto non ci parla nei modi in cui si offre se viene toccato o sentito.

Ogni senso parla la propria lingua e ci fa accedere al mondo in modi diversi. Per acquisire più coscienza del lavoro, l’esperienza tattile rende profonde le superfici e dà loro consistenza. L’occhio scorre lungo la superficie e così può toccare il volume e la mano lo può vedere.

Il flusso è inteso anche come stato mentale, in cui, mentre si esegue un’attività, ci si ritrova completamente immersi e coinvolti in una sensazione.

Questa concentrazione totale nell’atto di fare, è un’esperienza simile alla metafora del sentirsi trasportati in una corrente d’acqua.

Nel lavoro dai solchi nasce la massa, che esce e fluisce in un’altra.La staticità del blocco di marmo così vien mossa e da un input quasi di casualità si formano un seguirsi di volumi, che acquisiscono valenze diverse in base al punto di osservazione.

In questa mostra espone una serie di cinque sculture intitolata Concerto d’archi, opere dedicate alla musica.

“Edoardo Nonelli guarda all’arte con lo stesso stupore con cui si guarda lo spettacolo di un’immensa montagna che chiude ed apre le vie del cielo. Ne sperimenta le potenzialità con la stessa Primo violinodedizione con cui si percorrono i sentieri che salgono verso la vetta.

Ogni sentiero ha una sua specifica ragione, risponde ad un fine esplorativo, è mezzo di conoscenza, è gioia della scoperta. Così è dei linguaggi artistici”.


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