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Valle Camonica: a rischio 4 uffici postali. Contrarie al piano Regione e Provincia di Brescia

lunedì, 2 febbraio 2015

Incudine – Il postino non bussa più. Un vecchio adagio potrebbe diventare realtà in 15 Comuni del Bresciano, di cui quattro della Valle Camonica. Dopo gli scioperi e le proteste dei giorni scorsi c’è grande attesa sul futuro delle Poste in alcuni Comuni della Valle Camonica e del Bresciano. Sono infatti a rischio gli uffici postali di Incudine, Ono San Pietro, Prestine e Piancogno, Provaglio d’Iseo, Desenzano del Garda, Bagolino, Toscolano Maderno, Palazzolo Sull’Oglio, Botticino, Leno, Mazzano, Marcheno, Villa Carcina e Gardone Valtrompia.

Il consigliere regionale Fabio Rolfi (Lega Nord) ha chiesto un’audizione in commissione Attività produttive di Poste Spa e organizzazioni sindacali per valutare la situazione e il piano di accorpamento degli uffici postali. Secondo quanto annunciato da Poste Italiane saranno riorganizzati gli uffici postali e quelli più piccoli saranno accorpati con pesanti ripercussioni sui residenti.

Il presidente della Provincia di Brescia, Pierluigi Mottinelli (Pd), si è detto preoccupato della situazione dei Comuni delle valli del Bresciano: “In caso di soppressione degli uffici, a pagarne le conseguenze saranno i cittadini già disagiati per le criticità che presentano i territori montani nei quali vivono. Penso soprattutto alle categorie più deboli, che, senza un ufficio nel paese in cui abitano, saranno certamente le più penalizzate”. Il presidente della Provincia chiede quindi di rivedere il piano. Regione Lombardia e Provincia di Brescia, oltre naturalmente ai Comuni interessati, potrebbero unire le forze per contrastare la decisione di Poste Italiane.
Il Vicepresidente del Consiglio regionale Fabrizio Cecchetti ha annunciato per la seduta di Consiglio regionale di martedì 3 febbraio la presentazione di una mozione urgente contro il piano delle Poste che prevede la chiusura di uffici e sportelli postali in Lombardia. “Nonostante i forti dubbi e le proteste anche sindacali per le preoccupanti ricadute sull’occupazione che potrebbero esserci – ha detto Cecchetti – pare che le Poste italiane vogliano andare avanti spedite sull’attuazione del progetto di ridimensionamento. A questo punto credo che sia urgente una presa di posizione del parlamento lombardo: chiudere sportelli o limitarne le aperture, soprattutto quando questi uffici sono periferici, vuol dire – ha aggiunto ancora Cecchetti – negare un servizio che è importante e al tempo stesso gettare nel disagio più assoluto le persone più deboli, soprattutto quelle anziane”.

 

 


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