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Tv, rivoluzione in arrivo: cambia il digitale, 40 milioni di televisori da sostituire entro il 2022

venerdì, 3 novembre 2017

Edolo – Le famiglie italiane rischiano di essere costrette a cambiare le loro televisioni, per una spesa media calcolata di 300 euro, per ricevere il segnale del digitale terrestre. Entro il 2022 infatti, secondo la volontà della Commissione Europea, dovranno essere assegnate nuove frequenze televisive per far spazio alla rete 5G. In Italia, con la recente Legge di Bilancio, si è deciso di virare sul formato DVBT-2, basate su un diverso formato, il DVBT-2, con codec HEVC. Che costringerà milioni di consumatori a cambiare televisore o ad acquistare un decoder.

Questo processo scatterà dal 1 gennaio 2020 ed entrerà a regime il 30 giugno del 2022. Questa novità potrebbe portare ad una condizione particolare: le trasmissioni dal 2022 in poi saranno compatibili solo con televisori che saranno venduti da quest’anno in poi.

“Il Governo avrebbe dovuto evitare in tutti i modi di far rivivere alle famiglie italiane l’incubo, economico e organizzativo, che ci fu con lo switch-off dal segnale analogico al digitale, i consumatori hanno già pagato dazio una volta – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – e continuano a pagarlo, dato che ancora ad anni di distanza il segnale del digitale terrestre risulta spesso basso o assente, con intere porzioni del Paese impossibilitate a vedere alcuni canali, siano essi Rai, Mediaset o altri. Ora, con l’imposizione del nuovo formato DVBT-2 e la nuova assegnazione di frequenze c’è il rischio concreto che il “balletto delle televisioni” ricominci, con milioni di famiglie italiane obbligate di nuovo a mettere al mano al portafogli per aggiornare i propri apparecchi televisivi o ad installare un nuovo decoder. Con lo switch-off precedente la spesa media si attestò sui 120-150 euro, oggi la spesa minima per l’acquisto di almeno un televisore e di un decoder risulterebbe di 150 euro, ma ipotizziamo che la media più vicina alla realtà possa essere di circa 300-350 euro. Senza contare eventuali spese per l’assistenza da parte degli antennisti nei condomini e negli impianti centralizzati. Chiediamo pertanto a Governo e Agcom di prevedere soluzioni a basso impatto, come messe in atto nella vicina Francia, dove si è deciso di mantenere l’attuale formato DVBT e di modificare lo standard di trasmissione da Mpeg-2 a Mpeg-4, in modo da consentire alla quasi totalità delle famiglie di non spendere soldi per l’adeguamento delle proprie televisioni. Oppure sarebbe bastato portare il segnale sul satellitare, liberando totalmente la banda ad un costo decisamente inferiore. Gli incentivi attualmente previsti per l’acquisto di nuovi televisori e decoder, pari a circa 25 euro per decoder, non sono sufficienti né dal punto di vista economico né quantitativo, visto che coprirebbero solo 4 milioni di apparecchi. Servirebbero, perlomeno, maggiori incentivi, che permettano ai consumatori di risparmiare almeno la metà delle le spese ipotizzate.”


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