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Valle Camonica, serata Panathlon con i piloti della Parigi-Dakar e il debutto del nuovo presidente Nezosi

sabato, 27 febbraio 2016

Breno - La Conviviale del Panathlon di febbraio, la prima del nuovo presidente Giocondo Nezosi, ha avuto come protagonisti i piloti e gli appassionati della Parigi-Dakar. Una serata affollata di soci Panathlon e di ospiti con Alessandro Botturi, Giulio Minelli, Giacomo Vismara e Livio Metelli (nelle foto in sequenza) che hanno spiegato al folto pubblico le emozioni e le ‘follie’ di questa avventura che si chiama Parigi-Dakar, prima in Africa del Nord adesso in Sud America. L’idea della Conviviale sui deserti della Parigi-Dakar è nata da un dialogo tra il socio Panathlon Andrea Pizio e Giulio Minelli durante il quale si è scoperto che nel raggio di qualche decina di chilometri tra Val di Scalve e Valcamonica ci sono un sacco di piloti che hanno partecipato alla Dakar.

Tra gli ospiti il primo a prendere la parola è stato Giacomo Vismara che ha spiegato la Dakar dicendo che ‘è una gara particolare, originale, avventurosa. L’idea di parteciparvi è nata nel 1979, ero nel Sahara, ho visto passare i piloti, allora alcuni rimanevano fermi in panne anche 2-3 giorni e l’anno dopo ho deciso di partecipare con Ciro De Petri, quasi allo sbaraglio e l’avventura è andata avanti per 25 anni’. E così i racconti si sono sviluppati ‘con Giulio Minelli abbiamo partecipato con un camion, con Ciro con una Rover e l’importante nei primi anni era arrivare a Dakar, non contava tanto la velocità quanto il conoscere la strada. Si arrivava la sera e spesso si saltavano i pasti, con code infinite per i rifornimenti’.

Poi i relatori hanno spiegato la differenza tra la gara nel Sahara e in Sud America oggi: ‘adesso è diventata quasi una gara sprint, 200-300 chilometri in terreni infami come i letti dei fiumi tra sabbia e roccia per cui sono tanti anche gli incidenti’. Alessandro Botturi, già campione mondiale enduro, ha disputato un’infinità di Dakar: ‘ho vissuto tante emozioni, tante avventure soprattutto in Africa, adesso è una gara velocissima, tappe di 600 o mille km, si passa dai 45° in Argentina alla neve in Bolivia, si dorme in camper. Quest’anno son caduto, ho recuperato, poi ha ceduto il motore, tante ossa rotte e mi sono ritirato perché per la Dakar bisogna essere al top sia fisicamente che psicologicamente’. Uno dei temi cari al Panathlon è il fair paly e Botturi ha voluto proprio sottolineare questo ‘tra i piloti c’è molto fair play, ci aiutiamo reciprocamente, un giorno tocca a me cercare aiuto e il giorno dopo aiuto io un altro pilota nonostante i ritmi e i tempi da rispettare, c’è molta solidarietà’.

E’ stato poi Livio Metelli a parlare della sua esperienza alla Dakar: ‘ho partecipato quest’anno per la prima volta con una KTM 450 e l’obiettivo era arrivare in fondo senza sprecare troppe energie. E’ stata una bellissima esperienza con tante difficoltà tecniche e di percorso, Ho dimostrato che anche un privato può farcela anche se è chiaro che la preparazione per una gara di questo genere dura mesi e c’è già l’idea di partecipare una seconda volta’. Il discorso è poi scivolato sui costi ‘la partecipazione costa molto – la moto circa 32.000 € – e poi ce ne vogliono altri 50mila. Ogni giorno partenza all’alba e poi 10-12 ore in moto e il tutto per 15 giorni con 9500 chilometri da percorrere e vi devo dire che i chilometri più pericolosi sono i trasferimenti con multe anche salate se si superano i limiti imposti dal regolamento’. Tante le difficoltà ’ma sì, tanti giorni non sai più se è sera o è mattina, tutto deve essere programmato al minuto anche le cose più banali’. Dopo aver portato i saluti di Ciro De Petri, la serata ha lasciato lo spazio ai soci con le loro domande alle quali ben volentieri hanno risposto gli esperti. Le curiosità degli ospiti Panathlon avevano come argomento la presenza femminile (‘ci sono un paio di ragazze molto forti e determinate’), i giovani (‘soprattutto adesso c’è un bel gruppo di piloti giovani, ben preparati e assistiti’), i migliori risultati (‘Botturi è giunto ottavo, ma molto dipende dal mezzo che si ha a disposizione’), cosa conta di più per arrivare in fondo (‘serve soprattutto la testa e il fisico, perché davvero massacrante’), la presenza dei disabili (‘ci sono, seguiti passo passo e alcuni anche autonomi, peraltro inseriti nella classifica generale come tutti gli altri), come si partecipa (‘c’è un ranking che prevede una selezione sulla base della partecipazione ad altre gare simili, c’è una pre iscrizione a marzo poi successivamente l’organizzazione stila la lista dei partenti). La serata si è conclusa con i ringraziamenti del presidente Nezosi al socio Andrea Pizio per l’interessante serata, quindi la consegna dei gagliardetti Panathlon agli ospiti.


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